La scommessa danese del centro-sinistra
Samira Nawa, trentottenne, laureata in economia, svolgerà un ruolo rilevante in un esecutivo composto da undici donne e dieci uomini. È un segnale del radicamento del multiculturalismo in un Paese moderno come la Danimarca
La scommessa danese del centro-sinistra
Paolo Lepri | 5 giugno 2026Samira Nawa, trentottenne, laureata in economia, svolgerà un ruolo rilevante in un esecutivo composto da undici donne e dieci uomini. È un segnale del radicamento del multiculturalismo in un Paese moderno come la Danimarca
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«Le ultime 24 ore sono state folli e travolgenti», scrive su Facebook Samira Nawa, con un entusiasmo che dovrà conservare, dopo essere stata nominata ministra del Clima, dell’Energia e dei Servizi pubblici nel nuovo governo (il terzo) di Mette Frederiksen, la socialdemocratica che ha fatto molto parlare di sé per la sua rigorosa politica dell’immigrazione. La scelta di questa musulmana, figlia di afghani fuggiti durante l’invasione sovietica del 1986, è un segnale del radicamento del multiculturalismo in un Paese moderno come la Danimarca. «Sono orgogliosa e grata. Ora inizia il lavoro», aggiunge la deputata social-liberale nel post che la ritrae vestita di bianco, con in mano un mazzo di fiori, dopo l’incontro con Re Federico X nel palazzo di Amalienborg.
Nawa ha sempre rivendicato con orgoglio le sue radici. Trentottenne, laureata in economia, svolgerà un ruolo rilevante in un esecutivo composto da undici donne e dieci uomini, anche se il suo è il partito più piccolo della coalizione (faticosamente costruita in negoziati durati sessantanove giorni) che comprende anche i Socialisti popolari-Green Left e i Moderati. Nelle elezioni del 24 marzo, che hanno prodotto uno scenario frammentato, la premier ha portato i socialdemocratici alla vittoria ottenendo però il peggior risultato (21,3%) in 125 anni. È previsto, ma non scontato, l’appoggio esterno di due formazioni ecologiste e di sinistra, Alleanza rosso-verde e Alternativa. Una svolta, rispetto al precedente governo di centro-destra guidato sempre da Frederiksen.
Il futuro politico della Danimarca non è quindi privo di incognite. Frederiksen può contare solo su 82 voti in Parlamento dei 179 totali. C’è però un chiaro patto di governo (viene naturalmente ribadito lo sforzo per proteggere la Groenlandia dalle mire di Trump) che esclude una tassa sulle grandi fortune (di cui si era parlato in campagna elettorale) e prevede tra l’altro la riduzione dell’Iva sui generi alimentari, le cure dentistiche gratuite per molti cittadini e i trasporti per i giovani. Rimane l’impegno della premier per «la coesione della società» con l’espulsione degli stranieri che delinquono. È soprattutto al rispetto di questo patto che si guarda con interesse, anche lontano da Copenaghen.
5 giugno 2026
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