Archeologia, spunta il santuario dei Veneti antichi: scoperto un sito preromano di 1500 metri quadrati
In provincia di Padova a Ponso: a custodire tutto per secoli è stata l’acqua. I monumenti sono riamasti coperti dall’alluvione dell’Adige
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Archeologia, spunta il santuario dei Veneti antichi: scoperto un sito preromano di 1500 metri quadrati
di Marianna PelusoIn provincia di Padova a Ponso: a custodire tutto per secoli è stata l’acqua. I monumenti sono riamasti coperti dall’alluvione dell’Adige
Un’area sacra con templi, colonne e decine di pietre scritte in lingua venetica, è emerso nell’area di Ponso (Padova). Sotto il tracciato della futura Strada regionale 10, nella Bassa Padovana, il santuario era rimasto sepolto per secoli. Decine le pietre iscritte, alcune in lingua venetica, databili in via preliminare tra il V e il IV secolo avanti Cristo. Una scoperta archeologica tra le più rilevanti degli ultimi anni in Veneto, avvenuta a Ponso durante i lavori di Veneto Strade per il primo lotto della nuova strada «Padana Inferiore», da Borgo Veneto a Carceri.
Gli scavi
«Da marzo durante la bonifica bellica, sono stati intercettati materiali anomali - racconta Carla Pirazzini, archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno - Gli archeologi sono andati a verificare e hanno trovato un lastricato, pietre, elementi in trachite». Il primo rinvenimento è stato un cippo cilindrico con iscrizione latina. Poi, nei giorni successivi, sono comparsi altri elementi lapidei, questa volta con iscrizioni venetiche, legate al popolo che abitava queste terre prima dell’arrivo dei Romani. A quel punto è diventato chiaro che il cantiere aveva intercettato qualcosa di molto più ampio: un complesso cultuale di almeno 1.500 metri quadrati ancora da indagare e una lunga storia d’uso tra età preromana e romanizzazione. Molti cippi risultano reimpiegati in un lastricato pavimentale, databile secondo le prime evidenze al I secolo dopo Cristo. Altri appaiono ancora nella sede originaria, seppure inclinati dagli eventi atmosferici successivi. «Alcune iscrizioni corrono su più facce, in certi casi addirittura su tre lati, e hanno carattere votivo - chiarisce l’archeologa Pirazzini -. Compare il nome della persona che offriva il cippo alla divinità. Il nome della divinità, però, non è ancora emerso con certezza».
I cippi e le iscrizioni
Con l’avanzare dello scavo, il quadro si è allargato. Dal lastricato sono affiorate strutture rettangolari a livello di fondazione, identificabili come templi. Una presenta le caratteristiche del periptero, cioè un edificio circondato da una fila di colonne lungo i lati. «Si conserva soltanto la pianta - precisa ancora l’archeologa -: dall’alto si vedono la struttura interna rettangolare e le file delle colonne attorno». Al momento gli edifici individuati sono tre, con un possibile quarto elemento. Le indagini dovranno definire l’organizzazione dell’area, le fasi d’uso e il modo in cui il santuario cambiò nel passaggio dalla fase venetica alla romanizzazione. A custodire tutto, per secoli e secoli, è stata l’acqua. Le strutture furono coperte da una potente alluvione del vicino Adige, che allora scorreva in questa zona: due o tre metri di sedimenti hanno sigillato il complesso, proteggendo il piano antico, le pietre, le tracce di colonne e le murature. «È suggestivo - osserva Pirazzini - perché alcuni pilastrini sono reimpiegati nella pavimentazione, altri sono ancora un po’ infissi nel terreno, come dovevano essere, anche se inclinati dall’alluvione successiva». Il fango che aveva cancellato il santuario alla vista, ne ha conservato, paradossalmente, una parte decisiva. «La portata della scoperta - fa notare l’archeologa - sta anche nella concentrazione dei materiali iscritti». Cippi in lingua venetica erano già emersi in altre aree del Veneto. «A Ponso, però, il ritrovamento è eccezionale - precisa Pirazzini - perché riunisce molti cippi iscritti nello stesso sito, in una zona della Bassa Padovana dove una presenza di questo tipo era del tutto inattesa».
Il santuario
Ora il lavoro prosegue sul campo: servirà capire come fosse organizzato il santuario, quali fasi abbia attraversato e quale ruolo avesse in questo tratto dell’antico territorio veneto. Per gli archeologi, intanto, è già un sito chiave, capace di ridisegnare la mappa dei luoghi di culto tra età preromana e romanizzazione.
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20 maggio 2026 ( modifica il 20 maggio 2026 | 19:04)
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