L’Italia e il vantaggio competitivo
Corriere della Sera - Cultura

L’Italia e il vantaggio competitivo

Domenica 17 maggio 2026
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Eccellenze industriali e prossime sfide: scegliere oggi i settori del futuro. Inevitabilmente si dovranno fare delle scelte dolorose, ma se ci si focalizza nei settori giusti la crescita del Paese sarà assicurata

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L’Italia e il vantaggio competitivo

Flavio Valeri | 17 maggio 2026

Eccellenze industriali e prossime sfide: scegliere oggi i settori del futuro. Inevitabilmente si dovranno fare delle scelte dolorose, ma se ci si focalizza nei settori giusti la crescita del Paese sarà assicurata

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Alla fine degli anni 80, Michael Porter, professore alla Harvard Business School di Boston, pubblicò i libri «La Strategia Competitiva» e «Il Vantaggio Competitivo» che rapidamente divennero i testi di riferimento per milioni di studenti. Le tesi di Porter, in estrema sintesi, raccomandavano agli Amministratori Delegati di parametrare il successo e la sostenibilità economica dell’azienda su due variabili: la crescita del mercato di riferimento e la relativa quota di mercato. Infatti, solo con alte quote di mercato in settori in forte crescita l’Azienda stessa avrebbe mantenuto o aumentato, nel tempo, il proprio vantaggio competitivo. I libri ebbero un enorme successo e furono seguiti da «La Strategia Competitiva delle Nazioni» che riprendeva, a livello Paese, i concetti dei libri precedenti.
Muovendoci rapidamente ai giorni nostri, e pensando al nostro Paese nell’attuale contesto economico in grande trasformazione, possiamo dire che l’Italia ha un vantaggio competitivo? E che si dovrebbe fare per difenderlo o, meglio, per aumentarlo nei prossimi 20 o 30 anni?

La risposta è variegata e, inevitabilmente dipende dai settori industriali e dalla loro crescita. Abbiamo sicuramente un vantaggio competitivo nel settore delle Scienze della Vita. Qui la filiera composta da società farmaceutiche di prim’ordine, servizi ospedalieri specializzati, cliniche universitarie per la ricerca medica avanzata e colossi mondiali nel mondo della vista e nell’audiologia costituiscono un bacino di competenze unico, in un settore che inevitabilmente crescerà sempre più. L’esempio della rinascita di Boston, che negli ultimi trent’anni è passata dall’essere una città manufatturiera in declino a centro americano del MedTech deve far riflettere.

Ma siamo leader anche nel mondo Spaziale, settore del futuro, grazie principalmente alle competenze di Leonardo, ai recenti accordi di collaborazione tecnologici europei e l’eccellenza dei Politecnici. Come non ricordare inoltre il settore della Meccanica di Precisione, dove la regione delle 4B (Bergamo, Bologna, Brescia, Brianza) è il riferimento mondiale per la progettazione e costruzione di macchinari unici e estremamente sofisticati. E infine il settore dell’Energia, dove pochissimi Paesi al mondo possono contare su presenza a tutto campo che va dall’esplorazione e produzione di idrocarburi, alla leadership nella produzione di energia elettrica, allo stoccaggio e alle reti di distribuzione di gas e elettricità. Qui la sfida è quella di riconquistarsi nei prossimi anni una leadership nel Nucleare — anche per ridurre i costi dell’energia — e continuare l’innovazione nelle Energie Rinnovabili. Si potrebbe aggiungere il settore del Turismo, anche se al momento perdiamo quote rispetto ad altre destinazioni (vedi ad esempio il numero di voli aerei per le Baleari che è un multiplo rispetto alla Sicilia) e il settore della Moda, dove invece negli ultimi mesi sono emerse società italiane con una propulsione acquisitiva, dopo anni di acquisti di brand italiani da parte di leader stranieri.

Ma ci sono altri settori dove inevitabilmente la nostra situazione competitiva è complicata, spesso in ragione di scelte sbagliate degli ultimi decenni. Il settore chimico, per esempio, ha sofferto della crisi negli anni 90 e del ridimensionamento del Gruppo Montedison/Enimont al tempo leader mondiale nelle chimiche fini e speciali, oppure l’Acciaio che sconta una crisi che viviamo giornalmente o il settore dei Sistemi Informatici dove la nostra presenza nel mercato si è via via ridotta negli anni. È ragionevole pensare che sarà molto difficile riguadagnare una posizione di leadership in questi settori, forse è troppo tardi.

È quindi necessaria, a livello Paese, una riflessione profonda, tipicamente di Politica Industriale, su dove indirizzare le nostre risorse e su quali settori vale la pena investire, anche alla luce delle dinamiche future di mercato. Inevitabilmente si faranno delle scelte dolorose, ma se ci focalizziamo nei settori dove il nostro vantaggio competitivo è chiaro, allora il futuro di crescita e innovazione per l’Italia sarà assicurato.

17 maggio 2026

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