Tredici Paesi in moto per intervistare 58 donne, Rosaria Iazzetta presenta “Geografie del Coraggio”
Corriere della Sera - Cultura

Tredici Paesi in moto per intervistare 58 donne, Rosaria Iazzetta presenta “Geografie del Coraggio”

Venerdì 5 giugno 2026
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Supportata dalla Yahama, ha viaggiato in solitaria dall'Italia al Giappone per 118 giorni raccogliendo storie di attiviste, sportive e giornaliste in lotta per i diritti delle donne

Tredici Paesi in moto per intervistare 58 donne, Rosaria Iazzetta presenta “Geografie del Coraggio”

05 giugno 2026

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Supportata dalla Yahama, ha viaggiato in solitaria dall'Italia al Giappone per 118 giorni raccogliendo storie di attiviste, sportive e giornaliste in lotta per i diritti delle donne

Tredici Paesi in moto per intervistare 58 donne, Rosaria Iazzetta presenta “Geog / Corriere del Mezzogiorno / CorriereTv

(di Luca Marconi) Napoli Nipponica è «un'installazione collettiva» ideata da Valeria Apicella per Visioni Contemporary del Comune di Napoli: il suo Spazio Punto Zero all’ex Lanificio ospita da giorni «una Napoli giapponese dove potete vivere opere in mostra, bere un tè, condividere curiosità e partecipare a workshop e dibattiti».

E all'appuntamento non poteva mancare Rosaria Iazzetta, artista e docente all’Accademia, che il 5 giugno dalle 18 racconterà una immensa esperienza di viaggio in moto dall'Italia al Giappone, presentando il film documentario e il libro “Geografie del Coraggio”: Rosaria ha attraversato in solitaria 13 Paesi, compresi Russia, Kazakistan, Mongolia, Cina e Corea del Sud, visitando 58 città per intervistare altrettante donne - attiviste, sportive, giornaliste - lungo i 14.706 chilometri percorsi col supporto della Yahama Motor Japan.


Dopo aver concluso gli studi accademici e dopo la laurea in Sociologia alla Federico II, Iazzetta è stata la prima artista italiana a vincere una borsa di studio per il Giappone bandita dal ministero degli Esteri e finanziata dal governo Monbusho e la prima a concludere un master alla Tokyo University of the Arts. Dal 2018 è all'Accademia di Napoli da coordinatrice della Scuola di Scultura, dopo oltre 10.000 ore di insegnamento tra l'Accademia di Catanzaro prima, Frosinone poi, ma ha cominciato nel 2002 proprio a Tokyo, all'Istituto Italiano di Cultura di Chiyoda e allo Shinkokurizu Opera City di Shinjuku. Da artista, si è fatta conoscere soprattutto per le opere alle Vele di Scampia, o su Terra dei Fuochi o sulla vastissima umanità dolente dell'area metropolitana di Napoli, sempre con un taglio sociale toccante a tutti gli effetti, perché spinge sui linguaggi più efficaci del marketing per sdoganare messaggi di profonda inadeguatezza e malessere, mettendo chi è ostaggio di cattive abitudini o miti letali - come l'arricchimento istantaneo del camorrista - davanti a uno specchio magniloquente ma per niente lusinghiero.

E quando si è messa in viaggio, ha scelto soprattutto un percorso di incontri, scegliendo le sue donne «in base alla conoscenza dei territori in cui lottano e vivono, per meglio analizzare il senso profondo delle battaglie che portano avanti e per suggestionare le altre che vedranno il film o leggeranno il libro “Geografie del Coraggio”. Documentando le loro vite, possiamo tracciare il difficile cammino tutto sommato comune delle donne fotografandone il vissuto concreto dall'Occidente all'Oriente».

