I gialli non esistono, Garlasco è l’eccezione
I gialli non esistono, Garlasco è l’eccezione
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
volevo scriverle ancora stamattina alle 6.15, orario in cui di solito leggo il Corriere su iPad. Dopo 3 minuti ho chiuso il giornale, dalla prima pagina in poi solo Sempio, Poggi... Non sono uno che cerca notizie importanti, però non accetto neanche un massacro del genere. Sono mesi che il Corriere sembra una succursale di Oggi. Capisco che i giornali, come tutte le aziende, devono far quadrare i bilanci… Mi perdoni lo sfogo, sono un suo assiduo lettore. In pratica in questo periodo guardo il Corriere per leggere la sua risposta ai lettori.
Gerardo Dalbon, Darè
Caro Gerardo,
le confesso che in casa mia da ragazzo non entrava l’Espresso ma Oggi, cui sono onorato ora di collaborare. Su un punto però, almeno in parte, la seguo. Non riesco ad appassionarmi ai «gialli», per il semplice fatto che i «gialli» a mio avviso non esistono. Gli inquirenti non sono sprovveduti, riescono quasi sempre a intuire chi è il colpevole, anche se non sempre riescono a ottenere confessioni o trovare prove per incastrarlo. Ma quando vedo trattare come «gialli» anche delitti con due rei confessi riconosciuti dal superstite, o con un assassino identificato dal Dna, mi viene il dubbio che sia un modo per spettacolarizzare le notizie, o delegittimare la magistratura.
Il caso Garlasco è diverso. È una delle rare eccezioni che confermano la regola. Il dubbio è reale. Stasi è stato assolto in primo e secondo grado; la Cassazione ha annullato la seconda assoluzione, nell’attesa di nuove evidenze scientifiche che non hanno chiarito tutto, ma sono state ritenute sufficienti dalla Corte d’appello per condannare l’imputato. Ora emergono indizi seri contro Sempio; tuttavia non mi pare, a meno di ulteriori svolte, che il materiale probatorio raccolto consenta di condannarlo per omicidio senza ragionevoli dubbi. Insomma, se da una parte c’è l’orrendo rischio di aver tenuto in carcere un innocente, dall’altra si rischia di creare un altro mostro. Il tutto in uno scenario triste fin dall’inizio, dove il lato oscuro dell’animo umano è emerso troppe volte, dal fotomontaggio con la vittima, all’ombra di corruzione su un magistrato. Non resta che sperare in una parola di verità dell’assassino. Altrimenti, verrebbe da dire che di Garlasco meno si parla, meglio è. Questo però un quotidiano non può farlo. E le assicuro che, dati del sito alla mano, anche i lettori del Corriere seguono il caso con molta attenzione. A me pare che il nostro giornale l’abbia raccontato con cautela e prudenza.
9 maggio 2026 ( modifica il 9 maggio 2026 | 18:38)
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