Non lasciarsi imprigionare dal proprio passato
Smettiamola di fare la parte delle vittime anche quando non lo siamo: la tesi del saggio della psicoterapeuta Sandra Sassaroli, autrice del libro Il trauma non è un destino
Non lasciarsi imprigionare dal proprio passato
di Ferruccio de Bortoli | 5 giugno 2026Smettiamola di fare la parte delle vittime anche quando non lo siamo: la tesi del saggio della psicoterapeuta Sandra Sassaroli, autrice del libro Il trauma non è un destino
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Accade raramente di cogliere, nella semplice presentazione di un libro, una serie così rilevante di regole di buona vita che dovrebbero accompagnarci ogni giorno. Ieri a Milano, alla libreria Aleph, specializzata in pubblicazioni di psicologia, si sono discusse le tesi della psicoterapeuta Sandra Sassaroli, autrice del libro Il trauma non è un destino (Vallardi). La tesi principale del saggio, che ha carattere divulgativo ed è diretto anche al lettore non professionale, è quella di non considerare ogni evento improvviso, un’emozione forte, una rottura della normalità, ogni sfida della vita, un trauma. Smettiamola di fare la parte delle vittime anche quando non lo siamo.
«Non fatevi dire chi siete dal vostro passato. Bisogna saper dare un nome alle emozioni per saperle gestire», scrive Sassaroli. Se tutto è considerato un trauma ci si ammala anche del nulla. Valentina Di Mattei, presidente degli psicologi lombardi, che è stata impegnata ad assistere anche i superstiti di Crans Montana, oltre a parenti e amici delle vittime del rogo di Capodanno, ha raccontato di essere stata invitata in un liceo milanese per parlare del «trauma della crescita». Se la crescita è un trauma allora la nostra società, così iperprotettiva, viene meno a suoi doveri educativi. La libertà è responsabilità. Anche l’eccessiva medicalizzazione delle condizioni psicologiche dell’individuo è sintomo di fragilità sociale.
Spesso ci dimentichiamo che stare insieme agli altri, condividendo i nostri problemi, è già di per sé una cura. Bisogna uscire da questa mitologia del trauma. Imparare a perdonarsi e, soprattutto, a coltivare la saggezza del «lasciar andare». Il libro propone dodici tecniche per non rimuginare troppo su pensieri ossessivi e ricorrenti. Lo scrittore Enrico Regazzoni ha consigliato di mettere provocatoriamente in terapia «l’idea di vecchiaia» per non essere troppo prigionieri del proprio passato. La metafora automobilistica è suggestiva: il parabrezza è più grande dello specchietto retrovisore. Abbiamo troppa paura del futuro. Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina, disse che anche passati i cent’anni si possono avere più progetti che rimpianti.
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