Antonio Faeti: «La letteratura per l'infanzia? È di una complessità incredibile. E c'è ancora molto da scoprire»
Lo scrittore e saggista, amico di Calvino, Fellini ed Eco, ha appena ritirato un altro riconoscimento a Cento: il Premio Letteratura ragazzi
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Antonio Faeti: «La letteratura per l'infanzia? È di una complessità incredibile. E c'è ancora molto da scoprire»
di Piero Di DomenicoLo scrittore e saggista, amico di Calvino, Fellini ed Eco, ha appena ritirato un altro riconoscimento a Cento: il Premio Letteratura ragazzi
I frutti della sua attività sono oggi più visibili che mai, nelle tante allieve e nel fermento editoriale che a Bologna da anni agita libri per ragazzi e fumetti. L’ultimo esempio è il Premio Andersen 2026 per il miglior libro da 6 a 9 anni andato due giorni fa a Piovono maiali, edito dalla casa editrice kira kira, fondata nel 2018 da una sua allieva, Elena Rambaldi. Di questo, e di tanto altro, bisognerebbe ringraziare Antonio Faeti, nato a Bologna nel 1939. Un pioniere capace di incarnare una tradizione tutta bolognese di cura per propri bambini, come gli venne riconosciuto nel 2011 in occasione del conferimento dell’Archiginnasio d’oro. Lo scrittore e saggista amico di Calvino, Fellini, Einaudi, Ginzburg e Umberto Eco ha appena ritirato un altro riconoscimento speciale, a Cento, nel Salone di rappresentanza Credem. Quello dello storico Premio Letteratura ragazzi, al termine dell’incontro «Nel mondo di Antonio Faeti: opere, visioni e nuove pagine» con Sabrina Fava e Tiziana Roversi. Un altro ringraziamento, che di sicuro verrebbe molto apprezzato, sarebbe trovare una soluzione per non disperdere la biblioteca infinita ospitata nella casa dove Faeti vive con la moglie Anna, mostrata nel film Continuare il racconto. Invece sul futuro della borgesiana biblioteca composta di libri, riviste, fumetti, soldatini e giocattoli continua a non registrarsi alcun passo in avanti.
Professor Faeti, il premio di Cento è nato nel 1978 grazie a Gianni Rodari.
«Per me è un grande piacere perché è una sottolineatura che alla mia età sembra coronare una vita di lavoro nella letteratura dell’infanzia e nella pedagogia della lettura».
Lei ha avuto occasione di frequentare Rodari.
«Ho avuto la fortuna di conoscerlo bene. Siccome era un uomo oltre che geniale anche generoso, venni premiato dalla collocazione di una mia opera nella Grammatica della fantasia. Rodari è un riassunto epocale della parte buona della letteratura per l’infanzia. Perché veniva dal “Pioniere” ed era di sinistra, una dimensione che non era quella imperante perché la letteratura per l’infanzia veniva invece da una dimensione conservatrice, di presenza severa di custodi. Con Rodari cambia tutto e in modo così piacevole da essere diventato una presenza fondamentale».
Nella motivazione si sottolinea il suo ruolo di iniziatore e formatore di generazioni di studiosi e lettori.
«La letteratura per l’infanzia ha una sua complessità, che deriva dal fatto che chi la crea ha in mente tutto quello che di problematico si ha quando si sceglie come interlocutori bambini o giovanissimi. Perché creare per destinatari problematici, pur nella loro apparente semplicità, è qualcosa che richiede attenzione. Se si prende un capolavoro come Pinocchio, che ha avuto tante variazioni e deriva dall’officina di un autore schivo e solitario, ci troviamo di fronte a quella doppiezza che connota la letteratura per l’infanzia».
Lei, che è risultato fondamentale nello sdoganare la letteratura per l’infanzia, oggi quale ruolo ritiene che occupi?
«C’è stato un sicuro mutamento rispetto alla nostra più consolidata tradizione. È cresciuta la consapevolezza dei genitori e con l’università si è qualificata la formazione degli insegnanti. Un quadro che facilita una presenza all’insegna di quell’eccitante mistero che è il primo approccio, di bambini che sono capaci di decifrare quelle letterine e saperle tradurre in suoni. Una delle svolte più sconvolgenti nella vita di ognuno».
Lei ha attraversato tante stagioni della letteratura per l’infanzia. Ma ha ancora il piacere della scoperta?
«Penserei di sì, la scoperta è legata alla diversità, all’esplorazione di zone poco battute. Ci sono ambiti diversi per cui, per esempio, oggi non c’è un’eredità precisa della dimensione pinocchiesca. Eppure ci sono altri spazi».
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10 maggio 2026 ( modifica il 11 maggio 2026 | 12:33)
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