Perché l’intesa Meloni-Modi può cambiare i rapporti tra Italia e India
Corriere della Sera - Cultura

Perché l’intesa Meloni-Modi può cambiare i rapporti tra Italia e India

Mercoledì 20 maggio 2026
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Tra pragmatismo e affinità ideologica. L'incontro tra i due leader a Roma: interessi strategici, affinità politiche e la sfida del nuovo ordine globale. Una svolta nei rapporti tra Roma e Nuova Delhi

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Perché l’intesa Meloni-Modi può cambiare i rapporti tra Italia e India

Antonio Armellini | 20 maggio 2026

Tra pragmatismo e affinità ideologica. L'incontro tra i due leader a Roma: interessi strategici, affinità politiche e la sfida del nuovo ordine globale. Una svolta nei rapporti tra Roma e Nuova Delhi

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 Giorgia Meloni e il Primo Ministro indiano Narendra Modi – oggi a Roma – si sono incontrati ormai diverse volte, imparando a conoscersi e a mettere meglio a fuoco le rispettive priorità. Una novità tanto inattesa quanto positiva nella prassi degli incontri al massimo livello fra i due Paesi, a lungo confinati nella gabbia di scambi formali e dal modesto contenuto. Una situazione internazionale in forte movimento apre ad entrambi prospettive di cooperazione vantaggiose, dalla difesa all’innovazione, all’industria e non solo.

L’India e la Russia hanno una relazione molto solida (diverse generazioni di leader si sono formate a Mosca e la memoria permane aldilà di quanto molti pensano); dipende da essa per la sua sicurezza energetica, ma condivide la preoccupazione occidentale per il possibile scivolamento di Putin verso l’orbita di Pechino, che potrebbe crearle problemi insostenibili con quello che rimane pur sempre il suo principale avversario. Il «nuovo Sud del Mondo» è uno scenario geopolitico in movimento che potrebbe costituire uno dei poli di un nuovo equilibrio mondiale multilaterale; l’India vi guarda con attenzione con l’obiettivo di prenderne la guida per diventare la grande potenza globale cui aspira. In Italia non se ne sa molto e sembriamo privilegiare percorsi di collaborazione come l’IMEC; l’occasione sarebbe buona per cercare di capire meglio cosa Modi ne pensi.

Siamo riusciti a sgombrare il campo da alcuni problemi che ostacolavano i rapporti. La vicenda dei marò ha trovato una faticosa soluzione che ha salvaguardato interessi e dignità di entrambe le parti. Lo stesso vale per la questione Finmeccanica-Westland, superata la quale la collaborazione nella difesa è ripresa con forza da entrambe le parti. Il declino di Sonia Gandhi ha tolto di mezzo il tema «dell’italiana»: per anni ogniqualvolta si profilava un accordo che riguardava l’Italia, scattava la denuncia che si trattasse di una «combine» promossa dalla vera leader corrotta del Congresso, la quale celava fraudolentemente la doppia nazionalità italiana che avrebbe dovuto escluderla da qualsiasi responsabilità politica. Per quanto fantasiosa possa sembrare questa costruzione, ci ha creato più di un imbarazzo, ma ora la maggioranza schiacciante raggiunta dal BJP di Modi le ha tolto qualsiasi utilità strumentale e il tema è stato rapidamente dimenticato.

Tutto è pronto per far fare alle nostre relazioni un salto di qualità che corrisponda a potenzialità talvolta sottoutilizzate. L’accordo di libero scambio concluso con la Ue dopo un negoziato ultratrentennale offre ulteriori possibilità, anche se la concorrenza con partners europei molto agguerriti sarà dura. Permangono i nodi di sempre di una burocrazia indiana elefantiaca ed inefficiente, di una frammentazione del mercato cui si sta cercando di porre rimedio, di una corruzione meno selvaggia ma sempre presente. L’India è un mercato che richiede spalle larghe e capacità di resistenza; scontiamo da un lato l’assenza di grossi gruppi, ma dall’altro la flessibilità del nostro tessuto industriale si è rivelata una carta vincente.

Ve ne è poi un’altra che, per quanto a prima vista paradossale, può farci fare davvero il salto di qualità che cerchiamo. Narendra Modi e Giorgia Meloni hanno storie diverse, ma paragonabili. Provengono entrambi da una destra estrema a lungo confinata ai margini dei rispettivi ordinamenti democratici. Con l’aggiunta – nel caso di Modi – dell’appartenenza mai rinnegata all’RSS, un gruppo che postula la supremazia violenta dell’induismo, ha atteggiamenti intolleranti e razzisti e si richiama nella sua organizzazione al modello delle organizzazioni giovanili fasciste italiane. Una volta al potere, entrambi hanno avviato un graduale spostamento verso posizioni più moderate, che hanno consentito rapporti meno conflittuali con le altre forze politiche e si sono tradotti in azioni di governo di taglio fortemente conservatore sì, ma non in opposizione aperta con il mainstream. Quanto di strumentale ci sia in tutto questo – e se in momenti di crisi l’una o l’altro potrebbero seguire il richiamo della foresta e abbandonare la via democratica – sono questioni che molti si pongono ed a cui una risposta certa è difficile.

Qualunque sia il giudizio politico su questi due leader, resta il fatto che sono riusciti ad occupare posizioni di comando al centro di un ordinamento che li aveva sempre respinti ed è ragionevole pensare che l’empatia che mostrano reciprocamente non sia tattica o di maniera, ma rifletta una comunanza di visioni e di progetto. Meloni può interpretare il pensiero e le priorità di Modi meglio di chiunque dei suoi concorrenti europei e Modi dal canto suo può fare lo stesso con la nostra Presidente del Consiglio. L’India è un paese difficile da decifrare e, senza voler per questo esagerare, mettere a frutto questa relazione, che è solo nostra, ci darebbe una risorsa preziosa. Qualcuno potrebbe obiettare che un simile disegno sarebbe moralmente discutibile; la risposta è che finché si resta nell’alveo della regolarità democratica, si tratterebbe di un comportamento politicamente corretto.

20 maggio 2026 ( modifica il 20 maggio 2026 | 09:23)

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