L’impulso possibile all’Europa
Serve un «patto» tra maggioranza e opposizione per questa fine legislatura
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L’impulso possibile all’Europa
Mario Monti | 16 maggio 2026Serve un «patto» tra maggioranza e opposizione per questa fine legislatura
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Sul Corriere del 19 aprile auspicavo che nei residui 12-15 mesi di questa legislatura l’Italia si proponesse, con una convergenza ad hoc tra maggioranza e opposizioni, di dare all’Unione europea un impulso concreto di cui ha grande bisogno. Ulteriori riflessioni e scambi di opinioni con esponenti politici mi fanno ritenere che non sia un obiettivo impossibile.
Lo stato d’animo del governo e della maggioranza, dopo l’esito del referendum sulla giustizia e il continuo precipitare della credibilità del presidente Trump, appare comprensibilmente, come dire, riflessivo. Intervenendo al Senato nei giorni scorsi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dismesso, opportunamente, l’abito battagliero e ha detto «le nostre porte sono sempre aperte a chi vuole collaborare».
Le opposizioni potrebbero essere tentate, e sarebbe comprensibile dopo tre anni e mezzo di linea «muro contro muro» praticata dal governo, di lasciare che la maggioranza marcisca come un frutto sull’albero della superbia e che cada da sé. Ma, oltre a non giovare all’interesse generale dell’Italia e dell’Europa, questo compiaciuto distacco non credo gioverebbe alle stesse opposizioni. Il Paese, anche nella parte cospicua che non apprezza questa maggioranza o che non va a votare, ha probabilmente bisogno di assistere a comportamenti adulti e responsabili da parte delle forze politiche.
Inoltre, la comprensibile difficoltà delle opposizioni nel risolvere le questioni dei raggruppamenti e della eventuale leadership unitaria, non proietta all’opinione pubblica un’immagine molto costruttiva, capace di creare una forte fiducia in vista delle elezioni.
Insomma, se maggioranza e opposizioni, lavorando insieme su un piccolo numero di questioni centrali per l’Ue, dessero l’idea che per una volta si occupano concretamente e in armonia dei nostri figli e nipoti, invece di accapigliarsi su questioni spesso irrilevanti per la vita reale del Paese, il clima politico sarebbe più respirabile e trasparente.
La politica italiana ha già altre volte dimostrato che, pur mantenendo ogni parte la propria fisionomia, è possibile incontrarsi. Lo è stato, ad esempio, quando si è trattato di entrare nell’euro fin dall’inizio (1996) e poi di superare una grave crisi finanziaria che rischiava di farcene uscire (2011). Ma anche, sempre su un tema europeo, quando l’Italia fu l’unico Stato membro nel quale la ratifica del Trattato di Lisbona avvenne per approvazione unanime dei due rami del Parlamento, senza alcun voto contrario o astensione (2008).
In questo caso, sarebbe segno di grande maturità proporsi un accordo con orizzonte 2008. Perché? Per tre ragioni.
Primo, l’adozione di una linea unitaria su alcuni aspetti unitaria per l’Europa, con un orizzonte che scavalchi le elezioni politiche del 2027, metterebbe l’Italia al riparo dalle tensioni sui mercati finanziari che di per sé non sono affatto improbabili già per gli effetti del caos Trumpiano.
Secondo, una battaglia elettorale, che dovrà essere del tutto aperta e aspra su tante questioni, ma che possa dare per acquisita un’Italia nella cerchia più avanzata dell’integrazione europea e una postura favorevole ad un’Europa più forte, aiuterebbe l’Italia nei mercati.
Terzo, l’Italia eserciterà la presidenza ruotante della Ue nel primo semestre del 2028, venendo dopo Stati membri non dei maggiori: Irlanda, Lituania, Grecia. Un’Italia con una politica europea definita in modo unitario e in anticipo permetterebbe al nostro Paese di esercitare un’influenza forse senza precedenti. E la presidenza verrebbe preparata adeguatamente, senza lasciare l’affanno al governo che uscirà dalle urne magari poche settimane prima dell’inizio della presidenza.
C’è un’altra circostanza particolare. I tre maggiori Stati membri — Germania, Francia, Italia — hanno in comune un fattore che ha sempre preoccupato molto gli europeisti tradizionali: una grande forza politica di destra (non di centro-destra), rispettivamente Alternative fur Deutschland, Rassemblement National, Fratelli d’Italia.
Ma solo l’Italia ha già avuto l’esperienza di un governo di destra. Ciò che per gli altri è incognito, in Italia è ormai abbastanza conosciuto, nel bene e nel male a giudizio di ciascuno. E bene o male, secondo i punti di vista, siamo sopravvissuti come Stato membro della Ue, pur con la complicazione di una forte vicinanza con gli Stati Uniti di Trump.
Quali potrebbero essere i punti di un possibile accordo di «impulso italiano all’Europa»? Dovrebbero essere le parti politiche a ragionare in proposito.
Due temi da considerare, nella prospettiva di un’Europa più forte, dovrebbero essere a mio parere quello del superamento dell’unanimità per certe materie (magari alla condizione che si realizzino determinati progressi su altri fronti) e l’idea che la Ue promuova un collegamento tra tutti i Paesi che, nei vari continenti, sono ancora sostenitori dello stato di diritto e del multilateralismo, valori ai quali non intendono rinunciare. Nulla contro gli Stati Uniti di Trump, massima apertura agli Stati Uniti quando volessero farne parte, ma nessuna timidezza pensando che Trump possa non gradire. Dopo tutto, sarebbe il passo più «americano», pensando alla storia del Dopoguerra, che l’Europa potrebbe compiere.
16 maggio 2026
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