Concita De Gregorio racconta la malattia. No alla retorica del «combattimento»
Corriere della Sera - Cultura

Concita De Gregorio racconta la malattia. No alla retorica del «combattimento»

Lunedì 11 maggio 2026
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«La cura» è il nuovo libro della giornalista e scrittrice. Un testo soprattutto «politico»: la vera lotta è quella per ottenere cure uguali per tutti

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Concita De Gregorio racconta la malattia. No alla retorica del «combattimento»

di Mirella Armiero

«La cura» è il nuovo libro della giornalista e scrittrice. Un testo soprattutto «politico»: la vera lotta è quella per ottenere cure uguali per tutti

Concita de Gregorio

È un tocco lieve quello usato da Concita De Gregorio per costruire il suo nuovo libro, «La cura», Einaudi (lunedì 11 a Napoli la presentazione, ore 18 a La Santissima). E la scelta di un registro così delicato, intenso ma non privo di ironia, non poteva essere più felice, per evitare le trappole del melò o del sentimentalismo insite nel tema trattato, che è quello della malattia. Il punto è che l’autrice, attraverso la propria dolorosa esperienza personale, elabora un memoir che è prima di tutto un testo politico perché intende portare sul terreno del discorso pubblico una materia troppo spesso relegata esclusivamente alla sfera del privato, delle vite individuali. Il malato viene esortato a trasformarsi in «combattente», coraggioso e pronto a sfoderare le armi, ma da questa visione militaresca della malattia ne consegue che chi soccombe non ha lottato abbastanza. Chi non guarisce non è stato capace di trasformarsi in «leone». Mentre sarebbe davvero opportuno considerare gli investimenti inadeguati della politica sulle cure, sulla ricerca, sugli ospedali.

E se c’è un fronte sul quale combattere è proprio quello. «I tagli alla sanità e alla ricerca, come la circolazione delle armi, producono morte. Servono politiche, serve prevenzione e investimento, serve una lotta — questa sì è una battaglia — contro l'ignoranza e l’avidità». Per fortuna poi dentro un sistema sanitario con molti limiti ci sono i singoli. Che ti possono sorprendere, illuminare, affiancare nel difficile percorso. Siano medici, infermieri, ma anche altri pazienti o una psicoterapeuta greca capace di ascoltarti davvero, come accade all’autrice. Sono tanti gli incontri che Concita De Gregorio racconta con misura e pudore, ma anche con trasporto. Vicine di letto, come Angelina. Ma anche chi aspetta come te in sala d’attesa, i veterani che conoscono già la strada, l’infermiere di Ruvo di Puglia che conosce tutte le canzoni e le canta mentre sei sotto i ferri per domare la paura. Una formidabile umanità, che lascia il suo segno. E se la malattia divide il «prima» dal «dopo», cambia per sempre l’esistenza, spezza una linea che credevi tracciata, sono proprio le persone capaci di accompagnare e in definitiva di amare a fare una profonda, insostituibile differenza. 

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11 maggio 2026 ( modifica il 11 maggio 2026 | 09:11)

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