La natura degli intrecci, la mostra collettiva a San Martino: «Tradizione e contemporaneità in dialogo»
Corriere della Sera - Cultura

La natura degli intrecci, la mostra collettiva a San Martino: «Tradizione e contemporaneità in dialogo»

Venerdì 5 giugno 2026
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Nelle sale del Museum Ladin Ciastel de Tor, a San Martino in Badia, al via la mostra collettiva Trienala Ladina. Visite fino al 27 settembre

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La natura degli intrecci, la mostra collettiva a San Martino: «Tradizione e contemporaneità in dialogo»

di Silvia M.C. Senette

Nelle sale del Museum Ladin Ciastel de Tor, a San Martino in Badia, al via la mostra collettiva Trienala Ladina. Visite fino al 27 settembre

La musica unisce le persone e supera le barriere geografiche, diventando collante per le popolazioni di montagna e trasformando il canto e il suono in elementi di identità collettiva e condivisa. È questo il tema centrale di «Intreccio Ladino», l’ottava edizione della Trienala Ladina allestita fino al 27 settembre nelle sale del Museum Ladin Ciastel de Tor, a San Martino in Badia. La mostra collettiva rappresenta l’evento principale della stagione culturale estiva, all’interno della quale offre una riflessione concreta, profonda e attuale sul rapporto profondo che lega l’essere umano, l’ambiente alpino, la natura e il senso di comunità.

La mostra

Curata dallo storico dell’arte Andrea Lerda, responsabile del programma di sostenibilità e dei progetti di arte contemporanea al Museo Nazionale della Montagna di Torino, l’esposizione mette a confronto i vincitori di due storici concorsi promossi dal museo con l’obiettivo di mappare e sostenere la creatività del territorio. Da un lato la Trienala Ladina, bando che raccoglie le opere di artiste e artisti residenti nelle cinque valli ladine, nei Grigioni e nel Friuli; dall’altro il concorso per la scultura artistica «Richard Agreiter», dedicato agli autori del Tirolo storico e dei comuni ladini del Bellunese. I nomi in mostra sono stati selezionati tra quaranta aspiranti dalla giuria internazionale di esperti composta da Lisa Trockner, Stefania Pitscheider, Leonie Radine, Willy Verginer, Gabriele Lorenzoni e dallo stesso curatore.

Un racconto visivo e sonoro

«Il percorso espositivo si sviluppa come un racconto visivo e sonoro in cui la tradizione dialoga con le sfide della modernità e la tutela dell’ambiente - spiega Lerda -. L’artista gardenese Arnold Holzknecht, vincitore del “Premio Agreiter”, presenta cinque sculture inedite realizzate con elementi naturali come legno, favi d’api e nidi: strutture organiche che uniscono la storica sapienza della lavorazione del legno locale a una riflessione sulla fragilità e sull’armonia dei nostri ecosistemi, invitando a una maggiore attenzione verso la comunità». La ricerca di relazioni stabili tra le persone si ritrova nell’opera di Barbara Tavella, un’installazione sospesa fatta di fili e membrane che trasmette un’idea di leggerezza, permeabilità e di interconnessione, dove ogni mutamento influenza tutto ciò che sta intorno in un universo in continua trasformazione. «Ernestina Abbühl, artista dell’Engadina, utilizza materiali biodegradabili per una grande installazione dedicata alla memoria acustica e al suono, mostrando come le diversità e le comunità possano convivere e risuonare in perfetta armonia», anticipa il curatore.

Indagine sociale e antropologica

Il paesaggio sonoro diventa indagine sociale e antropologica nel lavoro di Isabell Pitscheider, che mette a confronto i rumori tradizionali della natura e della vita quotidiana, come il vento, il ronzio di un insetto, una filastrocca o il canto di un piccolo coro, con i suoni della modernità digitale e industriale, tra spari, motori e vibrazioni di computer, descrivendo i cambiamenti dell’identità ladina di fronte alle trasformazioni della società. Tobias Tavella sceglie un approccio più ironico e trasforma una comune carriola in un oggetto sonoro che riceve onde radio e reagisce al pubblico. «Dalla sovrapposizione dei suoni nasce un insieme rumoroso e disarmonico che simboleggia il sovraccarico di informazioni a cui siamo sottoposti, ma anche la forza del gioco e della creatività», analizza Lerda. Il duo composto da Fabian Feichter e Youlee Ku lavora invece con gabbie per uccelli, usate come simboli di limite e protezione, unendo natura, vita quotidiana e architettura per riflettere sul legame tra uomo e paesaggio.

Le videoinstallazioni 

A completare la mostra, nella torre del castello, le videoinstallazioni del collettivo Plurale intitolate «Gesto 6» e «Gesto 7». Qui i profili del Sass de Putia, del Sas dla Crusc e di una parte del Gruppo del Sella vengono tradotti in suoni, trasformando simbolicamente le montagne nelle voci di una comunità viva.

5 giugno 2026

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