Rito di passaggio: maturità o semplicemente esame di Stato?
La maturità è diventata una cerimonia formale che conserva il nome e l'apparenza di un esame, ma ha perso la capacità di valutare realmente la preparazione e la maturità degli studenti, riducendosi soprattutto a un meccanismo burocratico di certificazione
Rito di passaggio: maturità o semplicemente esame di Stato?
Giancristiano Desiderio | 5 giugno 2026La maturità è diventata una cerimonia formale che conserva il nome e l'apparenza di un esame, ma ha perso la capacità di valutare realmente la preparazione e la maturità degli studenti, riducendosi soprattutto a un meccanismo burocratico di certificazione
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A giorni — il 18 giugno con la prima prova scritta di Italiano — inizieranno ancora una volta gli esami di maturità. Già si sente nell’aria la frase di Eduardo de Filippo (è il titolo di una commedia) «gli esami non finiscono mai» che è diventato un trito e ritrito luogo comune. In Italia, infatti, gli esami scolastici son finiti da un pezzo e il finto psicodramma nazionale che va in scena ogni anno tra giugno e luglio, che ritorna come le leopardiane «morte stagioni» o come la dannunziana «favola bella che ieri ti illuse, o Ermione» o come uno stanchissimo eterno ritorno dell’uguale che avrebbe fatto sbadigliare anche Friedrich, non ha, ormai, nessun compito da svolgere, nemmeno quello che gli si assegna non avendo nient’altro da riconoscergli: il rito di passaggio.
Mettiamo in luce, tra i tanti, due fattori che fanno dell’esame di maturità una perfetta litote che nega ciò che afferma. Un esame è prima di tutto una prova che non tutti superano, ma qui ci troviamo di fronte a un paradosso: todos caballeros. Sono praticamente tutti promossi — «licenziati» — e così si vanifica il senso stesso della prova che dovrebbe distinguere tra chi è preparato e chi è impreparato. Appunto, todos caballeros e l’esame non è più un esame. Poi c’è l’altra metà della luna: la maturità. È stato proprio l’attuale ministro, Valditara, che ha voluto il ripristino della formula «esame di maturità». Vuol dire che ciò che si accerta è prima di tutto la maturità: dunque, si può essere impreparati ma maturi. Tuttavia, per quanto si giochi con le parole, l’esame di maturità è e rimane un esame di Stato: le commissioni sono delle repubbliche sovrane sparse nelle scuole, i docenti sono commissari ossia pubblici ufficiali. Il risultato è la distribuzione di diplomi dal valore legale, che assorbono e negano il valore culturale, e che servono per le più disparate funzioni pratiche: iscrizioni, assunzioni, burocrazia. Un autentico esame di immaturità nazionale.
5 giugno 2026 ( modifica il 5 giugno 2026 | 21:15)
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