Rachele Padovan e i letterati buongustai: un podcast racconta il suo cenacolo casalingo a Cortina
In dieci puntate «Parole nel Ven(e)to» ripercorre il ritrovo montano di nomi come Hemingway, Luzi, Comisso, Zanzotto, Berto, Neri Pozza, Gassman, Mastroianni, Maraini, Montanelli
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Rachele Padovan e i letterati buongustai: un podcast racconta il suo cenacolo casalingo a Cortina
di Francesco ChiamuleraIn dieci puntate «Parole nel Ven(e)to» ripercorre il ritrovo montano di nomi come Hemingway, Luzi, Comisso, Zanzotto, Berto, Neri Pozza, Gassman, Mastroianni, Maraini, Montanelli
Rachele Padovan nella sua casa di Salieto, anni Ottanta del Novecento. Foto Anthony Marasco
«Questa cittadina ha un po’ i vantaggi che aveva (e ha) Roma, senza le noie. Tutti, prima o poi, passano di qua. Non hai la sensazione dell’aria stagnante, gli incontri imprevisti sono facili. È un posto dove in fondo si potrebbe vivere quasi tutto l’anno», scriveva di Cortina Linuccia Saba, in una lettera a Carlo Levi a metà anni Sessanta. Per quanto possa sembrare incredibile alla nostra sensibilità, è esistita un’epoca in cui i luoghi di montagna venivano celebrati non come rifugi eremitici ma per la loro capacità opposta, quella di connettere le persone, negli spazi circoscritti di un’intimità paesana. Magari intorno a un bel tavolo rustico, come quello di Rachele Padovan, ampezzana sagace e di carattere, nata centodieci anni fa e morta nel 1999, che aveva trasformato la sua casa di Salieto in un cenacolo, come si diceva ieri, o un home restaurant, come si direbbe oggi, dove si ritrovarono così tanti scrittori e artisti da far venire il capogiro: in quattro decenni, Hemingway, Luzi, Comisso, Zanzotto, Berto, Neri Pozza, Gassman, Mastroianni, Maraini, Montanelli...
Un podcast in dieci puntate
La notizia è che a Rachele e alla sua «stua» ampezzana di «letterati buongustai» è stato ora dedicato un podcast di dieci puntate, ascoltabile su Spotify. Si intitola «Parole nel Ven(e)to», è fatto benissimo, lo hanno realizzato Anna Ferrarese e Silvia Fiore Scarabello, con Andrea Ascani, Giada Chervatin e Michele Bacelle. Bisogna immaginarselo, il ritrovo di Rachele: tre stanze piccole ma non anguste al primo piano di un bel toulà ampezzano, col suo ingresso dal ballatoio dopo una scaletta abbastanza impervia, il pavimento di legno che scricchiola, e la sala di accesso. Dalla quale gli ospiti venivano smistati: chi veniva per cenare e basta si accomodava a destra, in sala da pranzo; invece «loro», gli invitati dalla padrona di casa, prendevano la porta di sinistra.
La stufa, il tavolo, le finestre sulla valle
Di lì nella cucina, tra le pentole di rame appese alle pareti, il sancta sanctorum di questa strana e affascinante signora che, diceva sempre Ennio Rossignoli, univa anima internazionale e locale in un mestolo, mentre spadellava canederli e casunziei. A parlare di lei nel podcast sono gastronomi e giornalisti e ristoratori, tra i ricordi di Mina Buscicchio Balsamo, nipote di Rachele. La cui abilità ai fornelli è raccolta in un libro del 1981, «La cucina ampezzana»: «povera, anzi, austera», la definiva giustamente. «Rachele ha riempito i cuori di un grande numero di scrittori», scrisse Giorgio Soavi, in quella «grande stanza con la stufa, il tavolo, le provviste, le due grandi finestre che danno sulla valle». Indossati gli auricolari, con un po’ di immaginazione olfattiva, si sente il profumo di cose buone.
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18 maggio 2026 ( modifica il 18 maggio 2026 | 20:57)
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