Gianni Solla, nel nuovo romanzo elogio dell'incompiutezza e della «cura». Storia di un vivaio di periferia
Corriere della Sera - Cultura

Gianni Solla, nel nuovo romanzo elogio dell'incompiutezza e della «cura». Storia di un vivaio di periferia

Venerdì 5 giugno 2026
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«La memoria delle foglie», edito da Einaudi, si svolge a Napoli est e racconta il declino e la ripresa di una singolare famiglia

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Gianni Solla, nel nuovo romanzo elogio dell'incompiutezza e della «cura». Storia di un vivaio di periferia

di Mirella Armiero

«La memoria delle foglie», edito da Einaudi, si svolge a Napoli est e racconta il declino e la ripresa di una singolare famiglia

Gianni Solla ha una voce sempre più riconoscibile, una voce che parla al lettore in tono intimo, quasi personale, cosicché è facile rispecchiarsi nella sua scrittura. Tanto più questo accade ne «La memoria delle foglie», il nuovo romanzo da oggi in libreria per Einaudi. Perché, dopo la trama più avventurosa del precedente «Il ladro di quaderni», stavolta lo scrittore napoletano torna a raccontare una storia che si svolge entro il perimetro di un universo familiare. Un perimetro che diventa però instabile a partire dalla improvvisa morte della giovane madre, evento che ridisegna la geografia domestica. La voce narrante è quella di Lorenzo, protagonista spaesato e alla ricerca di un senso o almeno di un posto nel mondo. Lo incontriamo quando i figli sono ormai grandi e lui ha deciso di voltare pagina, allontanandosi dal lavoro che lo portava in giro per l’Italia. Durante tutto il romanzo, Lorenzo è un uomo che varca soglie, che cerca mappe, indicazioni. La prima soglia è quella del vecchio vivaio di famiglia, nell’area di Napoli est, dove viveva da ragazzo e dove si ritrova all’improvviso tornando sui suoi passi giovanili. Ora quel vivaio appartiene a uno scontroso, dolce personaggio, che segnerà non poco il cammino di Lorenzo. Intanto Arianna, sua moglie, non è ancora un ricordo sbiadito, probabilmente non lo sarà mai. Ricercatrice, dedita allo studio della natura, della botanica, Arianna possedeva in tanti casi le certezze che mancano a Lorenzo: «In lei c’era la ricerca del principio. E il principio di ogni cosa erano le radici. Per uno che non aveva nessuna aspirazione come me era impossibile non restarne folgorato. Non volevo lei, volevo essere lei. In fondo non c’è forma di amore più profonda». 

La chiave del romanzo potrebbe essere in una frase di Renato, il nuovo proprietario del vivaio che è anche poeta, di fronte a un muro che sta tirando su con l’aiuto di Lorenzo; a chi gli fa osservare che si tratta solo di una fila di assi, lui replica: «Questa incompiutezza è bellissima. L’aspirazione di questa fila di assi di legno a diventare parete mi commuove». E Lorenzo: «La osserviamo alla luce di quello che ha appena detto. Forse sta parlando di me e di lui. Di due uomini adulti che non sono stati capaci di compiersi e che stanno costruendo qualcosa che probabilmente non vedrà mai nessuno». Ecco, in questa aspirazione a diventare altro da sé, a cercare una strada, a compiersi, c’è il carattere dei personaggi di Solla. Come le piante, le magnifiche orchidee, le sagge agavi o tutte le altre, ciascun individuo in effetti sa cosa è meglio per sé, ma spesso intraprende viaggi tortuosi per arrivare alla soluzione di un problema semplice. Nel vivaio che gli ravviva la memoria dei genitori Lorenzo impara anche l’arte della cura, in maniera semplice, diretta. E per raccontare questa iniziazione Solla utilizza una lingua piana, lineare, efficace. Per esempio quando Lorenzo riflette sull’ampliamento del vivaio immaginato da suo padre e ora finalmente in via di realizzazione: «Vorrei che Roberta e Tommy facessero questo per me ed è il motivo per cui lo sto facendo per Renato: continuare quello che ha iniziato qualcun altro. Anche se a guardarmi indietro non mi sembra di aver fatto molto. Ho lavorato ogni giorno ma non ho mai costruito niente e invece mentre disegno il progetto sento la vita dentro la grafite della matita». Fare un percorso, raggiungere l’obiettivo attraverso la perseveranza: il racconto di Solla ha qualcosa che rimanda alle filosofie orientali, eppure è tutto immerso nella realtà napoletana. A partire dalla periferia orientale dove si cerca di stare a galla e che a tratti può svelarsi non priva di una sua bellezza. «Siamo turisti del declino, andiamo solo nei posti brutti», dice Lorenzo alla sua amica Ester. E lei: «Ci andiamo per renderli belli». Un ragionamento che forse vale per l’intera città, che «mi sembra solo una grande ferita, che i turisti confondono con una festa». Dietro l’apparenza, a voler cercare, ci sono però il dolore, lo sforzo, e quindi, in definitiva, la vita. 

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5 giugno 2026 ( modifica il 5 giugno 2026 | 16:44)

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