Covatta torna sul palco a Gorno: «Far ridere esorcizza le paure»
Corriere della Sera - Cultura

Covatta torna sul palco a Gorno: «Far ridere esorcizza le paure»

Sabato 6 giugno 2026
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Lo spettacolo «70 - Riassunto delle puntate precedenti» ripercorre temi e personaggi di 40 anni di carriera

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Covatta torna sul palco a Gorno: «Far ridere esorcizza le paure»

di Rosanna Scardi

Lo spettacolo «70 - Riassunto delle puntate precedenti» ripercorre temi e personaggi di 40 anni di carriera

Giobbe Covatta, prima di diventare comico professionista, si occupava di nautica

Alla soglia dei 70 anni di vita e 40 di carriera, Giobbe Covatta festeggia i traguardi proponendo un’abbuffata dei suoi pezzi storici e non, in cui tratta religione, ambiente, donne, terzo mondo, vecchiaia, il tutto condito da un’abbondante dose di ironia. Lo spettacolo «70 - Riassunto delle puntate precedenti» inaugurerà, questa sera, nell’area feste di Gorno, il festival «Arawordbridge» del periodico Araberara. La rassegna è promossa dai Comuni di Clusone, Gorno, Rovetta, Parre e Sovere, con la partecipazione del Comune di Lovere.

Covatta, cosa porterà sul palco?
«Mostrerò il significato del mio mestiere: a distanza di molto tempo, ho capito il valore dello slogan “una risata vi seppellirà”. La mia intenzione è questa, far ridere per esorcizzare le paure».

Quali sono le sue paure?
«Sono quelle che possiedono tutti. Ad esempio, quando si arriva a una certa età, iniziamo a pensare di non essere immortali. Ma ce ne sono infinite altre. Grazie a Dio, il bilancio della mia vita è molto positivo. Ho svolto un mestiere che mi ha permesso di non lavorare mai un giorno: ho fatto ciò che mi andava e che avrei fatto lo stesso anche se non mi avessero pagato».

Prima di intraprendere la carriera di attore, cosa faceva?
«Navigavo per mare. Ero uno skipper, facevo regate. Ho imparato ad andare in barca prima che in bici. Ero molto bravo. Anche oggi, se mi chiedono cosa so fare meglio, rispondo: andare in barca. Per me è un piacere e un divertimento. Ho smesso perché non mi piacevano le gare. E così sono passato dal mare al palco».

Qual è la differenza?
«Non c’è. Le scariche di adrenalina sono uguali, solo che sono distribuite diversamente: sul palco durano un’ora, in mare, se c’è burrasca, tre giorni».

Nel 1990 il trampolino di lancio con il «Maurizio Costanzo Show». Che ricordo ha?
«È stato molto emozionante. Io e Costanzo abbiamo avuto un rapporto strettissimo; per me era zio Maurizio. Ho partecipato a 198 puntate (così mi hanno riferito); dopo il padrone di casa, sono stato quello più presente. Di recente, sono stato alla cerimonia del Premio Maurizio Costanzo destinato alle performance teatrali nelle carceri. Tutti si aspettano che riconosca la popolarità come il dono che mi ha regalato Costanzo. In realtà, non solo: mi ha insegnato un metodo. Quando, dopo la centomilionesima ospitata, gli dissi: “Non so più che raccontare per far ridere il pubblico”. Lui mi suggerì: “Scrivi”. E così, da improvvisatore, sono diventato scrittore».

Nel 2008, dopo «Zelig», l’addio alla tv. Perché?
«Non mi diverte tanto. Prima lavoravo con i miei amici, i Gialappi, Fabio Fazio. Ora quello che vedo non mi piace: meglio il teatro realizzato da persone vive che parlano a vivi; chi ti guarda in tv va a fare pipì, cambia canale. Sostanzialmente cambia l’attenzione, il rapporto tra chi parla e chi ascolta. E ho compiuto la mia scelta».

Alle 20.45. Ingresso gratuito. Prenotazione consigliata su Eventbrite.it oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3487046429.

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