Trento e le librerie, una realtà a due facce: Feltrinelli spinge il mercato, ma gli indipendenti faticano contro i colossi
Corriere della Sera - Cultura

Trento e le librerie, una realtà a due facce: Feltrinelli spinge il mercato, ma gli indipendenti faticano contro i colossi

Venerdì 22 maggio 2026
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Secondo i dati Ispat il 56% dei trentini legge almeno un volume all’anno. Zappini (Due punti): «Servono politiche pubbliche di lunga visione altrimenti rimarranno solo i grandi marchi»

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Trento e le librerie, una realtà a due facce: Feltrinelli spinge il mercato, ma gli indipendenti faticano contro i colossi

di Jacopo Strapparava

Secondo i dati Ispat il 56% dei trentini legge almeno un volume all’anno. Zappini (Due punti): «Servono politiche pubbliche di lunga visione altrimenti rimarranno solo i grandi marchi»

Com’è andato il primo giorno alla Feltrinelli? I dati sui libri venduti sono top secret, ma l’entusiasmo è palpabile. «Come a Natale!», dicono le commesse, gentilissime, nelle loro casacchine rosse. Ancora ieri mattina, a due giorni dall’inaugurazione, nel nuovo punto vendita di santa Maria Maggiore — 300 metri quadrati, 25 mila titoli tra narrativa, saggistica e fumetti — il via vai era notevole. Curiosi. Librofili. Appassionati. Gente venuta a buttare un occhio. Gente attratta dalla novità. La Feltrinelli di Trento è uguale a tutte le Feltrinelli del mondo. Scaffali ben organizzati. I libri in lingue straniere. In bella vista: Kolchoz di Emmanuel Carrère, fresco di stampa, il volume più venduto d’Italia. In un angolo, altaretto votivo con l’opera omnia di Irvine Welsh, autore di Trainspotting, ospite d’onore la sera dell’apertura. Alle pareti, incorniciate, le copertine dei libri che hanno segnato l’epopea della casa editrice, da Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, rifiutato da Mondadori e Einaudi, e Il dottor Živago di Pasternak, che Feltrinelli fece uscire in maniera rocambolesca dalla Russia sovietica. Una grande foto di Inge e Giangiacomo, ritratti nell’atto di leggere nella villa di Gargnano, sul Garda, nel fatidico 1968. Una signora, entrando, ha detto: «Io ho studiato a Padova, e la Feltrinelli era la mia seconda casa».

Grandi marchi e piccole boutique

Erano trent’anni che il colosso dei libri cercava di aprire a Trento. Piazza appetibile, visto che, da dati Ispat, il 56% dei trentini ha letto almeno un libro all’anno e, ogni cento lettori, 19 leggono almeno un libro al mese. Città non troppo grande, non troppo piccola, tanti universitari, buoni flussi turistici. Voci di corridoio assicurano che avessero buttato l’occhio su un negozio sfitto di via Suffragio per poi sistemarsi nel vecchio negozio di scarpe di piazza santa Maria Maggiore. Ma la notizia, che ha reso felici i feltrinelliani trentini, ha creato un bel sommovimento nel piccolo mercato delle librerie cittadine. Un mercato non semplicissimo che, superata la paura che l’ebook uccidesse il libro di carta, si ritrova comunque alle prese con e-commerce, caro-affitti, caro-energia. E, soprattutto, con una concorrenza agguerritissima. In centro a Trento — speriamo di non dimenticare nessuno — le librerie sono ormai dodici. Papiro. Giunti. Mondadori. Feltrinelli. Ubik. Ancora. Viaggeria. Libroteka. Utopia. Atelier Benigni. Due Punti. Rileggo. Senza contare l’Isola di Arturo, di Arturo Osti, «libreria senza pareti». Senza contare il tendone dei libri di piazza Duomo, gestito dai librai cittadini, smontato e rimontato a ogni festival.

Chi non ce l'ha fatta

È certo che Michl Ebner, che nel 2018 ha rilevato il giornale l’Adige, ha tentato di comprare pure l’Ancora per aprirci un’Athesia (sono entrati in trattativa, ma i pavoniani non gliel’hanno venduta). Prima di Natale ha chiuso la Seggiolina Blu di via san Martino, specializzata in libri per bambini. E il 31 dicembre ha abbassato la serranda dell’Einaudi di piazza Mostra: Mauro Campadelli, bocconiano, figlio di Bruno, altro storico libraio trentino, ha detto addio a Trento e si è trasferito nelle Marche a fare l’agricoltore. In questi giorni, anonimamente, qualcuno non trattiene qualche borbottio nei confronti del sindaco Ianeselli — cui non pareva vero che arrivasse un marchio pop, chic e di sinistra a gentrificargli la piazza dello spaccio — che ha tirato la volata ai nuovi arrivati. «Le vendite sono sostanzialmente stabili: non è vero che la gente non legge più», spiega Mario Serafini, 72 anni, da un quarto di secolo alla Ubik di corso 3 novembre. «A soffrire sono le indipendenti». Il solito discorso delle economie di scala.

Chi resiste

«Noi siamo specializzati in viaggi e montagne», spiega Corrado Furlani, 49 anni, della Viaggeria di via san Vigilio, mentre consiglia a una signora una guida turistica. «Certo oggi, con gli schermi, siamo molto distratti, molto meno attenti. Internet, i social, i telefoni richiedono un tipo di attenzione diversa a quella di un libro». «Un libraio non può che essere felice se apre una libreria», conclude Federico Zappini, della Due punti di via San Martino. «Il problema è il mercato. Da un lato, in Italia si stampano ogni anno 60 mila libri, la maggior parte dei quali vende pochissimo. Dall’altro, c’è una fortissima concentrazione di potere: i colossi che gestiscono pubblicazione, distribuzione e promozione possono permettersi margini più ridotti». La sua è una piccola libreria indipendente, con spalle più strette rispetto a una Feltrinelli. «Servirebbero politiche pubbliche di lunga visione. Altrimenti, tra qualche anno, da dodici librerie ce ne ritroveremo solo sei. E a rimanere saranno solo i colossi».

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