Lorena Schneider, la paladina dei balli country in Valsugana accusa: «Ci invitano a Budapest, ma qui sindaci e pro loco non ci danno spazi per esercitarci»
Fondatrice, con le amiche, del gruppo "Let's go": «Tanti iscritti e di tutte le età. Non vogliamo gareggiare ma offrire un sano svago dopo il lavoro»
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Lorena Schneider, la paladina dei balli country in Valsugana accusa: «Ci invitano a Budapest, ma qui sindaci e pro loco non ci danno spazi per esercitarci»
di Paolo FornasariFondatrice, con le amiche, del gruppo "Let's go": «Tanti iscritti e di tutte le età. Non vogliamo gareggiare ma offrire un sano svago dopo il lavoro»
Il country è arrivato anche sulle montagne trentine con le sue musiche americane che invitano a lanciarsi in balli che nelle feste di paese fanno nascere la voglia di stare in gruppo e stringere amicizie. Ed è al gruppo “Let’s go” guidato da Lorena Schneider che va riconosciuto il merito di aver fatto conoscere questo genere a Pergine, in Valsugana, e di essersi impegnato per dar vita a un’associazione che organizza corsi di ballo “line dance”, nei quali i partecipanti, disposti appunto su una o più file, imparano a creare una coreografia sincronizzata.
Come è nata l’idea di creare ad un’associazione di country?
«Alcune amiche avevano partecipato ad un corso country a Trento e, soddisfatte della loro esperienza, mi convinsero a partecipare. Da qui, come una scommessa tra amiche, nel 2003 ci venne l’idea di creare un gruppo anche a Pergine, cominciammo a partecipare a corsi professionali a Padova, Verona, Milano e dopo un paio d’anni eravamo pronte a insegnare».
Come siete arrivati a costituirvi come associazione?
«Dal 2006 il country è entrato nella Federazione come ballo west e questo ha portato al riconoscimento dei crediti di partecipazione e quindi, superati degli esami, all’attestato di insegnanti. Come gruppo Let’s go, ci siamo affiliati all’associazione Blue Moon che faceva promozione culturale di musica e danza nel territorio trentino. Con la riforma del terzo settore, l’anno scorso abbiamo dovuto decidere su cosa puntare e, siccome i soci maggioritari erano ballerini, il direttivo ha stabilito che l’attività principale è il ballo: a gennaio di quest’anno c’è stata la formalizzazione dal punto di vista fiscale “Let’s go APS”».
Da quante persone è composta?
«Siamo in quaranta per quanto riguarda i soci attivi, cioè quelli che partecipano a eventi e corsi di aggiornamento, un’altra quarantina sono i corsisti, cioè soci con meno esperienza ma che portano tanta vitalità e interesse nel gruppo. L’età è eterogenea: abbiamo dai diciottenni ai sessantenni perché questo ballo può esser praticato sia da giovani che adulti. Il nostro obiettivo è far divertire, dare un’opportunità di svago e sfogo post lavoro, non partecipiamo a gare. Siamo per il 90 % donne, perché in Trentino è raro riuscire a coinvolgere gli uomini che si limitano ad accompagnare mogli o fidanzate».
Negli anni com’è stato il trend?
«All’inizio c’è stato un picco dettato dalla curiosità per un tipo di ballo sconosciuto in provincia, poi ci sono state annate con numeri stazionari o in leggero calo. Il Covid, come si può immaginare, ha fermato tutto, abbiamo avuto una ripresa negli anni successivi e ora finalmente sta tornando l’interesse. Ultimamente gli stage per promuovere i corsi vanno quasi tutti sold out: l’anno scorso abbiamo avuto per un corso ben quarantacinque richieste d’iscrizioni, venti in più di quelle che possiamo accettare per motivi di spazio».
Che difficoltà incontrate?
«Quella principale è la mancanza di collaborazione da parte delle amministrazioni comunali nell’aiutarci proprio a trovare gli spazi opportuni. Dopo il Covid, i locali preferiscono riservare lo spazio ai tavolini per invogliare la gente a sedersi e consumare e così il gruppo deve farsi carico della ricerca di posti dove poter ballare a prezzi accettabili. Con la precedente amministrazione facevamo il “Pergine country festival”, mentre con questa è più difficile. A Levico, grazie anche alle associazioni degli esercenti, viene steso un calendario annuale degli eventi e riusciamo ad avere più spazio e visibilità».
Organizzate tournée?
«Sì, anzi è il nostro punto di forza tanto che, per assurdo, ci conoscono di più fuori regione. Siamo andati a Budapest, dove abbiamo stipulato un gemellaggio con gruppi locali, abbiamo una filiale a Berlino, dove andiamo una volta ogni due anni, e siamo stati a Barcellona. Da qualche anno partecipiamo anche a un raduno internazionale che si tiene a giugno a Roma. Naturalmente, ci spostiamo anche nel nostro territorio in occasione dei numerosi eventi estivi».
Piani per il futuro?
«Ci piacerebbe avere una collaborazione maggiore con i Comuni e con le Pro Loco, questo è l’obiettivo che ci siamo dati per il 2026, in modo di essere più conosciuti nella nostra Provincia. Chiediamo solo un contributo spese che ci permetta di andare avanti. Un sogno nel cassetto è tornare a fare il raduno in regione invitando le scuole: l’abbiamo fatto, con grandi numeri (1500 in un weekend) per dodici anni in Val di Cembra, ma poi sono sorti problemi per questioni economiche e tutto è sfumato»
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18 maggio 2026
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