Enzo Gragnaniello: io e Pino Daniele compagni scuola e di «botte»
Corriere della Sera - Cultura

Enzo Gragnaniello: io e Pino Daniele compagni scuola e di «botte»

Venerdì 22 maggio 2026
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Foto di classe, i due insieme tra i banchi: quattro bocciature (solo per la condotta) e lui ando avanti con gli studi

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Enzo Gragnaniello: io e Pino Daniele compagni scuola e di «botte»

di Vincenza Alfano

Foto di classe, i due insieme tra i banchi: quattro bocciature (solo per la condotta) e lui ando avanti con gli studi

Secondo appuntamento con «Foto di classe». La rubrica che racconta la scuola e la sua importanza per chi ce l’ha fatta e chi è rimasto indietro. Per chi ricorda un maestro che ha dato un indirizzo al suo futuro. Per chi ricorda una compagna, un compagno speciale con cui ha attraversato un pezzo di vita. Nella foto, la quarta elementare della scuola Oberdan, di via Carrozzieri alla Posta. Il bambino dai capelli folti e neri e lo sguardo sveglio è Enzo Gragnaniello. Il quartiere è in pieno centro tra l’ufficio della Posta Centrale e piazza Giovanni Bovio: da un lato la city con i suoi uffici e la Borsa, dietro i maestosi palazzi del Risanamento, i vicoli, gli edifici fatiscenti, i bambini che giocano per strada. Stridenti contrasti di una città che ama contraddirsi e alterna splendore a miseria. Sono passati più di quarant’anni e poco è cambiato da allora.

Come era quel bambino nella foto?
«Ero un bambino anarchico. A volte me ne andavo a dormire nell’auto costringendo mia madre a venirmi a cercare di notte. Ho sempre giocato a pallone nella piazzetta di Sedile di Porto. C’era questo conflitto tra vico Cerillo dove abitavo e palazzo Ammendola e, quando andavamo a giocare dietro la parrocchia di Sant’Onofrio dei vecchi, per noi era come andare in trasferta». 

Anche la pagella era anarchica?
«Ho ripetuto la quarta elementare quattro volte perché ero indisciplinato».

Il Gragnaniello attuale non sembra così anarchico.
«Adesso sono molto contemplativo».

Che ruolo ha avuto la scuola nella scoperta della sua vocazione per la musica?
«Già in quarta elementare mi piaceva moltissimo ascoltare musica, lavoravo in un bar che aveva accanto un night e sono cresciuto con la musica».

Mi sembra superfluo chiederle se ha mai avuto una nota in condotta, ma mi piacerebbe conoscere un aneddoto, qualcosa di grosso che ha fatto a scuola.
«Innanzitutto, facevo molti filoni. Spesso durante la lezione uscivo e con la scusa di andare in bagno me ne andavo nel giardino, mi nascondevo, facevo di tutto per non tornare in classe. Ero davvero terribile».

C’è un compagno di classe che è diventato un amico speciale?
«Ero in classe con Pino Daniele. Siamo subito diventati amici».

Un ricordo divertente?
«Quando facevo la lotta con i compagni di classe. Pino Daniele era il mio collaboratore: io atterravo un bambino e lui si sedeva sopra».

Anche Pino Daniele era terribile come lei?
«Un po’ meno, ma ci eravamo messi d’accordo: lui aveva proprio questo compito specifico». 

Quindi dalla stessa classe sono usciti due musicisti importanti. È stato merito di qualche maestro?
«No. È stato un caso». 

Ma vi siete separati dopo la bocciatura?
«Lui è andato avanti e ha frequentato anche la scuola superiore, mentre io mi sono fermato dopo aver finito la quinta con l’aiuto di un maestro molto buono».

Ha un bel ricordo di questo insegnante: le diede un semplice lasciapassare o trovò la chiave per convincerla a studiare?
«Ma io in fondo ero bravo, mi rovinava il comportamento, nel frattempo ero cresciuto e, trovandomi in una classe con bambini molto piccoli, mi moderai». 

Pino Daniele che studente era?
«Sicuramente più bravo di me».

Ma in seguito, quando siete diventati due musicisti affermati, vi siete frequentati?
«Non ci siamo mai persi, ma abbiamo percorso strade diverse. Io avevo un gruppo, che si chiamava “Banchi Nuovi”, più politicizzato, il successo non mi interessava, lo consideravo un modo borghese di fare musica. Per me la musica era uno strumento per lottare, fino a quando non fui scoperto da un produttore, che poi era lo stesso di Pino Daniele, e mi fece la proposta di fare un disco. Fino a quel momento non ci avevo mai pensato, non credevo sarei entrato nel mondo dello spettacolo».

Poi però ci è entrato. Noi la conosciamo per i suoi successi discografici.
«Certo. Ho vinto quattro volte il Premio Tenco, ho scritto canzoni per Mia Martini, Murolo, Celentano, Bocelli. Sono stato a Sanremo con Ornella Vanoni».

Attualmente sta lavorando a qualche progetto?
«Ho appena finito con Marisa Laurito la tournée dello spettacolo “Amore rivoluzionario” che nasce da una mia idea: l’amore come unica vera rivoluzione. Un discorso poetico. Ora sto preparando delle ballate, sono dei racconti molto essenziali.Politico quindi, ma anche poetico “La mia idea di politica era stare vicino agli ultimi, dare loro una voce attraverso la musica. La poesia è un dono: l’inesprimibile non si pensa con la testa. Bisogna avere una certa sensibilità che io ho espresso nella mie canzoni di successo. Comunque, sono rimasto fedele alle mie idee: continuo a fare una vita riservata artisticamente, faccio i miei concerti e le mie tournée, ma non mi espongo troppo».

Di quei compagni nella foto c’è qualcuno che ancora frequenta o vi siete persi tutti?
«Ho mantenuto un rapporto di amicizia con Pino fino alla sua morte. Ci sentivamo la sera, spesso trascorrevamo i fine settimana a casa sua in Toscana con mia moglie e la sua compagna. Ci volevamo bene veramente, lui si confidava con me e ci stimavamo tantissimo».

Ha fatto in tempo a salutarlo?
«La settimana prima che morisse ci eravamo visti a casa sua a Roma. Lui si spostava spesso tra Roma e la Toscana dove poi si è sentito male. Il medico gli aveva detto di non sforzarsi, ma lui aveva la musica talmente nel sangue che non si faceva fermare da nessuno».

C’è qualcosa che vorrebbe dire a quel professore che le ha permesso di finire la scuola dopo le quattro bocciature?
«Vorrei dirgli grazie per avermi capito».

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