Isola Bella, cosa vedere nel gioiello del Lago Maggiore: la Galleria degli Arazzi, il Teatro di Ercole e la grande quadreria
Corriere della Sera - Cultura

Isola Bella, cosa vedere nel gioiello del Lago Maggiore: la Galleria degli Arazzi, il Teatro di Ercole e la grande quadreria

Giovedì 21 maggio 2026
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Al centro del Lago Maggiore c’è la più sorprendente delle isole Borromee. Un fascino che «risiede nell’armonia fra natura, architettura, collezionismo e paesaggio, quattro secoli dopo la visione di Vitaliano VI Borromeo»

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Isola Bella, cosa vedere nel gioiello del Lago Maggiore: la Galleria degli Arazzi, il Teatro di Ercole e la grande quadreria

di Paola Stroppiana

Al centro del Lago Maggiore c’è la più sorprendente delle isole Borromee. Un fascino che «risiede nell’armonia fra natura, architettura, collezionismo e paesaggio, quattro secoli dopo la visione di Vitaliano VI Borromeo»

Goethe e Stendhal ne rimasero stregati. No, non è una musa letteraria, è l’Isola Bella, la più sorprendente delle isole Borromee. Una roccia incastonata nell’acqua azzurra, un palazzo sontuoso, un giardino botanico, terrazzamenti eleganti. Al centro del Lago Maggiore, tra le sorelle Isola Madre e Isola dei Pescatori, l’Isola Bella appare ancora oggi come una mirabile invenzione dell’ingegno umano, esaltata da un contesto naturale incantevole. Vista dal lago, l’isola assume l’aspetto di un grande vascello barocco. La prua è rivolta verso nord, dove il corpo monumentale del palazzo domina il piccolo borgo; verso sud la celebre piramide architettonica degrada scenograficamente verso la riva.

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Isola Bella: la storia

Tutto qui nasce dalla lunga vicenda costruttiva avviata nel Seicento dalla famiglia Borromeo. Se Carlo III fu il primo a immaginare una residenza di delizie sull’isola — ribattezzata Isabella in onore della moglie Isabella d’Adda, nome poi contratto nell’attuale Isola Bella — sarà il figlio Vitaliano VI Borromeo a trasformare quell’intuizione in un progetto monumentale di respiro europeo. Fra il 1650 e il 1690 Vitaliano VI, sostenuto dal fratello cardinale Giberto III, imprime all’isola il suo carattere definitivo: architetti come Francesco Castelli e Andrea Biffi, stuccatori, pittori, ebanisti e specialisti di paesaggio lavorano simultaneamente alla costruzione di un luogo in cui ogni ambiente dialoga con il giardino e con il lago.

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    Cosa vedere sull'Isola Bella

    Nascono così la Galleria degli Arazzi, le sale delle grotte, il Teatro di Ercole, gli appartamenti di rappresentanza e la grande quadreria, oggi nota come Galleria Berthier. Lo scopo era chiaro: trasformare l’isola in una perfetta macchina scenica barocca, costruita per stupire il visitatore. Non sorprende che l’isola, pur essendo aperta soltanto da marzo a novembre, attiri ogni anno oltre 550.000 visitatori, il 60% proveniente dall’estero. Un flusso continuo che conferma quanto questo luogo, celebrato nei secoli da scrittori, artisti e viaggiatori del Grand Tour, conservi intatto un indiscusso potere attrattivo.

    Le collezioni: intervista alla curatrice

    A guidarci nella visita delle collezioni è Serena Sogno, curatrice delle collezioni d’arte di Terre Borromeo (Isola Bella, Isola Madre, Rocca di Angera, Parco Pallavicino, Parco del Mottarone e Castelli di Cannero, ndr.): da oltre venticinque anni studia e custodisce il patrimonio artistico, un impegno che richiede il coordinamento di una squadra di restauratori, giardinieri, tecnici che si occupano del palazzo e degli spazi esterni.

