Autarchico e vibrante: il calcio degli anni 70
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Caro Aldo,
ho letto il suo epicedio di Evaristo Beccalossi. Lei sembra avere una grande passione per il calcio anni 70. Calcio autarchico.
Posso chiederle i motivi?
Marco Ferreri, Milano
Caro Marco,
ognuno si affeziona ai campioni della propria giovinezza. Le interviste a Dino Zoff, Gianni Rivera, Sandro Mazzola, Marco Tardelli, Fabio Capello le ricordo tra le più belle, proprio perché mi hanno consentito di conoscere quelli che per me erano ragazzi in maglia azzurra (Zoff a dire il vero no, e non solo perché vestiva di grigio; Zoff ragazzo sembrava non esserlo mai stato, era un fratello maggiore, se non un padre, di quelli che davano sicurezza. Questo è sempre stato il suo maggior pregio: non il tuffo spettacolare, non l’uscita spericolata; la sicurezza che dava ai difensori e a tutta la squadra).
È vero, il calcio anni 70 era autarchico. Non si potevano ingaggiare stranieri. Retaggio della sconfitta con la Corea ai Mondiali inglesi del 1966. Potevano giocare solo quelli che erano già qui. Come Haller, che vidi segnare e vincere lo scudetto con la Juve contro il Lanerossi Vicenza, nella primavera del 1972, la prima volta che il mio papà mi portò allo stadio. Oggi quella norma sarebbe impossibile. E giustamente. Però l’autarchia fece bene al calcio italiano, visto che in Argentina nel 1978 e in Spagna nel 1982 schierammo Nazionali fortissime. I club non vincevano la Coppa dei Campioni — la Juve arrivò in finale nel 1973 ma l’Ajax di Cruijff era troppo più forte —, però erano competitivi. E soprattutto il campionato non era triste. Non era un cimitero per elefanti o la scena per ex giovani promesse mai diventate realtà. Era combattuto, vibrante, pieno di rivalità, come quella tra la Juve e il Toro nel biennio tra il 1976 — ultimo scudetto granata — e il 1977, quando la squadra di Trapattoni vinse campionato e Coppa Uefa. Può darsi che pure il campionato di oggi visto con gli occhi di un bambino sia affascinante. Ma temo che i bambini preferiscano gli highlights.
16 maggio 2026
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