Moderna, rivoluzionaria, outsider: è Grazia Deledda
Corriere della Sera - Cultura

Moderna, rivoluzionaria, outsider: è Grazia Deledda

Sabato 9 maggio 2026
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In «Leggere Deledda» (Carocci) Monica Cristina Storini dedica alla prima donna italiana a ricevere il Nobel per la Letteratura, cento anni fa, un ritratto. Saggista, autrice teatrale e autrice di racconti riuscì non solo a vivere di scrittura in un'epoca in cui  alle donne si riconosceva ben poco spazio nella sfera pubblica e culturale, ma a fare della sua attività il perno economico della famiglia

DOMENICA 10 MAGGIO

Moderna, rivoluzionaria, outsider: è Grazia Deledda

In «Leggere Deledda» (Carocci) Monica Cristina Storini dedica alla prima donna italiana a ricevere il Nobel per la Letteratura, cento anni fa, un ritratto. Saggista, autrice teatrale e autrice di racconti riuscì non solo a vivere di scrittura in un'epoca in cui  alle donne si riconosceva ben poco spazio nella sfera pubblica e culturale, ma a fare della sua attività il perno economico della famiglia

di Simone Innocenti

Forse bisogna partire dalla fine di Leggere Deledda (Carocci, pp. 143, euro 13,50), il volume che Monica Cristina Storini dedica alla prima donna italiana a ricevere il premio Nobel per la Letteratura (1926), per capire l’ottica della studiosa. Scrive infatti Storini, professoressa ordinaria di Letteratura italiana alla Sapienza di Roma, che il romanzo postumo della scrittrice sarda, Cosima (Treves, 1937), è prima di tutto «il racconto di una vocazione. L’elemento più rivoluzionario dell’opera consiste nella rappresentazione di una donna che, nonostante i limiti imposti dalla società patriarcale e dalle convenzioni borghesi, riesce ad affermarsi come intellettuale, in un’epoca in cui alle donne si riconosceva ben poco spazio nella sfera pubblica e culturale». 

E mai tesi fu più azzeccata, considerato che Grazia Deledda – nata a Nuoro nel 1871 in una famiglia benestante e morta a Roma nel 1937 – riuscì non solo a vivere di scrittura ma a fare della sua attività il perno economico della famiglia: Palmiro Madesani, un funzionario del Ministero delle finanze col quale si sposa a Nuoro l'11 gennaio 1900, lascia il suo lavoro per diventare agente letterario «ante litteram» della moglie. La Deledda è una scrittrice prolifica, ricorda la professoressa Storini, che si occupa di scritture femminili: l’autrice sarda è infatti saggista, autrice teatrale e autrice di racconti. Ma è anche una donna che – una volta stabilitasi a Roma – riesce a coltivare con maggior forza i rapporti con chi traduce o con le scrittrici e gli intellettuali dell’epoca. E pure in questo senso Deledda è stata un'autrice profondamente moderna, consapevole di tutti i meccanismi della nascente industria culturale.

Il libro di Storini è suddiviso in sei capitoli: cinque ripercorrono il percorso letterario della premio Nobel, quello che va da un lungo e «consapevole apprendistato» – visto che Deledda, come dimostrano le sue lettere, aveva ben chiaro il suo destino da scrittrice – fino all’ultima fase della sua produzione letteraria che passa dalla stagione dei grandi romanzi come Canne al vento (Treves, 1913), Marianna Sirca (Treves, 1915) e La madre (Treves, 1920). Un sesto capitolo mette al centro gli ambiti di scrittura che esulano dal romanzo.

Storini analizza la figura di Deledda in maniera precisa riuscendo a inserirla nel contesto storico dell’epoca: è molto interessante la parte relativa alle tematiche letterarie che ruotano attorno alla Prima guerra mondiale. Figure femminili, figure maschili, ferree tradizioni sarde, consuetudini italiane, religione, religiosità: Storini «setaccia» ogni aspetto che è presente nell’opera deleddiana e lo incrocia con le lettere della scrittrice stessa. Degli oltre cinquanta volumi che la Deledda ha pubblicato in vita, la studiosa sceglie – per ovvie ragioni di spazio – di concentrarsi su alcuni titoli per spiegare come, ad esempio, Marianna Sirca sia «un romanzo di passione e di rinuncia, di desiderio e di dovere, che riflette la consueta poetica deleddiana incentrata sul senso tragico della vita, sull’ineluttabilità del destino e sulla tensione costante tra natura e cultura, tra impulso vitale e ordine comune». Questa potenza di stile è quella – per paradosso – di un’autodidatta, come spiega l’autrice del volume. Un dato biografico che diventa «un altro aspetto tipico della scrittura femminile del Novecento, vale a dire quella propensione alla contrapposizione costante alla tradizione più accreditata, il rifiuto a (o l’impossibilità di) essere inquadrata in qualsiasi scuola e movimento dominante». Un outsider della letteratura, insomma. Con uno stile – allora come adesso – fuori dai canoni. 

Nell'immagine: ritratto di Grazia Deledda di Plinio Nomellini (particolare; 1914).

Su «la Lettura» #754, in edicola e in questa App, Jessica Chia intervista il regista Peter Marcias e l'autore Marcello Fois in occasione dell'uscita del film (dal 14 maggio per Europictures) «Quasi Grazia», tratto dal romanzo (omonimo) in forma teatrale scritto da Fois per Einaudi nel 2016 intorno alla figura di Grazia Deledda. I due lo presenteranno al Salone del Libro di Torino giovedì 14 alle 16 (Spazio Sardegna). Nel nuovo numero un focus di 22 pagine speciali è dedicato al Salone (14-18 maggio).

9 maggio 2026 ( modifica il 10 maggio 2026 | 17:28)

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