Il film della settimana: «Amarga Navidad», dove vederlo a Firenze e la recensione
Corriere della Sera - Cultura

Il film della settimana: «Amarga Navidad», dove vederlo a Firenze e la recensione

Venerdì 22 maggio 2026
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In sala il nuovo film che Pedro Almodovar ha appena presentato al Festival di Cannes, dove è in concorso per la Palma d’Oro

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Il film della settimana: «Amarga Navidad», dove vederlo a Firenze e la recensione

di Marco Luceri

In sala il nuovo film che Pedro Almodovar ha appena presentato al Festival di Cannes, dove è in concorso per la Palma d’Oro

E’ forse al precedente Dolor y Gloria che dobbiamo guardare per accostarsi a questo nuovo, altrettanto dolente (già dal titolo) Amarga Navidad, il nuovo film che Pedro Almodovar ha appena presentato al Festival di Cannes, dove è in concorso per la Palma d’Oro. Perché i due film in fondo, a distanza di anni, si parlano, si scrutano e trovano nel cinema e nell'autoricerca di sé una forma di (possibile) esorcismo, proprio come succede alle due storie che si alternano in quest’ultima opera del maestro spagnolo.

La prima ha per protagonista Elsa, una regista di spot pubblicitari, ed è ambientata nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge invece oggi, nel 2026, ed è incentrata su Raúl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. 

Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raúl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a una lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raúl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente.

C’è molto dell’universo almodovariano in Amarga Navidad: i legami amorosi (sempre spezzati, come gli abbracci), il senso incombente e fatale della morte, il lato oscuro dell’esistenza nascosto appena dai colori caldi che brillano sulla superficie delle cose, il movimento perenne di chi non si sente mai abbastanza riconciliato, l’enigma della creazione così simile a quello dell’esistenza, la memoria che soffia sulla pelle e non riappacifica nulla. Ma come succede ormai sempre più spesso negli ultimi film di Almodovar, tutto è ammantato da un tono funereo, quasi claustrofobico, come se il regista guardasse al suo stesso mondo come a un fantasma che appare tra chi crea e ciò che viene creato. 

Una sorta di scatola cinese, fatta di lutti e slanci, dove però la dimensione del dolore, quasi ineluttabile, prende il sopravvento. Lasciandoci con un dolce senso di amarezza.


Regia: Pedro Almodovar; Interpreti: Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sanchez-Gjion, Victoria Luengo; Sceneggiatura: Pedro Almodovar; Fotografia: Pau Esteve Birba; Musiche: Alberto Iglesias; Montaggio: Teresa Font; Scenografia: Antxon Gomez; Distribuzione: Warner Bros. Spagna 2026, 111’.

A Firenze è in queste sale: Adriano, Fiorella, Portico, Principe.

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22 maggio 2026

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