Myriam Lattanzio torna con “Anime Pezzentelle”: musica civile e radici mediterranee nel nuovo disco
Corriere della Sera - Cultura

Myriam Lattanzio torna con “Anime Pezzentelle”: musica civile e radici mediterranee nel nuovo disco

Mercoledì 20 maggio 2026
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Album che segna il ritorno dell’artista sulla scena musicale con un progetto intenso, civile e profondamente identitario

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Myriam Lattanzio torna con “Anime Pezzentelle”: musica civile e radici mediterranee nel nuovo disco

di Carmine Aymone

Album che segna il ritorno dell’artista sulla scena musicale con un progetto intenso, civile e profondamente identitario

Sarà presentato domani alle ore 18.00, nella sala Napule’s Power di via Aniello Falcone 52, il nuovo lavoro discografico di Myriam Lattanzio, “Anime Pezzentelle”, album che segna il ritorno dell’artista sulla scena musicale con un progetto intenso, civile e profondamente identitario.

L’incontro sarà introdotto da Nando Misuraca, editore e responsabile MEI Campania, insieme a Max Carola, Marina Del Naia e Tammurrianti. A moderare sarà la giornalista Manuela Ragucci. Previsti inoltre gli interventi della giornalista Roberta D’Agostino, del produttore Claudio Poggia e del fotografo Riccardo Piccirillo, chiamati ad approfondire il valore artistico e culturale dell’opera.

Con “Anime Pezzentelle”, Myriam Lattanzio costruisce un racconto musicale che attraversa temi sociali urgenti e universali: diritti civili, emarginazione, violenza, dignità e riscatto umano. Le “anime pezzentelle” diventano così simbolo degli ultimi, degli invisibili, di chi continua a cercare uno spazio di luce dentro le contraddizioni del presente.

«Questo disco nasce da un’urgenza interiore», racconta Myriam Lattanzio. «Sentivo il bisogno di dare voce a chi spesso resta ai margini, a chi vive nel silenzio e nell’indifferenza. Le anime pezzentelle, nella tradizione napoletana, chiedono memoria e ascolto. Oggi quelle anime sono ancora tra noi».

Il disco, guidato artisticamente da Max Carola, evita qualsiasi rilettura folkloristica della tradizione napoletana. Al contrario, sceglie una scrittura musicale aperta, contemporanea, dove sonorità etniche, mediterranee e world dialogano in maniera naturale e coerente. Gli arrangiamenti, curati dallo stesso Carola, costruiscono paesaggi sonori dinamici, capaci di sostenere senza mai sovrastare la voce dell’interprete.

Lattanzio firma tutti i testi del progetto e compone anche le musiche di “Sangennà”, “Chesta città” e “Pe’ ddoje rammere”. Ogni brano sviluppa un’identità precisa: “Sangennà” si trasforma in una preghiera contro la guerra, “A chi ’a cantammo” affronta il dramma del femminicidio, “D’a parte sbagliata” restituisce voce agli esclusi, mentre “Chesta città” denuncia immobilismi e disillusioni urbane.

«Non volevo un disco che consolasse», spiega ancora l’artista, «ma un lavoro che interrogasse le coscienze. La musica può ancora essere un atto civile, un gesto di resistenza umana e spirituale. Ogni canzone racconta una ferita, ma anche la possibilità di rialzarsi».

La forza del progetto risiede proprio nella sua capacità di tenere insieme denuncia sociale e ricerca musicale, evitando retorica e compiacimento. La voce di Myriam Lattanzio, intensa e controllata, accompagna l’ascoltatore dentro storie di quotidiana resistenza, mantenendo sempre saldo il legame tra parola e interpretazione.

Ad arricchire il progetto contribuisce un ensemble di musicisti di grande sensibilità artistica: Michele Maione, Marco Di Palo, Francesco Di Cristoforo, Roberto Trenca, Jennà Romano, Massimo Mollo, Arcangelo Maria Caso e Francesco Ponzo. Presenti anche le partecipazioni di Paolo “Shaone” Romano, Antonella Maisto e del gruppo Paese mio bello, formato da Gianni Lamagna, Patrizia Spinosi, Anna Spagnolo e Lello Giulivo.

Cantante e interprete dalla forte personalità espressiva, Myriam Lattanzio ha costruito negli anni un percorso legato alla cultura mediterranea e alla musica popolare d’autore, distinguendosi per una costante attenzione ai temi sociali e civili. Con “Anime Pezzentelle” raggiunge oggi una maturità artistica piena e consapevole, trasformando la musica in uno strumento di testimonianza e partecipazione collettiva.

«Credo che oggi l’arte debba avere il coraggio di prendere posizione», conclude Myriam Lattanzio. «Cantare significa anche custodire la memoria, difendere l’umanità e continuare a cercare bellezza persino dentro il dolore».

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20 maggio 2026

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