    Dottoressa Sogno, quanto è importante leggere l’Isola Bella come un unico grande progetto?
    «È fondamentale. Vitaliano VI Borromeo concepisce l’isola come un organismo coerente, dove architettura, giardino e collezioni dialogano continuamente. L’esperienza doveva essere immersiva, in una visione davvero anticipatrice del senso che viene dato oggi a questo termine: il visitatore passava dai paesaggi del lago ai giardini terrazzati, e ritrovava poi all’interno del palazzo una trasfigurazione della natura grazie ad artifici che includevano specchi, madreperle, imitazioni pittoriche».

    Fra le opere che meglio restituiscono questo continuo dialogo fra natura reale e natura artificiale vi sono i dipinti floreali su pietra.
    «È un nucleo importantissimo delle collezioni. Si tratta di dipinti realizzati su supporti molto ricercati — lavagna, ardesia, alabastro — e raffigurano fiori recisi raccolti in mazzi, trattenuti da nastri dipinti. Vitaliano VI nutriva una vera passione per queste opere; le composizioni floreali, eseguite da Giovanni Saglier e da altri specialisti lombardi nella seconda metà del Seicento, si dispiegano ancora oggi fra la Sala del Trono, la Sala della Regina e numerosi arredi storici del palazzo».

    La Galleria degli Arazzi rappresenta uno degli ambienti più spettacolari del percorso di visita.
    «La Galleria rappresentava idealmente il collegamento fra il palazzo e il giardino. I sei monumentali arazzi fiamminghi del XVI secolo, tessuti in lana e seta con fili d’oro e d’argento, colpiscono per la straordinaria qualità tecnica e narrativa. Verosimilmente già nelle prestigiose collezioni del cardinale Carlo di Guisa, passarono poi tra i beni del cardinale Mazzarino e successivamente in quelli della famiglia Grillo di Genova, prima di entrare nelle raccolte Borromeo nel 1767».

    Nella Sala della Musica si conserva uno degli oggetti più preziosi del palazzo: il clavicembalo “levator di cassa”. Quali elementi lo rendono così speciale?
    «È uno strumento straordinario, del quale conosciamo persino la data di completamento, il 16 agosto 1692. Appartiene alla tipologia dei clavicembali “levator di cassa”, molto amata dalla scuola italiana: il cembalo era custodito dentro una cassa esterna decorata come un mobile di rappresentanza. Dopo un accurato restauro conservativo è stato possibile restituire piena leggibilità tanto allo strumento quanto ai suoi apparati ornamentali».

    Il cuore delle raccolte resta però la Galleria Berthier, riaperta al pubblico nel 2008 dopo un lungo intervento di restauro. Perché “Berthier”?

    «La galleria nei secoli ha avuto diversi nomi, ma a partire dalla fine dell’Ottocento iniziò a essere così definita in ricordo del soggiorno del generale francese Louis-Alexandre Berthier, giunto qui al seguito di Napoleone Bonaparte e della moglie Joséphine. Dormì proprio nell’alcova della galleria, e quel soggiorno lasciò un ricordo tale da dare in seguito il nome all’intero ambiente».

    Che cosa rende questa quadreria così importante nella storia del collezionismo europeo?
    «La quadreria rappresenta il cuore pulsante della raccolta, un unicum nel suo genere. Le pareti sono completamente ricoperte di dipinti secondo il gusto delle grandi quadrerie aristocratiche fra Seicento e Settecento: la sola galleria accoglie oltre centoventi dipinti, mentre circa trecento opere sono conservate nell’intera ala del palazzo. La collezione include capolavori assoluti, opere di grande prestigio e copie antiche da Raffaello, Correggio, Tiziano. Molte di queste opere sono costantemente richieste da musei di tutto il mondo per mostre ed esposizioni».

    Qual è il vero segreto del fascino di quest’Isola?
    «Credo risieda nella rara armonia fra natura, architettura, collezionismo e paesaggio, che qui continua a conservarsi intatta. È ciò che nei secoli ha affascinato viaggiatori e intellettuali come Stendhal, Ruskin, Turner o Hemingway: la visione di Vitaliano VI Borromeo, dopo oltre quattro secoli, continua a rinnovare la sua meraviglia».

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    21 maggio 2026

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