In dialogo ideale con Vico alla Fondazione Croce
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In dialogo ideale con Vico alla Fondazione Croce

Giovedì 21 maggio 2026
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Cutinelli Rendina: «Siamo tutti Machiavelli»

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In dialogo ideale con Vico alla Fondazione Croce

di Giancristiano Desiderio

Cutinelli Rendina: «Siamo tutti Machiavelli»

Dai concetti agli autori. Quasi disegnando animatamente l’Enciclopedia crociana prossima ventura che è un parto ideale della Fondazione Biblioteca Benedetto Croce guidata con sensibilità e fascino da Benedetta Craveri. Furono Roberto Esposito e Domenico Conte a inaugurare il viaggio verso l’Enciclopedia con le parole-chiave di Libertà ed Europa. Invece, Emanuele Cutinelli-Rendina e Gennaro Carillo, nella Sala Rari della Biblioteca Nazionale, si soffermano domani (dalle 16, modera Francesco Palmieri) su Niccolò Machiavelli e Giambattista Vico. 

Il primo, il segretario fiorentino, è forse l’autore più interpretato e più controverso del pensiero moderno: c’è chi vede in lui un diavolo e chi il padre del pluralismo. Il secondo, con La scienza nuova , è l’anticipatore di una miriade di nuove discipline, dalla storia all’estetica, dalla linguistica all’antropologia. «L’Enciclopedia è un’idea – dice Carillo – che è nata in seno alla Fondazione Croce e che, data la peculiarità e profondità della filosofia di Croce, non ha alcuna pretesa di esaustività, altrimenti ci si vota allo scacco. Vuole essere, proprio come accaduto con i casi di Machiavelli e di Bruno, uno strumento di conoscenza che induca alla lettura di un classico del pensiero. Da qui anche l’idea di fare degli incontri tematici su autori che sono fonti del pensiero di Croce che in Croce sono diventati carne e sangue del suo pensiero».

Già, ma – e lo chiediamo a Cutinelli-Rendina che ne è uno dei maggiori studiosi: chi è Machiavelli? «Per un verso è un tipico uomo del Rinascimento che inizia a riflettere a partire dalla sua attività pratica. Da uomo rinascimentale è lettore di classici che gli danno un’intuizione della vita abbastanza in contrasto il cristianesimo. Un caso accidentale della vita fa di lui uno scrittore politico. Estromesso dalla cancelleria fiorentina mette su carta l’esperienza di diplomatico a contatto con le corti europee nel momento in cui si stavano costituendo i grandi Stati europei, mentre in Italia c’erano i principati opulenti ma fragili militarmente. Dunque le sue opere politiche nascono dopo i 40 anni e sono un manifesto per l’azione».
Machiavelli è nostro contemporaneo? «È una conquista: dobbiamo renderlo a noi contemporaneo perché se non si passa attraverso Machiavelli la politica è equivocata, ideologizzata. Senza di lui non ci si avvicina alla politica in modo “scientifico”. A mezzo millennio di distanza è ancora un antidoto alle visioni totalizzanti della vita e della stessa politica. Siamo tutti Machiavelli o dobbiamo esserlo».

Croce vedeva in lui il padre del concetto di politica distinta dalla morale, mentre Isaiah Berlin ne dà una lettura diversa. «Per Croce Machiavelli è la coscienza dell’autonomia della politica nei confronti della morale. Una cosa che fa soffrire perché fa capire che la politica ha le sue leggi che non possono essere ignorate. Machiavelli secondo Croce è un’anima tragica che soffre nel riconoscere questa distinzione. Per Berlin Machiavelli è un pagano, una mentalità precristiana e la politica è l’unica etica possibile. Non c’è scarto tra politica e morale».

Il capitolo 25 de Il principe con la Virtù e la Fortuna, che ci danno la condizione umana, è un antidoto al totalitarismo? «Sì», conclude Cutinelli-Rendina, «Machiavelli non crede a coloro che hanno la chiave per chiudere la storia perché nelle ombre del presente qualcosa sempre sorge imprevista. Siamo nella condizione umana che è soggetta al tempo e la politica consiste nella capacità di antivedere ciò che il tempo ci porta. Dare un fine alla storia social-comunistico o di altro tipo vuol dire creare un dominatore totalitario. In Machiavelli, invece, la libertà dell’individuo è garantita dalla imprevedibilità della storia. Così in Croce».

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