Ritratto affettuoso di Carlin Petrini, il braidese che si pensava langhetto
Ritratto affettuoso di Carlin Petrini, il braidese che si pensava langhetto
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
Carlo Petrini ha lasciato un’eredità che è soprattutto un messaggio: il cibo come relazione, responsabilità, dignità. La sua utopia concreta, buono, pulito e giusto, resta un invito a guardare il mondo con cura. Qualche giorno fa abbiamo usato in un corso, gli asparagi bianchi di Malines (Arca del gusto), le fragole, gli spinaci e le patate del nostro territorio, piccoli gesti che tengono viva una cultura gastronomica fatta di attenzione e memoria. Petrini ci ha insegnato che la rivoluzione è quotidiana, ostinata, gioiosa. Seminare utopia significa raccogliere realtà, oggi tante persone nel mondo hanno capito cos’è stata la rivoluzione (di) slow food. Lei lo ha conosciuto?
Eva Nesi Borra
Adolfo N. Parodi
Bruxelles
Cari lettori,
conoscevo Carlin Petrini da quando ero ragazzino e lui si era inventato l’Arcigola. Era una di quelle intelligenze che negli anni 70 avevano pensato di fare la rivoluzione e poi avevano messo a frutto inventiva e spregiudicatezza intellettuale in campi diversi dalla politica; o forse lui aveva trovato il suo modo di fare politica, di cambiare il mondo, o almeno una parte di mondo. Carlin era furbissimo, nel senso buono della parola, quasi evangelico («siate candidi come colombe e astuti come serpenti»). Lo prendevo un po’ in giro, sorridendo, ogni volta che sospirava, nei discorsi o negli articoli: «Ah, la mia Langa…». Carlin in realtà era di Bra. Come se un calabrese dicesse: «Ah, la mia Sicilia…». (Preciso per evitare denunce per discriminazione territoriale: Bra è un bel posto, ma è un posto diverso da Alba; la Calabria poi è meravigliosa, ma è un posto diverso dalla Sicilia). Per la Langa, e in generale per la cultura alimentare italiana, Petrini ha fatto molto. Lo Slow Food, l’università di Pollenzo, Terra Madre. Aveva questa straordinaria capacità di entrare in sintonia con le persone, fossero il re d’Inghilterra e il Papa. Era capace di amicizie affettuose, l’ho visto a tavola con Antonio Ricci e Moni Ovadia, a ricordare quando da giovani si erano concessi licenze alcoliche vietate dal tempo che passa. Lascerà in tutti noi un bel ricordo, e un esempio di come si possano valorizzare i territori senza stravolgerli, alimentare i miti facendone buon uso.
22 maggio 2026 ( modifica il 22 maggio 2026 | 18:18)
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