«I cinesi sono i napoletani d'Oriente»: chi è Josie Piazza, la studentessa dell'Orientale che vuole costruirsi il futuro in Cina
Dai media cinesi è rimbalzata sui social italiani alimentando un dibattito su affinità e divergenze con gli orientali
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«I cinesi sono i napoletani d'Oriente»: chi è Josie Piazza, la studentessa dell'Orientale che vuole costruirsi il futuro in Cina
di Francesco ParrellaDai media cinesi è rimbalzata sui social italiani alimentando un dibattito su affinità e divergenze con gli orientali
È arrivata in Cina la prima volta nel 2024, grazie ad una borsa di studio di un anno assegnatagli dall’Università Orientale, l’ateneo dove si è laureata in lingue e culture asiatiche. Alcuni mesi fa Josie Piazza, 26 anni di Villa Literno, in provincia di Caserta, inseguendo il sogno di restarci a lavorare ci è tornata questa volta con una borsa di studio governativa in amministrazione pubblica alla Shenyang Normal University (nella parte nord orientale del Paese), per imparare il funzionamento delle istituzioni e dei servizi pubblici cinesi.
Della sua esperienza di lavoratrice straniera nel Paese asiatico Piazza ne ha parlato con China Xinhua News, la principale agenzia di stampa statale.
«Quest’anno hanno scelto me forse perché parlo abbastanza bene cinese», sorride. «La barriera linguistica – prosegue - per quanto difficile non è mai stata una grossa difficoltà, anche perché i cinesi sono un po' i napoletani d’Oriente, molto disponibili, e comprendono che una straniera non può conoscere benissimo la loro lingua, per cui si relazionano parlando non troppo velocemente. All’Università – argomenta - c’è un’ottima integrazione, mi trovo bene; qui fanno di tutto per inserire ogni allievo all’interno del gruppo. Pensi che nella mia classe, con più di 60 studenti, ogni docente conosce il nome di tutti. Quanto agli stipendi, dipende; i cinesi cercano persone che sappiano fare quello che loro non sanno fare, in questi casi il lavoro viene pagato molto bene. Più in generale, non posso dire che gli stipendi siano bassi, anche perché una bottiglia d’acqua costa meno di 10 centesimi, per cui se anche si guadagnano mille euro al mese sono comunque più che sufficienti».
La giovane borsista parla anche di come è percepita la sicurezza da una ragazza straniera come lei. E racconta un aneddoto: «La prima volta che sono arrivata qui ho fatto amicizia con un ragazzo cinese; tornando a casa, era molto tardi e per le strade al buio ho iniziato ad avere un po' di paura. Quel ragazzo vedendomi spaventata mi ha chiesto per quale motivo lo fossi. Quando gli ho detto che camminare al buio di notte poteva essere pericoloso, è scoppiato a ridere come se avessi raccontato una barzelletta».
La conversazione telefonica con l’intervistata prosegue senza intoppi tramite una delle app del gruppo Meta, nonostante in Cina l’accesso ai siti web e alle applicazioni occidentali sia bloccato.
«Per superare i blocchi geografici basta usare un server Vpn – spiega la 26enne – e non si hanno problemi di connessione. I cinesi sanno che questa opzione è molto diffusa tra gli stranieri; loro stessi usano questi server. Il blocco, che noi occidentali pensiamo sia fortissimo in Cina, in realtà si supera facilmente, basta non urlare ai quattro venti che si usa un server Vpn», che stabilisce un tunnel digitale sicuro e crittografato tra il proprio dispositivo e internet. «Soprattutto per gli stranieri e in generale per chi usa questo sistema per lavorare, lo stratagemma, diciamo così, è tollerato per una buona ragione, ma non credo affatto che siano distratti a riguardo, credo si tratti semplicemente di elasticità».
Domandiamo alla giovane casertana cosa ama e cosa no della Cina. «Quello che non mi piace è il fatto che qui non si rispetta la fila. Anche abituarmi al cibo cinese non è stato facile, in particolare la colazione che qui la preferiscono salata. Quello che invece a me piace tantissimo è vedere, ora che le temperature diventano più calde, tanti cinesi, giovani e anziani, che già dalle 5 del pomeriggio si mettono in strada o nelle piazze, accedono la musica e ballano, e tu puoi tranquillamente unirti a loro. Anche da questo punto di vista i cinesi assomigliano un po' ai napoletani, loquaci e rumorosi, ma è un rumore che non fa sentire soli». Infine conclude: «Cosa mi manca dell’Italia? Ovviamente la mia famiglia, e poi la parmigiana di melanzane».
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20 maggio 2026 ( modifica il 20 maggio 2026 | 17:12)
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