BarbaSophia (alias Matteo Saudino): «Le indicazioni di Valditara sui filosofi? Pasticciate e ideologiche. E invece Spinoza e Marx possono aiutare i giovani a capire il mondo»
Docente al liceo e youtuber da 60 milioni di visualizzazioni: «La filosofia è una bussola che pone tante domande, ma dà anche tante risposte, è una nemica della banalità, della semplificazione, del qualunquismo, del fondamentalismo»
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BarbaSophia (alias Matteo Saudino): «Le indicazioni di Valditara sui filosofi? Pasticciate e ideologiche. E invece Spinoza e Marx possono aiutare i giovani a capire il mondo»
di Valentina SantarpiaDocente al liceo e youtuber da 60 milioni di visualizzazioni: «La filosofia è una bussola che pone tante domande, ma dà anche tante risposte, è una nemica della banalità, della semplificazione, del qualunquismo, del fondamentalismo»
Cinquantadue anni, tre figli, segno distintivo: una barba che non taglia da quando aveva diciotto anni e a cui potrebbe rinunciare per due sole ragioni, una faceta («la Juve vincitrice in Champions League, perché il calcio tra le cose non importanti è la più seria») e l'altra decisamente seria: «Che la guerra diventasse un tabù in tutto il mondo e non fosse, come fanno oggi Trump e Putin, uno strumento per fare politica e affermare la legge del più forte». Eccolo Matteo Saudino, alias BarbaSophia (una barba dotata di saggezza, appunto), docente di filosofia e storia allo storico liceo Gioberti di Torino, ma soprattutto divulgatore, attivista, scrittore, youtuber da 60 milioni di visualizzazioni. Per lui «fare filosofia è un atto di ribellione», e infatti nei suoi video proprio la filosofia, materia «classica» e spesso considerata a torto «morta», viene usata come strumento di riflessione critica sulla società, sulla politica, sull'istruzione sulla giustizia sociale. Senza rinunciare mai a un sorriso.
«La prossima settimana parteciperà alla tappa di Women and the city a Bari e parlerà di un tema cruciale: la libertà non si eredita. «Roba forte», di questi tempi.
«Un tema cruciale, di cui bisogna parlare. La nostra Costituzione, come ricordava Altiero Spinelli, è un foglio di carta che se si lascia cedere a terra, rimane a terra. Un conto è una libertà sancita 80 anni fa, un conto è la libertà oggi, vissuta adesso: abitare la libertà significa partecipare, le assemble sono partecipazione, manifestare è partecipazione. La libertà è un tendere ad essa ma anche metterla in pratica, altrimenti rimane un oggetto da museo, da naftalina nell'armadio, che quando la tiri fuori è logorata dalle tarme. Io credo tantissimo nella Costituzione, nei suoi valori, e credo sia un onore essere invitato ad un evento dove il focus è sull'80esimo anno della Costituzione, del primo voto alle donne: rientra nella mia missione di insegnante la passione per l'ducazione civica, e uno dei temi che insegno è proprio l'ingresso delle donne nella vita politica. Il voto femminile è l'inizio di un percorso che le ha portate a conquistare nuovi dirtitti, una svolta epocale, perché le donne anziché essere contate, contano, anzichè essere raccontate da altri si autorappresentanto e si autoraccontano».
Oggi questa libertà è messa in discussione nel nostro Paese?
«Se così fosse, citando Hannah Arendt, oggi non avremmo un partito unico, l'obbligo della divisa, un unico giornale, lo stalinismo, il fascismo. Ma oggi abbiamo la noia della libertà, lo svuotamento, l'assuefazione, e dunque le democrazie stanno declinando e svuotandosi per mancanza di partecipazione, per carenza di passione politica. Quattro persone su dieci non votano più, al referendum c'è stata una lieve controtendenza ma la democrazia non scalda più».
Colpa del governo Meloni?
«No, influisce il fatto che la politica non fa nulla per favorire la partecipazione. In questo mondo, che va molto veloce, la politica decide tanto ma risulta poco decisiva, sembra che conti poco, sembra sempre all'esterno che decidano gli imprenditori, le Borse, le multinazionali. Abbiamo una carenza di classe politica, dove uno vale l'altro, anzi nessuno vale qualcosa, perché la classe politica si ritiene per lo più inutile e corrotta, e allora perché scegliere? Tanto non cambia nulla».
Però i politici le loro scelte le fanno. Nelle indicazioni nazionali per i licei del ministro Valditara ha chiesto che vengano studiati Croce e Gentile e non Spinoza o Marx. Che ne pensa?
