Lo stretto, crudele metafora della vita
Corriere della Sera - Cultura

Lo stretto, crudele metafora della vita

Domenica 17 maggio 2026
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Lo stretto, crudele metafora della vita

di Aldo Grasso | 17 maggio 2026

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Lo Stretto di Hormuz è una metafora brutale: un passaggio obbligato, uno spazio esile, eppure decisivo. È il collo di bottiglia dove il flusso vitale dell'energia mondiale si comprime in pochi km d'acqua, facendosi immagine della vulnerabilità del nostro tempo. Nella vita, gli «stretti» sono i momenti in cui non esiste espansione, deviazione o ritorno: l'unica via è l'attraversamento.

La storia ne è ossessionata: dalle Termopili a Salamina, fino a Suez, la geografia ha spesso dettato il destino dei conflitti. Gli stretti generano terrore perché azzerano le opzioni ed esasperano il rischio. Oggi, a dover compiere una scelta irreversibile, troviamo un protagonista improbabile: Donald Trump, capace di cambiare idea dal giorno alla notte, di smentire sé stesso nel giro di poche ore.
Nella ristrettezza, ciò che appare più potente perde parte del suo vantaggio. È lì che l’intelligenza vale più della forza, la lucidità più del numero. Le minacce rimbalzano da una sponda all’altra, fino a spegnersi nel mare.

La natura di uno stretto è semplice e crudele, impedisce frequenti e incostanti cambi di rotta. E oggi il nostro destino sembra affidato a un uomo che accumula errori madornali con la stessa facilità con cui pensa al proprio tornaconto.
In nessun luogo come in uno stretto la follia si svela al mondo.

17 maggio 2026

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