L’infermiera di Modena
L’infermiera di Modena
di Massimo Gramellini | 20 maggio 2026I tuoi preferiti
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C’era il mondo a Modena, sabato scorso. E c’era la vita in tutte le sue sfumature. Lascia senza fiato il racconto dell’infermiera ucraina Viktoriya Prudka. Aveva appena staccato dal turno in ospedale e stava passeggiando in centro con la figlia ventenne quando ha sentito delle urla alle sue spalle e poi il silenzio. Tutti scappavano nella sua direzione e la sorpassavano, ma lei ha deciso di voltarsi e andare controcorrente. A terra c’era una donna a cui l’impatto con l’auto fuori controllo aveva tranciato di netto le gambe.
Viktoriya si è guardata intorno e ha chiesto se qualcuno avesse una cintura elastica per fermare l’emorragia. In quel momento passava in bici un militare in licenza, che custodiva nello zaino un laccio emostatico. Glielo ha lanciato e Viktoriya lo ha stretto ai fianchi della donna ferita. Ora però bisognava tenerla sveglia fino all’arrivo dei soccorsi e impedirle di sollevare la testa e di vedere il suo stato: quando subisci un taglio netto degli arti, pensi di averli ancora attaccati al corpo. Per distrarla, Viktoriya ha cominciato a parlarle. Le ha detto di essere un’infermiera e l’altra ha sorriso: «Anch’io». E ha spiegato di trovarsi lì in vacanza e che il Duomo le era proprio piaciuto. Era tedesca, ma masticava un po’ di italiano.
Mi sembra di vederle, quelle due donne unite dal destino. Due infermiere, un’ucraina e una tedesca, distese sull’asfalto di una strada di Modena, che combattono per la vita parlando d’arte tra loro in italiano.
20 maggio 2026
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