«L'ho vista come una ingerenza, anche abbastanza pasticciata, sono linee guida confuse, ideologiche. Puntare sempre sulla centralità dell'Occidente e dell'Italia è imbarazzante, inquietante. Croce e Gentile sono importantissimi, ma non sono filosofi da taglia XXXL come gli altri, che sono filosofi del razionalismo abbastanza lontani dall'idealismo e dallo spiritualismo di Valditara. Per fortuna noi insegnanti possiamo appellarci all'articolo 21 della Costituzione e decidere di insegnare ciò che preferiamo. Non voglio sembrare polemico, ma proprio autori come questi possono aiutare i ragazzi a orientarsi oggi nel mondo. Marx, che qualcuno ancora crede che sia un comunista, ci ricorda che il capitalismo porta con sé un grande problema, mercifica tutto, mette a merce il mondo, la natura, i rapporti umani, le emozioni. E noi oggi viviamo in un mondo mercificato. Spinoza ci ricorda che l'uomo non è una mente separata da corpo, come dice Cartesio, ma fusa insieme al corpo, dobbiamo capire che siamo logos ma anche emozione, e nella relazionalità tra questi due aspetti viene l'equilibrio che permette eventualmente di essere felici».
Ma la filosofia ancora serve?
«La filosofia è utilissima, e viva e lotta insieme a noi. In un momento di grande confusione, la filosofia è una bussola che prova a orientare i ragazzi, pone tante domande, ma dà anche tante risposte, anche diverse, è una nemica della banalità, della semplificazione, del qualunquismo, del fodnamentalismo, perché porta con sé domande dubbi e tentativi di risposte e quindi permette di stare al meglio al mondo».
Come si supera quello spazio emotivo che ci divide da loro?
«Non c'è una ricetta, servono passione, empatia, preparazione e sprattutto serve aprire finestre sul loro mondo e sulla contemporaneità, le materie devono essere vive, la scuola deve essere un laboratorio attivo, vivo. Contemplare il passato ci serve solo per capire il presente, le discussioni che intraprendo con i miei studenti hanno sempre un aggancio all'attualità, bisogna far capire loro che quegli autori sono come compagni di viaggio, passeggiamo con loro».
Ma i ragazzi sembrano restare indifferenti...
«No, l'indifferenza non la vedo, ma trovo a volte una superficialità dettata dalla velocità, è un mondo questo che non vuole approfondire, la cura del particolare appartiene a pochi. Forse succedeva anche in passato, ma oggi questa velocità divora i processi di apprendimento, che vanno ripensati».
I social aiutano o sono banditi?
«Sono uno strumemto, in quel caso il mezzo stesso è il messaggio. Il mio è un utilizzo lungo, per formare ragazzi e ragazze alla riflessione. Ma ho invitato anche loro a usarli in maniera consapevole. Non dimenticherò mai le facce attonite quando li ho invitati a creare una pagina pubblica in cui dovevano esprimere i propri pensieri come se fossero Pitagora o altri autori di cui ci stavamo occupando. Un grande esercizio».
E l'IA?
«L'intelligenza artificiale è assolutamente uno strumento ma talmente potente, in mutamento rapido, invasivo, che se non governato, studiato, può portare non dico all'età del post-umano, ma può sicuramente mandare in tilt l'uomo, perché vuole andare sul terreno dele emozioni, della coscienza, della simpatia, dell'erotismo, dell'amicizia, vuole colmare un vuoto. In un mondo in cui nessuno ti chiede come stai, e lo fa l'Ia, si creano problemi seri. Incredibilmente l'Ia con sé un carico di emozionalità, che gli uomini che fanno fatica a provare emozioni, potrebbero esserne profondamente diturbati. Può creare dissociazioni, inquetudini, perchè lo scarto tra Ia e umano si assottiglia. Noi in classe qualche volta la usiamo, la guardiamo insieme, perché penso che bisogna parlarne, problematizzarla: non è la tecnologia, che fa la politica, ma viceversa. Io sono platonico, ma oggi la téchne sembra governare l'uomo».
Le è mai capitato di essere censurato o criticato per le sue lezioni?
«No, mai, le eventuali invidie di colleghi o i dissapori, fanno parte del gioco, ma non ho mai avuto un richiamo. Forse mi vergogno io di qualcosa, della mia presunzione, che quando ero a inizio carriera mi faceva pensare che avevo fatto una bella lezione perché era piaciuta a me, senza soffermarmi sul fatto che se i ragazzi non capivano niente, allora non serviva a niente».
Cosa suggerirebbe BarbaSophia a un politico che volesse applicare la filosofia al suo operato?
«Mettere al centro dei programmi la scuola, ma non facendo riforme a costo zero, mettendoci dei fondi, dei soldi, e non per cambiare la scuola con la tecnologia, non è quello di cui abbiamo bisogno. La scuola ha bisogno di professori motivati, spazi sani, cultura dell'umanesimo, attenzione alla persona».
I suoi figli hanno 18, 13 e 8 anni: la seguono, sta seminando bene con loro?
«Ah ah..sono molto orgogliosi di me, ma mi chiedono molto poco. Ma io ho pazienza...»
20 maggio 2026 ( modifica il 20 maggio 2026 | 08:47)
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