Dipingere lo spazio, da Massimo Minini la personale di David Maljkovic
Corriere della Sera - Cultura

Dipingere lo spazio, da Massimo Minini la personale di David Maljkovic

Sabato 9 maggio 2026
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Classe 1973, di Rijeka, per questa mostra ha scelto il dialogo e l’immaginazione: una annotazione ogni 29 del mese

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Dipingere lo spazio, da Massimo Minini la personale di David Maljkovic

di Ilaria Bignotti

Classe 1973, di Rijeka, per questa mostra ha scelto il dialogo e l’immaginazione: una annotazione ogni 29 del mese

Dove trova ispirazione un artista? David Maljkovic, classe 1973, di Rijeka, per questa mostra personale da Massimo Minini ha scelto il dialogo e l’immaginazione, imponendosi una sola regola. Ogni mese, giunto al suo ventinovesimo giorno, avrebbe scritto una annotazione, scaturita anche dalle conversazioni con Ana Lozica all’Hotel Esplanade di Zagabria, dove Maljkovic ha lo studio, sul concetto di spazio nella pittura. 

Da qui anche il titolo della mostra, che nelle quattro sale della galleria propone quattro ambienti narrativi e concettuali, dove l’opera pittorica, alla parete, interroga lo spettatore aprendosi come un varco su una visione carica di mistero e di familiarità al contempo, invitando a sedersi su basi neutre, parallelepipedi appena macchiati di colori diversi, come a suggerire che il lavoro è in corso. Dopotutto, continuare a dialogare sulla pittura, nel ventinovesimo giorno di ogni mese di ogni anno, è possibile. 

Vi sono poi i barattoli vuoti del colore, e un carrello nero elaborato con resina epossidica. Piccole presenze che sono state svuotate dei loro contenuti cromatici, perché l’azione del dipingere è stata compiuta – o solo immaginata? La mostra, oltre a presentare la fresca energia pittorica di Maljkovic, è un progetto di grande spessore concettuale, come ci avvisa il testo critico che la accompagna, scritto da Lozica: «il cavalletto Mabef M/18 è piegato vicino alla parete ovest. La struttura di faggio si è spostata di alcuni gradi verso l’esterno, nonostante non vi siano segni di regolazione manuale. La polvere depositata lungo la traversa inferiore è rimasta intatta. I cinque barattoli di pigmento rimangono posizionati lungo la mensola a nord. Lo spazio tra di loro non è mutato, sebbene un sottile strato di polverina blu sia comparso sotto il secondo barattolo da sinistra. Il coperchio è ancora sigillato. La polvere all’interno del barattolo si presenta compatta, senza alterazioni visibili in superficie. La tela appoggiata alla parete est è rimasta bianca. È stata spostata leggermente in avanti rispetto alla parete, aumentando di alcuni centimetri la distanza tra il tessuto e l’intonaco. Anche se questo spostamento può sembrare insignificante, condiziona il modo in cui la luce colpisce la superficie. Il sole del pomeriggio, più alto rispetto ai mesi scorsi, penetra direttamente dalla finestra esposta a sud. Il fascio di luce colpisce prima la tela, creando un tenue campo verticale che si espande lentamente nello spazio centrale per poi dissolversi verso i bordi. Questo effetto persiste per circa quattordici minuti».

Partendo dallo spazio abbozzato in questi scritti, Maljkovic ambienta la pittura in paesaggi, destreggiandosi come un nottambulo tra i frammenti di informazione, gli oggetti e i dettagli citati nelle conversazioni con Ana Lozica, ma anche distillando le descrizioni tecniche dello spazio stesso. «Tra scrittura e pittura, uno spazio che prima non esisteva prende lentamente forma. La mostra non lo ricostruisce, lo rende soltanto temporaneamente visibile», chiosa Lozica: e infatti, anche il visitatore pare galleggiare tra le stanze, certamente colpito dalle finestre aperte su queste visioni, mentre con circospetta timidezza comprende di potersi sedere sui misteriosi basamenti che lo invitano a sostare e a immaginare, ancora. (Fino al 31 luglio).

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