Giuli, pace fredda del ministro con Buttafuoco sulla Biennale: «Noi abbiamo la coscienza a posto»
La visita al Padiglione Italia e il rilancio su Palazzo Labia: possibile negoziato con la Rai
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Giuli, pace fredda del ministro con Buttafuoco sulla Biennale: «Noi abbiamo la coscienza a posto»
di Sara D'AscenzoLa visita al Padiglione Italia e il rilancio su Palazzo Labia: possibile negoziato con la Rai
«L’amico Pietrangelo non è mai venuto meno». E però, parafrasando Aristotele e Platone, «Pietrangelo mi è amico, ma maggior amica è la verità che rappresento come ministro». Pace fatta? «Ovvio». Pace fatta, sì, ma a modo loro, verrebbe da dire, dopo la visita lampo del ministro Alessandro Giuli al Padiglione Italia giovedì mattina, necessaria a ricucire un’immagine offuscata da oltre due mesi di baruffe a distanza, richieste di carte bollate, dossier, culminati nell’assenza del titolare del MiC all’inaugurazione del Padiglione commissionato e finanziato dal suo stesso ministero per far pesare il profondo dissenso nei confronti della presenza della Russia alla 61esima Biennale d’Arte.
La disponibilità
Una calata in laguna, quella di Giuli, servita a scattare la foto ricordo del ministro e del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco di nuovo insieme dopo il lontanissimo 4 marzo, quando, proprio a Venezia, gli amici di una vita si erano visti alla mostra sugli Etruschi a Palazzo Ducale. Ma servita anche per dire qualcosa che sembra molto concreto su Palazzo Labia, la sede della Rai a Venezia messa in vendita dalla società di Viale Mazzini (la manifestazione d’interesse scade oggi): «Confermo con molta forza la nostra ferma intenzione di valorizzare per quanto sarà nelle nostre possibilità Palazzo Labia. Come ministero della Cultura ho manifestato la totale disponibilità affinché un palazzo di tale rilevanza storica possa restare nella disponibilità del pubblico. E di mettermi a disposizione della Rai, dei cittadini e di Venezia a contribuire al massimo perché il luogo venga valorizzato, preservato e mantenuto nelle disponibilità della cittadinanza». Come dire che potrebbe partire una trattativa d’acquisto del Palazzo, alla cui visione Giuli è stato scortato da Raffaele Speranzon, senatore veneziano di Fratelli d’Italia secondo il quale «particolarmente importante è il forte interesse espresso dal ministro affinché Palazzo Labia possa mantenere la propria natura e proprietà pubblica, garantendo al tempo stesso una maggiore fruizione da parte dei veneziani e dei visitatori che ogni anno vengono ad ammirare le meraviglie della nostra città».
Le aspettative
E se la visita a Palazzo Labia fa sperare i giornalisti della sede Rai di Venezia, che hanno consegnato a Giuli un promemoria sul Palazzo settecentesco, è quella alla Biennale, in fondo all’Arsenale, tra le statue materiche di Chiara Camoni, che catalizza l’attenzione mediatica, con una folla di giornalisti e telecamere in attesa di una parola dal ministro. Non da Buttafuoco, che alla fine della visita sgattaiola a Ca’ Giustinian evitando accuratamente la stampa: «Ci tenevo moltissimo a visitare il Padiglione Italia - ha detto il ministro all’uscita - è molto al di là delle aspettative per l’energia e la vitalità che trasmette questo meraviglioso padiglione. Il messaggio che arriva dalla Biennale Arte è la libertà, la bellezza, la cura della funzione sociale delle arti al di là di qualsiasi polemica. La mia presenza è un segnale dovuto al Padiglione Italia, ma anche un segnale di sopraggiunta tranquillità, testimonia che ci lasciamo alle spalle ogni polemica. È un segnale di amore per Venezia, che non era mai venuto meno. E un grande segnale d’amore per la Biennale, qualunque cosa sia accaduta: per la sua storia e per tutto ciò che esprime insieme con il ministero».
Ma i due restano su due posizioni diverse, come Giuli ha poi ribadito ieri da Trento: «Alla fine io sapevo in partenza che si sarebbe arrivati all’apertura del padiglione russo, perché quando c’è un anno di tempo per organizzare e tu sei una nazione di scacchisti come la Russia, hai già previsto tutte le mosse. Dopodiché noi dobbiamo avere la coscienza a posto e dobbiamo rispettare al tempo stesso la Biennale. E dobbiamo riconoscere a Buttafuoco di essere una persona eccezionale, alla Biennale di essere la Biennale, e a Venezia bisogna far capire che non c’è stato neanche mezzo pensiero che mettesse in discussione l’amore che il Ministero della Cultura e il governo nutrono nei confronti di Venezia». E Buttafuoco? Per lui parla un comunicato della Biennale che si augura che le opere della Camoni «o una sua parte significativa, possa trovare una collocazione definitiva al termine dell’Esposizione, affinché il lavoro continui a vivere oltre il tempo della mostra e possa essere restituito stabilmente alla collettività». Fine delle polemiche? L’ultima parola ce l’ha l’Europa, con quei 2,3 milioni di finanziamento per la Biennale tenuti ancora gelidamente sospesi.
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22 maggio 2026
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Il ministro Giuli alla Biennale di Venezia dopo le polemiche: «La mia visita segnale di tranquillità. Ho visto Buttafuoco, è andata benissimo»
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