Arte e letteratura, la critica superflua
Così come il mercato dell’arte detta legge con i suoi criteri appunto commerciali, le classifiche dei libri più venduti sono il vero metro di giudizio proposto ovunque. La critica (ovvero il giudizio qualificato e argomentato) conta meno che niente. Sto parlando dell’ambito culturale e artistico.
Arte e letteratura, la critica superflua
Paolo Di Stefano | 18 maggio 2026Così come il mercato dell’arte detta legge con i suoi criteri appunto commerciali, le classifiche dei libri più venduti sono il vero metro di giudizio proposto ovunque. La critica (ovvero il giudizio qualificato e argomentato) conta meno che niente. Sto parlando dell’ambito culturale e artistico.
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Quando la giuria della Biennale d’Arte si è dimessa, il presidente Pietrangelo Buttafuoco ha pensato di rimpiazzarla con una votazione popolare affidata ai visitatori. Le motivazioni saranno tante e quasi tutte comprensibili, ma la decisione suggerisce qualche interrogativo sulla scarsa stima di cui godono i critici. Qualcuno ha anche insinuato ironicamente la possibilità di un televoto per eleggere l’opera vincitrice a Venezia. Ma l’ironia non è poi tanto assurda, se si pensa che l’approccio critico (quindi selettivo) è da tempo più che superato dal «valore» attribuito alla quantità e al successo di pubblico. Così come il mercato dell’arte detta legge con i suoi criteri appunto commerciali, le classifiche dei libri più venduti sono il vero metro di giudizio proposto ovunque. La critica (ovvero il giudizio qualificato e argomentato) conta meno che niente. Sto parlando dell’ambito culturale e artistico. Perché in altri settori il giudizio critico rimane, eccome. Lo pensavo quando mi sono imbattuto in una notizia su Vinitaly, constatando che la giuria che premia i vini è composta da enologi, sommelier, giornalisti specializzati e a nessuno verrebbe in mente (neanche nel caso di dimissioni in blocco dei vecchi giurati) di affidare il giudizio a bevitori comuni. E ve l’immaginate un MasterChef con generici clienti di ristoranti incaricati di valutare i piatti? Per quanto riguarda invece i «piatti» artistici o letterari, si ritiene che il gusto (la tendenza del momento, ovvero il mainstream) prevalga sulla competenza e su quella che un tempo si chiamava autorevolezza critica. Da qui l’idea che si possa benissimo fare a meno del critico professionista, lasciando che sia il fruitore comune a imporre il suo orientamento, che coincide con l’orientamento del mercato o delle classifiche, molto più influenti del parere dei critici capaci di argomentare alla dovuta distanza dall’oggetto discusso. Aveva ragione Arbasino quando scriveva che nessuno si sognerebbe di fare le liste settimanali delle lavatrici più vendute come si fa per la letteratura. E se poi viene meno la critica, si finisce per parlare solo di ciò che sta intorno al libro, al quadro, eccetera. E vince quello che fa più discutere (discutere di tutto tranne che di arte, di libri, di letteratura). Il testo vale in quanto pretesto. Il trionfo dei festival ne è la dimostrazione.
18 maggio 2026
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