A Napoli Nipponica, faranno compagnia a Iazzetta le artiste Eiko Maekawa, fumettista, che ha realizzato un suo diario di viaggio a Napoli, Vittoria Assembri, che terrà anche una performance sonora il 6 giugno e la performer e artista visiva Valeria Apicella. Iazzetta si affaccia al progetto collettivo «come una figura errante, in viaggio dentro e oltre me stessa, tra donne che intrecciano fili immaginari, raccolgono frammenti di storie come conchiglie sulla spiaggia per tramandare ricordi e visioni e restituire significato alla pratica del momento o a paradisi perduti che così non svaniranno del tutto». Iazzetta definisce il film dalla sua esperienza una «riflessione sui limiti, il coraggio e la trasformazione», il suo è stato soprattutto un «viaggio di consapevolezza».

Cosa ti resta di questo viaggio?

«Quello che mi resta è la possibilità d'essere capaci di superare i propri limiti, molti dei quali crediamo insormontabili ma altrettanti sono robusti soltanto nella nostra testa. Mi resta l’idea che il mondo non è così grande come sembra, le sofferenze e le necessità sono più comuni di quanto possiamo immaginare e resta la sensazione che per quanto le cose possano sembrare diverse da paese a paese, esistono abusi e soprusi che vengono tuttora inflitti alle donne che hanno un unico comune denominatore, il patriarcato. Mi resta, di questo viaggio, la convinzione che una condivisione allargata ci permetta di costruire una lotta più radicata, profonda e duratura, ora sono convinta che se avessimo più opportunità di creare coesioni internazionali faremmo anche prima a combattere determinati sistemi».

Sei andata incontro a tante attiviste, artiste, sportive o giornaliste come Shiori Ito che col best-seller “Black Box” ha raccontato al mondo gli abusi subiti. Senti ancora le donne intervistate?

«Sì, con alcune sono rimaste in contatto, altre invece si sono perse nella nebbia del tempo. Con diverse solo a distanza di qualche anno abbiamo condiviso il documentario. Qualcuna ha avuto modo di vederlo subito. Altre hanno fatto progressi e ci hanno tenuto a farmelo sapere, a raccontarmi che hanno avuto la capacità di far evolvere la loro lotta dai giorni in cui mi hanno descritto i loro problemi».

Che cosa è cambiato in questo tempo?

«Per me è cambiata la percezione della vita stessa. Facendo un’esperienza del genere, in cui probabilmente ho rischiato la vita - penso a Pippa Bacca, che aveva concepito il suo viaggio vestita da sposa e purtroppo quel viaggio si è concluso brutalmente in Turchia - il solo poter immaginare di fare ritorno è qualcosa che ti cambia incredibilmente dentro. Forse non riesco più a stare allo stesso modo in certi posti. Ora penso sempre di poter trovare soluzioni, cioè l'adattamento a situazioni estreme mi ha addestrata a ragionare sempre sulla possibilità che c’è una soluzione. E in generale credo che siano cambiate le geopolitiche del coraggio: io ho fatto questa narrazione corale del coraggio attraverso un gruppo di donne, ma l'espressione della volontà di coraggio è cambiata, sia perché si sono evolute dinamiche politiche e comunicative, sia perché le guerre continuando ad infliggere limiti hanno costretto certe lotte a sperimentare strade diverse, connessioni, ci sono nuove strategie di cooperazione tra le donne. Credo che questo sia cambiato nel tempo e quindi anche la consapevolezza. Certe consapevolezze adesso stanno prendendo piede anche in territori dove mancano ancora principi e diritti di base. Nessuna, per quanta volontà politica le sia imposta, rimane isolata, se non vuole».

Viaggi ancora in moto?

«Questa è una bella domanda perché in qualche modo ho fermato questo
corpo che attraversava storie su una moto e ho messo in piedi un processo
immaginativo un po’ diverso. Sono dovuta scendere dalla moto per
concentrarmi di più sulla scultura. Quindi potrei dire che se in quel 2018 era indispensabile andare per poter creare una forma di relazione, oggi invece è importante fermarmi per realizzare forme di creazione. E questo non sarebbe possibile se io fossi in moto. Ecco, questo credo che sia cambiato».

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