Garda Doc compie 10 anni e il suo Bianco vola (+46%)
Fiorini: «Abbiamo contribuito a rafforzare l'immagine complessiva del territorio».
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Garda Doc compie 10 anni e il suo Bianco vola (+46%)
di Maurizio BerteraFiorini: «Abbiamo contribuito a rafforzare l'immagine complessiva del territorio».
Buon compleanno al Garda Doc: 10 anni fa, nacque come risposta a una duplice esigenza, da un lato valorizzare in modo unitario un territorio già noto a livello internazionale per ragioni diverse, dall’altro creare una denominazione enoica capace di dialogare con i mercati contemporanei. Una Doc sicuramente fuori dal comune, anche e soprattutto paragonata a quelle storiche come Franciacorta, Lugana e Valtenesi limitate a una zona precisa. La Garda Doc è un’area sparsa su tre province (Brescia, Verona e Mantova), con 250 associati tra produttori e cooperative, e una ventina di vitigni. Da qui la possibilità di produrre quasi una trentina di tipologie. Per qualcuno, vige un disciplinare sin troppo libero che consente di mettere sul mercato il Marzemino come il Riesling e poi Spumanti a gogò, tutti con il simbolo del Garda Doc sulla bottiglia. Al di là della filosofia, i numeri stanno dando ragione al Consorzio, presieduto da Paolo Fiorini (enologo e agronomo veronese) e che ha Giovanna Prandini come vice-presidente. Nel 2025, i 2.358 ettari dell’area Doc hanno prodotto poco più di 370 mila quintali di uva per 23,4 milioni di bottiglie. Navigando fra le tipologie si scoprono dati interessanti, che seguono la tendenza del mercato italiano. Vedi il Garda Bianco che ha superato i due milioni di bottiglie, con un incremento del 46% in un solo anno. E se il Garda Chardonnay ha registrato un leggero calo, attestandosi a 3,9 milioni, il Garda Pinot Grigio mantiene la leadership varietale con 8,1 milioni. Tra i rossi, che non vivono in generale un buon momento in Italia, Cabernet e Merlot viaggiano con un milione di bottiglie a testa mentre – sorpresa relativa – l’autotocno Garda Garganega tocca le tre. Infine, tra Frizzante e Spumante (sia rosé che da Pinot Bianco e Chardonnay ci sono evidentemente grandi margini di crescita) scendono sul mercato altri tre milioni di bottiglie.
«La nostra è una storia nata da una forte intraprendenza imprenditoriale, capace di generare nuove energie produttive e opportunità di sviluppo all’interno di un contesto vitivinicolo consolidato, quello delle Doc storiche gardesane, già espressione di competenze solide e di una marcata identità territoriale — sottolinea Fiorini — A partire da queste basi, abbiamo sicuramente costruito una lettura nuova, capace di valorizzare anche le competenze di mercato e di contribuire al tempo stesso al rafforzamento dell’immagine complessiva del territorio». Non sfugge a chi è addetto ai lavori una chiara predominanza delle cantine veronesi: solo un decimo della superficie vitata si trova tra Mantova e Brescia «La distribuzione della superficie vitata all’interno della denominazione riflette una caratteristica storica e geografica del territorio gardesano, che si estende su più aree con identità diverse, ma complementari. Anche alla nascita, questa eterogeneità era già presente e non ha rappresentato un elemento di criticità. Oggi, grazie anche all’azione del Consorzio, questa varietà è gestita in modo strutturato, poiché riusciamo a supportare concretamente le iniziative promozionali delle diverse aree rafforzando al contempo la coesione interna e la competitività della Doc» prosegue il presidente. Peculiarità del Garda Doc è il rapporto con il territorio «con un forte rispetto per la tradizione produttiva delle dieci denominazioni storiche che compongono il mosaico “enografico” del Garda» sottolinea Fiorini e il piacere di raccontarlo con un bel progetto come Garda Wine Stories, aperto nel 2022. Da qui la voglia di crescere ancora a 360°, partendo dal mercato: è prossimo al lancio Garda Crémant: un Metodo Classico che punta a valorizzare ulteriormente la dimensione qualitativa della denominazione: vendemmia manuale, pressatura soffice a grappolo intero, resa contenuta massimo del 66% da uva a vino e un periodo di affinamento sui lieviti di almeno nove mesi. «È un passo ulteriore nel nostro percorso di crescita, perché introduce una tipologia capace di dialogare con segmenti di mercato più evoluti, mantenendo al tempo stesso una forte coerenza con il territorio e lo stile riconoscibile del Garda» conclude il pr
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