I ragazzi applaudono il loro “capitano”. E Antigone mangia la pizza con Creonte
Corriere della Sera - Cultura

I ragazzi applaudono il loro “capitano”. E Antigone mangia la pizza con Creonte

Domenica 17 maggio 2026
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Il regista Martinelli a Pompei per la prova all’interno degli Scavi della tragedia di Sofocle

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I ragazzi applaudono il loro “capitano”. E Antigone mangia la pizza con Creonte

di Gimmo Cuomo, nostro inviato

Il regista Martinelli a Pompei per la prova all’interno degli Scavi della tragedia di Sofocle

Il sole inizia senza fretta la discesa sulle vestigia della città antica. E dopo la pausa notturna tornerà a illuminarle. I turisti al termine di un’intensa giornata di visita si apprestano a lasciare gli Scavi, gettando l’occhio a quel che incontrano lungo la via, cercando di carpire qualche ultimo brandello della grandezza che fu, da mandare a memoria o da immortalare con la reflex o il cellulare. Defluiscono attraverso il Quadriportico, arrossato da mille e mille papaveri in fiore, verso l’uscita di piazza Esedra. Ed è proprio mentre s’avvicina la quiete dell’ora vespertina che il prossimo Teatro Grande s’infiamma per l’entusiasmo incontenibile di oltre cento studenti delle scuole superiori del territorio che partecipano da mesi al progetto «Sogno di Volare». 

Dopo tante prove nelle rispettive scuole e nell’Auditorium del Parco archeologico, è il secondo test nella prestigiosa location nella quale sabato 22 debutteranno con l’Antigone di Sofocle, la tragedia scelta quest’anno per rinforzare il processo di recupero dell’identità avviato nel 2021 per iniziativa del direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel. Fin dall’inizio, il demiurgo che traduce l’idea in realtà è il drammaturgo e regista Marco Martinelli. È arrivato da qualche minuto e dal centro dell’orchestra saluta i suoi ragazzi che lo applaudono dalla cavea per riconoscergli ancora una volta il ruolo di loro “capitano”. Le posizioni si invertono. Giù gli attori, Martinelli si accomoda in platea al fianco dei fidati aiuto Valeria Pollice e Gianni Vastarella. Vicino si siede anche Zuchtriegel: è in uscita il suo ultimo libro «Quando gli dei lasciarono il mondo. L’ultima estate di Pompei»; ma, nonostante gli impegni, non vuole perdersi le emozioni che anche una prova sa regalare. 

Sarebbe il caso di dire, soprattutto una prova. Eh sì. Perché, credeteci, è difficile non emozionarsi assistendo all’ennesimo compiersi di uno dei massimi capolavori della letteratura teatrale di tutti i tempi ad opera di ragazze e ragazzi tra i 15 e 18 anni, pervasi da Dioniso, come lo erano gli attori più bravi dell’Atene di 2.500 anni fa. Nella quale, come proprio Martinelli ricorda spesso, non c’erano i critici teatrali e il valore di una rappresentazione veniva valutata alla fine dagli stessi spettatori in base alla percepita presenza sulla scena dell’ambiguo dio. «Ma, stasera, Dioniso c’era?», ci si chiedeva.

Guidati dal regista, spesso costretto a venir giù dagli spalti per correggere una postura o mostrare la corretta disposizione degli attori, i ragazzi prendono sempre più confidenza con lo spazio scenico. Studiano i movimenti, cercano i sincronismi, impresa non facile con un coro studiatamente ipertrofico rispetto a quello dell’antica Grecia. Senza scocciarsi, ripetono le scene. Anche tre, quattro, cinque volte se necessario. Il testo originale è stato solo il punto di partenza di un esercizio creativo collettivo. E tuttora, in dirittura d’arrivo verso il grande giorno, qualcosa cambia: si aggiunge una battuta, si muta un ingresso o un’uscita di scena. Non ci sono ancora le musiche, i costumi le luci solo in parte. Ma l’atmosfera nel teatro è già magica, anche per l’odore intenso di resina dei cipressi e dei pini marittimi che ricorda che si va verso l’estate, nonostante qualche improvvisa refola, freschetta, che arriva da Ponente.

Sì, il testo muta, si evolve, adattandosi anche alla lingua del luogo. Ma lo spirito della tragedia resta intatto. Creonte e Antigone, l’incarnazione della legge dello stato il primo, di quella divina la protagonista eponima. Tiranno il primo, eroina la seconda? È solo una lettura plausibile, forse la più accreditata. La questione ha appassionato nei secoli giuristi, filosofi del calibro di Hegel, soprattutto ha fatto riflettere, sognare e piangere milioni di spettatori. La prova continua con il contributo anche dei giovanissimi assistenti. Mirjam, ventunenne di Torre del Greco è stata una protagonista sul palco del «Sogno» prima di passare dall’altra parte. «Per ora — confida — studio Scienze motorie e mi diverto a dare una mano per lo spettacolo. Mi piacerebbe dedicarmi alla regia per professione? Forse si. Ma si vedrà in seguito».

Sulle gradinate ci sono anche i professori che accompagnano i ragazzi. Si farà tardi stasera. Il rientro con le navette non avverrà prima delle 22,30. Ma si dispongono con pazienza all’attesa. Margherita Marino è la delegata del liceo Pitagora-Croce di Torre Annunziata. Osserva divertita Alessandro, un diciottenne del suo istituto, che sarà uno dei tre interpreti di Creonte (ci saranno altrettante Antigone). «È uno studente del linguistico. E ha anche un buon profitto. Non so quanti video ha girato nei nostri laboratori. Sembra proprio tagliato per la recitazione, ha partecipato fin dalla prima edizione. Ora è alla quinta».

Martinelli non perde una sola azione. E ora è il “capitano” che applaude i suoi ragazzi: «Siete un quadro meraviglioso. Ma voglio vedere tutti i volti, i capelli dovete tirarli indietro». Per un ragazzo con la zazzera folta e ribelle s’vvicina pericolosamente una seduta dal barbiere. C’è una pausa. E Antigone (Valentina) e Creonte (Christian) per una volta non sono avversari. Ma si ritrovano a mangiare la pizza insieme. Il «Sogno di Volare» è anche questo.

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