Con Cristina Parodi e Daniela Palazzi al cinema per «Il diavolo veste Prada 2»: «Miranda e Andy? Noi le vestiremmo così»
Insieme alle due imprenditrici della moda al Conca Verde: «Un film che è specchio dei tempi». Il personaggio di Meryl Streep un po' meno «diabolico»: «Ma resta una leader indiscussa»
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Con Cristina Parodi e Daniela Palazzi al cinema per «Il diavolo veste Prada 2»: «Miranda e Andy? Noi le vestiremmo così»
di Federico FumagalliInsieme alle due imprenditrici della moda al Conca Verde: «Un film che è specchio dei tempi». Il personaggio di Meryl Streep un po' meno «diabolico»: «Ma resta una leader indiscussa»
Cristina Parodi e Daniela Palazzi hanno fondato il marchio di moda Crida; a destra Meryl Streep nel personaggio di Miranda Priestly
«Siamo ciò che mangiamo», sosteneva Feuerbach. Ma «sei anche ciò che indossi», affermano Cristina Parodi e Daniela Palazzi. Le amiche imprenditrici, fondatrici del brand di moda Crida, hanno accettato l’invito al cinema (Conca Verde) del Corriere Bergamo. Argomento di discussione è il film fenomeno del momento, oggetto vintage che — a vent’anni dal primo capitolo — si scopre un sempreverde. «Il diavolo veste Prada 2» al botteghino italiano 2025/2026 finirà, con ogni probabilità, sul podio alle spalle soltanto di «Buen camino». Ma rispetto a Checco Zalone, il sequel diretto da David Frankel ha molto più stile. Il frenetico montaggio che alterna abiti di Dior e Dolce & Gabbana, Chanel e Versace inietta «una tale gioia, in chi come noi ama la moda».
«Il diavolo veste Prada 2» si accolla anche oneri tematici, sulla carta poco prevedibili per una commedia leggera. C’è un ragionamento sullo stato di salute del comparto moda e dell’editoria.
Palazzi: «Penso che questo film sia un po’ lo specchio dei tempi. Oggi il mondo della moda è complicato: piccolo, chiuso, gerarchico. Vale lo stesso per altri settori».
Parodi: «Non esiste più l’autorevolezza di un tempo, quando le riviste specializzate dettavano legge. “Vogue”, ad esempio, era una bibbia. Ora è il web a lanciare le tendenze, farne a meno è impossibile. Ma in rete gira pure tanta fuffa. La moda è un bene importantissimo, per l’Italia a maggior ragione. Occorre avere una formazione, che permetta di scegliere e di capire».
Tra il primo «Diavolo» e questo secondo capitolo, anche la protagonista Miranda Priestly appare cambiata. La potente direttrice di testata, interpretata da Meryl Streep, è un po’ meno «diabolica»?
Parodi: «Proprio così. Il potere di Miranda è cambiato. Lei, non più giovane, è in balia dei mutamenti. Malgrado qualche momento di debolezza, però, resta una leader indiscussa».
La storia si snoda attorno ai personaggi di Meryl Streep e Anne Hathaway
Che capi Crida scegliereste, per le tre protagoniste?
Parodi: «Dalla nostra ultima collezione primavera-estate, per Miranda sceglierei un classico midi. Mentre per Andy, il personaggio di Anne Hataway, un tailleur pantalone. Quello che indosso io stasera, potrebbe andare bene».
Palazzi: «Io pesco invece, dal prossimo autunno-inverno di Crida. Per il personaggio di Emily (omonimo della sua interprete, Emily Blunt, ndr), un abito in pelle e una camicia. A Andy darei i bermuda, sempre in pelle, abbinate a un blazer. Miranda, la vedo con la giacca di pelle rossa e il pantalone cammello. La pelle è una mia grande passione, non so se si è capito (ride, ndr)».
Quali altre grandi passioni? Fra le maggiori griffe, chi nominate?
Palazzi: «Io adoro Prada, credo sia un fiore all’occhiello italiano. Miuccia, che concede pochissime interviste e resta avvolta nel mistero, è un po’ la Miranda Priestly degli stilisti».
Parodi: «Stimo molto Pierpaolo Piccioli. Lo conosco da quando lavorava a Fendi, ora è direttore creativo di Balenciaga. Un vero numero uno, rimasto affabile, semplice, normale».
La presenza degli influencer nella moda è diventata la nuova normalità.
Palazzi: «Gli influencer hanno avuto un grossissimo ruolo negli ultimi anni. Le maggiori aziende di moda, giustamente, li hanno usati. Però, i social sono velocissimi. Proprio per questo penso che qualcosa stia cambiando. D’altra parte, l’AI rappresenta un nuovo passo per tutti».
Parodi: «Crida non ha mai avuto le possibilità economiche per permettersi influencer di un certo livello. Ma per noi è molto più rilevante riuscire ad avere una community di donne che amano i capi che acquistano. Li indossano volentieri e non perché hanno ricevuto un bel cachet».
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18 maggio 2026 ( modifica il 18 maggio 2026 | 08:52)
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