La clonazione virtuale da social
Corriere della Sera - Cultura

La clonazione virtuale da social

Sabato 16 maggio 2026
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La nostra convivenza con l'AI è tutto sommato recente ma sta già creando delle piccole mutazioni nella percezione delle cose

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La clonazione virtuale da social

di Diego De Silva

La nostra convivenza con l'AI è tutto sommato recente ma sta già creando delle piccole mutazioni nella percezione delle cose

Scorrendo la pagina di Instagram, m’imbatto in un video dove un signore ultrasessantenne che porta gli anni da dio, beato lui, elargisce consigli nutrizionali per ultracinquantenni (e se lui ha superato i sessanta arrivandoci in quella forma, c’è da prenderlo in parola).
A parte il senso di colpa per alcuni dati che ignoravo (tipo che tra uno yogurt cremoso alla frutta e un dessert non c’è alcuna differenza: saperlo prima, avrei fatto merenda coi donuts), o che al pane bianco è preferibile quello integrale o a fermentazione naturale, perché il processo di raffinazione elimina la crusca (detto così, ti pare di prendere molto sul serio la tua alimentazione, come se alzare un po’ le tue competenze sul tema fornisse un apporto motivazionale, risarcitorio, al supplizio della dieta), quello che mi ha più colpito del reel in questione è che a un certo punto (quanto dura un video di Instagram, un minuto e mezzo? Due?) ho sospettato del video stesso. Mi sono cioè accorto, assecondando una sorta di riflesso automatico dubbioso dell’occhio, di fissare la bocca del signore che elencava gli alimenti da evitare come se il suo movimento labiale non mi convincesse. In altre parole, ho avuto l’impressione che il video fosse falso, o meglio, creato con l’intelligenza artificiale. Del resto, è un po’ che vediamo in rete donne e uomini creati artificialmente, spesso anche in maniera non occulta (genere: «Tratto da una persona vera»), e questa clonazione virtuale non ci ha turbato più di tanto.

La nostra convivenza con l’AI è tutto sommato recente, ma sta già creando delle piccole mutazioni nella percezione delle cose, delle abitudini reattive con cui cerchiamo di difenderci dalla falsificazione della realtà. Spesso, sono proprio le labbra a svelare il trucco: le bocche artificialmente create hanno piccoli scatti nevrotici, o lievi lentezze incongrue rispetto alla parola pronunciata, piccoli fuori-sincrono che fanno scattare l’allarme. Allora la nostra fiducia ha una battuta d’arresto, va in pausa, e al suo posto scatta l’osservazione, il senso critico, l’aguzzamento della vista, per usare un termine familiare agli aficionados della Settimana Enigmistica; e ci concentriamo sul particolare, che basta da solo a sbugiardare l’opera, come se tirassimo via un mattone dalla base di una torretta e venisse giù l’intero costrutto.
Qualcuno dirà: chi se ne frega se quel video è autentico o creato artificialmente; se quel signore esiste davvero o è stato studiato a tavolino digitale. Conta che le informazioni elargite siano vere, o almeno verificabili.
Obiezione validissima. Ma finché riusciamo a conservare la capacità di scovare un falso anche quando dice il vero, vuol dire che restiamo affezionati a un’idea di realtà che non abbiamo ancora perso. Almeno finché l’AI sarà in grado di correggere anche questi piccoli difetti che, almeno al momento, almeno ogni tanto, riusciamo ancora a scovare.
A sabato prossimo.

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