La forbice tra aiuti e debito
Opportunità o rischio? Bruxelles ha concesso maggiore flessibilità per la crisi energetica. Ma questo significa che per l’Italia aumenta il debito
La forbice tra aiuti e debito
Carlo Cottarelli | 5 giugno 2026Opportunità o rischio? Bruxelles ha concesso maggiore flessibilità per la crisi energetica. Ma questo significa che per l’Italia aumenta il debito
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Ma è davvero una bella notizia il fatto che la Commissione europea consenta allo Stato italiano di indebitarsi di più? Già, perché è di questo che si tratta. Non è che la maggiore spesa pubblica sia finanziata da risorse che arrivano dall’Unione. I soldi da spendere dobbiamo andarli a prendere in prestito dai mercati finanziari, in buona parte, peraltro, da famiglie e banche italiane. Ma andiamo passo per passo, rispondendo ad alcune domande.
Cosa ha deciso la Commissione? Ha deciso di appoggiare la nostra richiesta di includere tra le spese pubbliche per cui sarà possibile sfondare i tetti concordati nel 2024 non solo la spesa militare, ma anche quella per la sicurezza energetica.
Che implicazione avrà questo per il deficit pubblico (la differenza tra spesa e entrate)? Senza ulteriori interventi, il governo prevedeva che il deficit sarebbe sceso dal 3,1% del Pil nel 2025 al 2,9% nel 2026 e al 2,8% nel 2027, un aggiustamento a passo di lumaca, ma pur sempre un aggiustamento. La decisione della Commissione comporta che, per le spese energetiche, il deficit potrà essere aumentato dello 0,3% del Pil quest’anno e dello 0,6% nel 2027. A questo però si dovrebbero aggiungere le maggiori spese per la difesa, già «esentate» dai tetti, che ragionevolmente potrebbero essere di (almeno) lo 0,2% nel 2026 e dello 0,4% nel 2027.
Sommando queste spese addizionali, il deficit pubblico, dal 3,1% del Pil l’anno scorso salirebbe a 3,4% nel 2026 e al 3,8% nel 2027, circa 22 miliardi in più rispetto al quadro attuale. Il trend di riduzione del deficit, in corso dal 2021, sarebbe interrotto.
Questa espansione di bilancio è appropriata? Il governo ha motivato la richiesta di flessibilità con la necessità di rispondere alla crisi di Hormuz. Ora, non sono un «talebano di bilancio». Sono il primo a dire che, di fronte a una recessione, occorre rispondere con un aumento della spesa pubblica. Ma siamo sicuri di essere in uno scenario di recessione? Tutte le organizzazioni internazionali e nazionali hanno previsto per ora solo un rallentamento della crescita per il 2026-27, non una recessione. Gli ultimi dati Istat sono migliori del previsto: la crescita del Pil nel primo trimestre, che comprende già un mese post-Hormuz, è stata dello 0,3% (contro lo 0,2% della media Ue). In aprile, l’occupazione è aumentata a passi da record (123 mila unità). Nel frattempo, le negoziazioni per un cessate il fuoco nel Vicino Oriente continuano e i mercati finanziari restano ottimisti sulla risoluzione del conflitto (vedi livelli record delle quotazioni azionarie). In questa situazione appare almeno prematuro riportare il deficit verso il 4% del Pil.
Ma, a parte la necessità di sostenere la crescita, non è appropriato per lo Stato sostenere chi è particolarmente colpito dall’aumento dei prezzi dell’energia? In certa misura sì, ma allora sono necessari interventi più economici e mirati, non sussidi generalizzati (tipo taglio accise) che, fra l’altro, incentivano il consumo di prodotti (i carburanti) che sono diventati più scarsi a livello mondiale.
Non è quindi una buona cosa che la Commissione abbia vincolato la maggiore spesa al rafforzamento della sicurezza energetica? In teoria, sì. Ma è tutto da vedere se questo vincolo sarà rispettato. La spesa dovrebbe essere davvero aggiuntiva rispetto a quello che il governo avrebbe comunque fatto, cosa non facile da verificare. Quindi, nella sostanza, anche se non formalmente, il maggiore spazio concesso potrebbe essere utilizzato per sussidi ai consumi di energia. Vedremo come andrà a finire.
Tutto sommato, visto lo stato dei nostri conti pubblici, non mi sembra ci sia da festeggiare se possiamo aumentare il nostro deficit e indebitarci ancora di più. I soldi pubblici vanno usati per politiche di sostegno quando la necessità è pressante (come per la crisi globale del 2009 o per quella Covid), non quando si teme semplicemente un rallentamento della crescita. Devo ammettere che Meloni e Giorgetti sono stati molto bravi a convincere i «burocrati di Bruxelles» a rispondere positivamente alla richiesta italiana, date le circostanze. Chapeau.
Post scriptum. Quanto detto sull’assenza di motivi per la nostra richiesta di flessibilità non tiene conto di un fattore politico: sarebbe stato proibitivo preparare la legge di Bilancio per il 2027 senza una ventina di miliardi in più da spendere.
5 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Carlo CottarelliLa forbice tra aiuti e debito
Venerdì 5 giugno 2026 di Mauro Crippa E Giuseppe GirgentiIl Papa, Platone e la fatica di capire
Venerdì 5 giugno 2026 di Giancristiano DesiderioRito di passaggio: maturità o semplicemente esame di Stato?
Venerdì 5 giugno 2026 di Paolo LepriLa scommessa danese del centro-sinistra
Venerdì 5 giugno 2026 di Olivia NinottiDal gatto di Schrödinger al telefonino: cosa ci insegna la fisica quantistica sulla nostra umanità
Venerdì 5 giugno 2026 di Massimo GramelliniLa patria non è una clava
Venerdì 5 giugno 2026 LEGGI TUTTIGli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.
Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti