Maggio Musicale Fiorentino, un ballo in maschera con JFK e Marilyn Monroe (in un turbinio di tradimenti)
Nuovo allestimento dell’opera ambientata nell’America anni 60 con la maga trasformata in Martin Luther King. Sul podio debutta il maestro Emmanuel Tjeknavorian. La regista Valentina Carrasco: «Sembra che Verdi abbia predetto l’assassinio»
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Maggio Musicale Fiorentino, un ballo in maschera con JFK e Marilyn Monroe (in un turbinio di tradimenti)
di Caterina Ruggi d'AragonaNuovo allestimento dell’opera ambientata nell’America anni 60 con la maga trasformata in Martin Luther King. Sul podio debutta il maestro Emmanuel Tjeknavorian. La regista Valentina Carrasco: «Sembra che Verdi abbia predetto l’assassinio»
Un ballo in maschera con John Kennedy, Jackie, Marilyn Monroe, persino Martin Luther King. È ambientata nell’America anni Sessanta — con un salto temporale di tre secoli rispetto alla versione originale — il secondo titolo lirico del Festival del Maggio Musicale Fiorentino: l’opera di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Somma, in Sala Grande per cinque recite (martedì 12, venerdì 15 e venerdì 22 maggio, ore 20; domenica 17 e 24, ore 15.30).
Una rilettura rinnovata di un titolo di grande repertorio, dopo la contemporaneità proposta come apertura del Festival, che ha riscontrato «un grandissimo successo, sia di pubblico che di critica internazionale. La morte di Klinghoffer è stata una scelta audace, che però ha pagato veramente. Credo che questa sia la strada che deve percorrere il Maggio: unire alla grande tradizione anche la modernità e il futuro. È stato un messaggio che il pubblico ha capito e che ha molto gradito», ha detto i sovrintendente Carlo Fuortes.
«Sono molto felice di portare al Maggio Un ballo in maschera — che era stato qui solo due volte negli ultimi cinquant’anni — con il maestro Emmanuel Tjeknavorian (che dirigerà anche il concerto di sabato 16 in Sala Metha, sostituendo Myung-Whun Chung) al suo debutto assoluto alla direzione di un’opera lirica, ma che già durante le prove ha dimostrato maturità tecnica e maestria assolute. E con la regia di Valentina Carrasco, che ha avuto un’idea per me molto giusta. Gli anni 60 in America sono stati il primo momento in cui la rappresentazione pubblica del potere ha avuto mediaticità. Da allora la vita politica è cambiata, e così siamo arrivati a chi ci governa adesso».
«Sembra che Giuseppe Verdi abbia predetto l’assassinio di JJK», dice Valentina Carrasco spiegando la scelta di accostare al presidente statunitense il protagonista Riccardo, governatore di Boston (personaggio ispirato alla figura storica del re Gustavo III di Svezia), che per inseguire una sorta di mediaticità si trova nei posti sbagliati e si attira inimicizie. Un donnaiolo, che con l’amore per Amelia scatena la gelosia del marito di lei, Renato, il suo migliore amico, spingendolo a unirsi ai congiurati e a ucciderlo, durante il fatidico ballo in maschera.
«Al cuore narrativo di questo capolavoro (il Verdi che preferisco, musicalmente e drammaturgicamente) — dice la regista — c’è la storia di un grande leader, molto carismatico e popolare che però, all’interno della sua “cerchia”, aveva dei nemici: questo mi ha fatto pensare all’assassinio di John Kennedy, personalità tra le più popolari del secondo Novecento. Anche Riccardo ci si presenta da subito con i suoi conclamati pregi, ma anche con evidenti difetti e una serie di atteggiamenti discutibili: lui stesso è conscio di star tradendo la fiducia di un amico e sodale politico per ragioni sentimentali».
Una figura che strizza l’occhio a Don Giovanni. «Quando scopre che il suo amore è ricambiato, dice ad Amelia “Irradiami d’amore”. Gli interessa sapere che è sua», sottolinea Antonio Poli, che interpreta Riccardo in quattro recite (il 22 ci sarà Max Jota).
Bogdan Baciu e Hae Kang vestono i panni di Renato; Chiara Isotton e Alessia Panza quelli di Amelia. Lavinia Bini è Oscar: una donna, ulteriore conquista di Riccardo. La maga Ulrica, interpretata da Ksenia Dudnikova, è trasformata in Martin Luther King, un leader visionario che si batte per i diritti civili. Le sorprese non mancheranno in quest’opera solo apparentemente leggera. «È la sua duplicità a colpirmi. Da un lato — dice il direttore Emmanuel Tjeknavorian — eleganza, brillantezza, una naturale fluidità del discorso musicale; dall’altro una fragilità costante, la percezione che tutto possa incrinarsi da un momento all’altro. Nulla è davvero stabile».
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