Marco Paolini e il teatro campestre: artisti, agricoltori, scienziati e giornate nel paesaggio veneto
Corriere della Sera - Cultura

Marco Paolini e il teatro campestre: artisti, agricoltori, scienziati e giornate nel paesaggio veneto

Sabato 9 maggio 2026
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«StraVedo» nella Piana del Cansiglio e sull’Adige: «È un modo di raccontare quello che ci sta intorno, come se fosse un personaggio»

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Marco Paolini e il teatro campestre: artisti, agricoltori, scienziati e giornate nel paesaggio veneto

di Francesca Visentin

«StraVedo» nella Piana del Cansiglio e sull’Adige: «È un modo di raccontare quello che ci sta intorno, come se fosse un personaggio»

Marco Paolini

Acqua e agricoltura. È il nuovo focus di Marco Paolini, che trasforma il paesaggio agricolo veneto in una grande quinta teatrale, in cui allevatori, contadini, scienziati, attori, camminano (letteralmente) fianco a fianco del pubblico, per raccontare territorio e cambiamenti. Si chiama «StraVedo», il progetto di Paolini che ibrida mondi: scienza, esperienza sul campo e teatro.
«Percepiamo i cambiamenti delle montagne, dei fiumi, del clima solo quando c’è un trauma - spiega Paolini - qualcosa che si muove in modo brusco e che possiamo segnare con una data. Ma in realtà il nostro paesaggio non è mai fermo. Lo StraVedo serve a misurare il tempo breve e il tempo lungo insieme, è un modo di raccontare quello che ci sta intorno, come se fosse un personaggio».

Il «teatro camperstre»

Non uno spettacolo, non un convegno, chiarisce l’attore e drammaturgo bellunese, ma una forma nuova che ha creato Paolini con il suo team di La Fabbrica del Mondo, il «teatro campestre»: giornate di immersione nel paesaggio. Dopo «Mar de Molada», lungo il Piave che nel 2024 ha radunato ottomila persone in quattro date, il nuovo «teatro campestre» prende il via tra Belluno e Treviso. Due al momento le giornate programmate, il 16 maggio «StraVedo» è nella Piana del Cansiglio e il 19 settembre è alla Chiusa di Ceraino a Dolcè, nel veronese, sulle rive dell’Adige, con protagonisti e modalità diverse. Ingresso sempre gratuito, ma bisogna prenotare sul sito www.fabbricadelmondo.org. Nella Piana del Cansiglio il 16 maggio, titolo «Il richiamo dell’agro-foresta», al centro della narrazione c’è una domanda: come si coltiva l’acqua? Non quella dei fiumi, ma quella che resta nei terreni. La mattina il pubblico si divide in tre percorsi nel paesaggio, ascolta gli agricoltori e allevatori veneti sul loro terreno, a confronto con scienziati, esperti e giornalisti, Marcello Martini, Alessandro Badio, Carla Pastò, Matia Marchesi, Francesco Da Schio, Andrea Fasolo, il naturalista e scrittore Daniele Zovi, il fisico e direttore del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici Giulio Boccaletti, il faunista Fabio Dartora. Poi le incursioni degli artisti, il teatro che prende la materia della giornata e la trasforma, Marco Paolini, Andrea Pennacchi, Marta e Diego Dalla Via. Ascoltano con il pubblico le storie della mattina e le traducono nel linguaggio del teatro. Tiene i fili del pomeriggio Massimo Cirri, voce di Caterpillar su Radio Due.

Le esperienze

«StraVedo - chiarisce Marco Paolini - è uno sguardo lungo. Cerca di mettere il tempo dentro gli occhi. Tutti siamo un po’ conservatori, tendiamo ad avere negli occhi la memoria del paesaggio che incontriamo quando nasciamo, ci affezioniamo a quell’immagine, per questo facciamo fatica a percepire il movimento dello sfondo nel quale ci muoviamo. Lo StraVedo serve a raccontare esperienze piccole, locali, ma concrete, legandole a un disegno che tiene dentro il resto. Come si coltiva l’acqua in montagna è diverso da come si coltiva nell’alta pianura o a ridosso del mare, dove il cuneo salino sta mettendo a rischio le colture».

Il problema dell'acqua

C’è ancora l’acqua al centro, come in Bestiario Idrico? «La problematica dell’acqua c’è - dice Paolini - , ma è strettamente legata all’idea del paesaggio, dell’humus, della fertilità del suolo, del tipo di paesaggio che vogliamo vedere intorno a noi. L’acqua è quella che ci assomiglia di più perché non sta ferma. I campi apparentemente sono fermi, le montagne finché non franano sono ferme, i ghiacciai finché non rotolano sono fermi. I fiumi no. I fiumi ci assomigliano: sono l’elemento che più ci permette di immaginare come si muove il mondo». «StraVedo» fa parte di «Atlante delle Rive», progetto triennale di Marco Paolini e La Fabbrica del Mondo che dà voce alle storie dei fiumi per creare consapevolezza sulla gestione della risorsa idrica attraverso il teatro, gli incontri, la cittadinanza. «Solo una molteplicità di sguardi può valorizzare l’uso e riuso delle acque».

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9 maggio 2026 ( modifica il 9 maggio 2026 | 16:09)

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