Luca Argentero: «Racconto tre eroi per parlavi un po' di me. Bisognerebbe farlo anche con Zanardi. Doc? In autunno»
Nello spettacolo l’attore ripercorre vite e imprese di Walter Bonatti, Alberto Tomba e Luigi Malabrocca: l'11 a Chorus Arena
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Luca Argentero: «Racconto tre eroi per parlavi un po' di me. Bisognerebbe farlo anche con Zanardi. Doc? In autunno»
di Rosanna ScardiNello spettacolo l’attore ripercorre vite e imprese di Walter Bonatti, Alberto Tomba e Luigi Malabrocca: l'11 a Chorus Arena
Luca Argentero racconta le vite straordinarie di Walter Bonatti, Luisin Malabrocca e Alberto Tomba,
Tre vite straordinarie, che hanno inciso nella società, quelle di Walter Bonatti, Luisin Malabrocca e Alberto Tomba, saranno portate in scena da Luca Argentero in «È questa la vita che sognavo da bambino?», lunedì sera 11 maggio, alla Chorus Life Arena. Lo spettacolo è scritto da lui, Edoardo Leo (che ne è anche il regista) e Gianni Corsi. L’alpinista bergamasco, arrivato quasi sulla cima del K2, fu falsamente accusato di tradimento dai compagni. Il ciclista Malabrocca è stato l’inventore della maglia nera: nel primo Giro d’Italia dopo la guerra si accorse per caso che arrivare ultimo faceva simpatia, lui riceveva salami, formaggi e olio come regali di solidarietà. Grazie agli sponsor guadagnava più da ultimo che tentando la vittoria. Tomba è stato uno dei più grandi campioni della storia dello sci, che ha radunato l’Italia attorno alle sue gare.
Argentero, c’è uno di questi personaggi a cui somiglia?
«Ognuno dei tre racconta qualcosa di me. Invece che realizzare uno spettacolo su di me, che sarebbe risultato troppo autoriferito, ho voluto narrare tre storie che rappresentano il mio modo di vedere la vita. Tre “eroi” che mi hanno ispirato».
Partiamo da Bonatti.
«Il suo è un racconto epico su un modo di intendere la vita, di cui la montagna è metafora. L’alpinismo non ha senso logico: se raggiungi 6mila metri a -30 gradi, senza ricevere una pacca sulla spalla all’arrivo, lo fai per un obiettivo personale, per te stesso. Lui è stato il protagonista delle storie che mi venivano raccontate da bambino da mio papà e da mio nonno».
Malabrocca?
«La sua scelta dimostra che non sempre per vincere bisogna vincere: scopre che arrivando ultimo guadagna di più e ci mostra l’importanza di capire e trarre massimo vantaggio da ciò che ci circonda. Possiede un’abilità nel decifrare la vita».
Infine Tomba.
«Di lui avevo il poster in camera, è il mio eroe assoluto e, nonostante avesse vinto tutto, le tracce che ha lasciato sono l’affetto e la simpatia che suscita in chi lo segue. Di lui sono riuscito a diventare amico e mi ha confermato tutto quello che ho sempre pensato».
Come ha scelto gli eroi?
«Una sera io e Leo eravamo fuori. Glieli ho raccontati davanti a una bottiglia di vino. Lui ha pensato di unirli e sintetizzarli in uno spettacolo. Il merito dell’intuizione è suo».
C’è un episodio delle loro storie che l’ha toccata?
«Il racconto di Bonatti ha toni drammatici, la perdita del migliore amico durante una scalata gli lascerà per sempre una traccia indelebile».
Chi aggiungerebbe come un quarto uomo o donna dalla vita straordinaria?
«Lo spettacolo è completo così. Sarebbe interessante farne una versione femminile, ma devo studiarla. Piuttosto, sarebbe appropriato raccontare la vita di Alex Zanardi».
E lei sognava questa vita?
«No, la vita è andata oltre nel regalarmi quello che sto vivendo, direi che è stata stupefacente».
Non voleva fare altro?
«Sono laureato in Economia e Commercio, ma credo che sarei diventato uno sportivo professionista. Sono un buon tennista e credo che avrei fatto quello. Da mio nonno e mio papà, che era maestro di sci, ho ereditato la passione per la montagna».
I fan di «Doc» aspettavano la quarta stagione a marzo.
«La vedrete in autunno. Non posso fornire anticipazioni, dico solo che è troppo piena di sorprese. La stanno confezionando, stiamo per tornare». In scena alle 21.
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9 maggio 2026
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