Bergamo, «La Valle scalza» e la storia di Gianfry Bonaldo proiettata a Lo Schermo Bianco
Corriere della Sera - Cultura

Bergamo, «La Valle scalza» e la storia di Gianfry Bonaldo proiettata a Lo Schermo Bianco

Lunedì 11 maggio 2026
3 visualizzazioni

La vita a contatto con la natura e un documentario che racconta una scelta di vita radicale: il successo della presentazione al Trento Film Festival

Sempio in un soliloquio del 2017: «È successo qualcosa quel giorno...alle nove e mezza». Per i pm l'orario in cui si sarebbe presentato a casa Poggi

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Bergamo, «La Valle scalza» e la storia di Gianfry Bonaldo proiettata a Lo Schermo Bianco

di Redazione Bergamo

La vita a contatto con la natura e un documentario che racconta una scelta di vita radicale: il successo della presentazione al Trento Film Festival

Quando Gianfranco «Gianfry» Bonaldo decide, a fine anni Novanta, di vivere a piedi nudi nella natura della Val Grande, inizia un percorso di vita e di rapporto con l’ambiente e con se stesso da cui non tornerà più indietro. Sfilandosi le scarpe, si tolse di dosso anche ogni sovrastruttura sociale per trascorrere 16 anni tra le rocce, silenzi e scelte radicali in Val Grande. Una testimonianza, la sua, raccontata dal nuovo documentario «La Valle scalza», diretto da Carlo Prevosti e Alberto Maroni Biroldi e presentato con successo di critica e pubblico alla 74esima edizione del Trento Film Festival. 

Il documentario non si limita a osservare dall'esterno la scelta di un eremita moderno, ma scava nelle ragioni di un riscatto che parte dal rifiuto di un passato difficile per approdare a una riconciliazione totale con il mondo naturale. Attraverso il recupero di materiali inediti, il film permette allo spettatore di immergersi nella quotidianità di Bonaldi: lo si vede ridere sotto la neve, muoversi con agilità tra i sentieri e abitare gli alpeggi più remoti con una dignità che sfida il concetto stesso di solitudine.
Il documentario sarà proiettato a Bergamo il 21 maggio a Lo Schermo Bianco nell’ambito della rassegna il Grande Sentiero off-road, in collaborazione con il Club Alpino Italiano - Sezione di Bergamo e Laboratorio 80. 

Bonaldo, conosciuto come l’eremita scalzo, è raggiunto dai curatori del documentario per farsi raccontare la propria storia. E quando gli viene lasciato un computer, un pannello solare e una go-pro per realizzare dei video, il suo racconto parte. Una testimonianza che risulterà postuma, perché alla morte di Bonaldo questa documentazione video verrà ritrovata senza che il regista e protagonista di queste immagini possa dire più alcunché.
Lascelta narrativa trasforma il film in un dialogo vivo, dove la voce e lo sguardo del protagonista non sono solo un ricordo: la narrazione si arricchisce delle testimonianze di chi ha condiviso con lui un pezzo di cammino, una notte in bivacco o un semplice sguardo, restituendo la complessità di un uomo che, pur vivendo ai margini, ha lasciato un’eredità spirituale profondissima.  La morte di Bonaldo, avvenuta nel 2015 per un beffardo e tragico incidente, non mette fine al viaggio, ma ne sigilla la coerenza. L’approccio scelto dai registi Carlo Prevosti e Alberto Maroni Biroldi nasce proprio dalla potenza di queste tracce. 

«L’intento – spiegano - è stato infatti  di accompagnare il suo sguardo e provare a capire fin dove può spingersi un essere umano nel tentativo di riconquistare la propria libertà. Ha sognato di realizzare il suo film, il più selvaggio che si possa immaginare. La Valle scalza nasce da questo desiderio. Il suo rapporto diretto e senza mediazioni con la natura della Val Grande si manifesta nelle riprese in soggettiva: i piedi nudi sulla neve, il ritmo delle stagioni, il silenzio profondo di una valle lontana dal rumore del mondo».

Vai a tutte le notizie di Bergamo

Iscriviti alla newsletter di Corriere Bergamo

11 maggio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Furto da Daminelli strumenti musicali, tre uomini incappucciati prendono le vetrine dei fiati a mazzate

I ladri hanno puntato alla vetrinetta dei flauti: ma il danno maggiore è per il furto di componenti preziose

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo