Gusto, viaggio tra le osterie del Garda dove abbondano le stelle Michelin ma non c'è alcuna «Chiocciola»
Il paradosso del lago sulla sponda bresciana: solo ora vediamo un po’ di movimento sul fronte trattorie e osterie, mentre la ristorazione raggiunge risultati da Costiera in Campania.
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Gusto, viaggio tra le osterie del Garda dove abbondano le stelle Michelin ma non c'è alcuna «Chiocciola»
di Maurizio BerteraIl paradosso del lago sulla sponda bresciana: solo ora vediamo un po’ di movimento sul fronte trattorie e osterie, mentre la ristorazione raggiunge risultati da Costiera in Campania.
È un (apparente) paradosso del Garda bresciano. Uno dei luoghi con il maggior tasso di locali importanti, stellati Michelin o comunque segnalati dalla guide più importanti. Ma sulle trattorie e osterie, lo stato di forma è diverso. Facciamo ordine: da Limone a Sirmione, dopo l’uscita di scena del Lido 84, ci sono ben undici Stelle Michelin, nove singole e la doppia di Villa Feltrinelli quindi siamo ai livelli della Costiera in Campania. Invece, andiamo un po’ in crisi sul fronte trattorie e osterie: ce ne sono di meritevoli (vedi la nostra selezione) ma solo ora vediamo un po’ di movimento. Non è un caso se nella bibbia in materia, ossia la guida Osterie d’Italia edita da Slow Food, non c’è una sola Chiocciola – massimo riconoscimento - sul grande lago tra le sei in provincia di Brescia.
E nell’edizione 2026 ci sono quattro segnalazioni: La Genzianella a Gargnano (che è anche Locanda), La Miniera a Tignale (famosa anche per la selezione di oli), Clementina a Sirmione (precisamente a Rovizza) e l’emergente Gattolardo nel centro di Desenzano, a dimostrazione che in una cittadina turistica (sin troppo, per noi) si può serenamente proporre il pescato di lago, in tante ricette. Poi, c’è un icona -amatissima dagli stranieri e da tanti Vip – quale l’Osteria dell’Orologio nei secoli fedele con il coregone alla griglia, il capretto della domenica, la pasta fatta in casa.
Ci sono però dei segnali da non sottovalutare, positivi. In primis l’attenzione di cuochi esperti e affermati al tema. Nel centro di Salò, da quattro anni, Matteo Felter – enfant du pays con una lunga esperienza nel Grand Hotel Fasano – ha portato la sua mano felice alle Rose e continua a fare un bel lavoro, insieme alla sorella Ottavia che cura sala e cantina. Felter alle Rose è un’osteria contemporanea che guarda al territorio ma non si chiude a tutto quello che è buono: due signature dish come il vitello tonnato e l’anguilla laccata alle erbe di campo sono in carta con i golosi tortellacci all’ortica, formaggio Blaccaoro della Valsabbia e tartufo della Valtenesi.
Dieci minuti di auto separano il locale storico di Felter da quello ristilizzato da poco che ha in regia i fratelli Leali: il P.J. sulla Gardesana, in quel di Cunettone, è diventato Leali Osteria dove la buona cucina sincera dello stellato Andrea e l’eccellente cantina del fratello Marco sono al servizio di un pubblico mai così trasversale. C’è chi siede per la torta di rose salata con la coppa come per il famoso toast con le sarde, per i casoncelli di pane e faraona arrosto come per l’ottimo luccio conciato e polenta bianca.
Salò, vuoi per la movida più intensa del lago vuoi per una tradizione di locali, attira anche gli addetti ai lavori non gardesani: ci sono due brianzoli, i fratelli Cristian e Mirko Fugagnoli, dietro il successo de La Vigna dei Bagaj: è un’osteria storica a Trobiolo (frazione di Roe Volciano che si trova sopra il golfo) che nel 2022 è stata presa in gestione dai bagaj (ragazzi in brianzolo) che quattro anni fa si sono innamorati del luogo e di tutto il buono che il Garda e le colline regalano a chi sa scegliere. Così nel menu, insieme a proposte che sanno di Lombardia interna (crocchette di risotto allo zafferano, guancetta di maiale con mele e prugne secche) spunta una grande lasagnetta al ragù bianco di lago che viene preparata in base al pescato del giorno. Perché, oggi, un’ osteria e una trattoria devono essere così: comanda la stagione, comanda la natura.
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