Di generazione in generazione
Di generazione in generazione
di Massimo Gramellini | 19 maggio 2026I tuoi preferiti
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Salvini è uno statista, ho le prove. Che cosa caratterizza, infatti, uno statista? La visione di lungo periodo e il rifiuto di farsi dettare l’agenda dai pregiudizi e dalle emozioni. Il vicepresidente del Consiglio ha scelto proprio questa settimana per caldeggiare la revoca del permesso di soggiorno ai migranti che commettono reati gravi, ma non lo ha certo fatto per impulsività o meri calcoli di bottega. Contrariamente ai populisti di bassa lega, lui non ha mai voluto alimentare le paure della gente surfando sull’onda della cronaca nera. Come faccio a esserne così sicuro? Perché le notizie degli ultimi giorni vanno in tutt’altra direzione.
L’uomo che a Napoli ha ucciso due prostitute, gettandone i corpi in un cantiere edile, non è un migrante, ma un italiano di ennesima generazione. I ragazzini che a Taranto hanno ammazzato a coltellate un bracciante agricolo del Mali non sono migranti, ma italiani di ennesima generazione. E anche il disturbato mentale che ha seminato il terrore nel centro di Modena non è un migrante, ma un italiano di seconda generazione. (A meno che si voglia aderire al lodo Bignami, inteso come onorevole Galeazzo, secondo il quale un figlio di marocchini nato in Italia è italiano solo se si comporta bene, altrimenti torna a essere marocchino).
L’idea di espellere i migranti pericolosi non è stata dunque dettata a Salvini dalle ultime notizie, e nemmeno dalle penultime. La stava covando dai tempi dell’invasione di Annibale.
19 maggio 2026
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