Ucraina e negoziati, il segno dell'Europa
La storia e racconti e i libri di Margaryta Yakovenko, simbolo di una tragedia collettiva iniziata quando Vladimir Putin ha deciso di spezzare il sogno di un’Ucraina colpevole di cercare la propria strada di libertà
Ucraina e negoziati, il segno dell'Europa
Paolo Lepri | 8 maggio 2026La storia e racconti e i libri di Margaryta Yakovenko, simbolo di una tragedia collettiva iniziata quando Vladimir Putin ha deciso di spezzare il sogno di un’Ucraina colpevole di cercare la propria strada di libertà
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Le guerre seminano morte tra i civili ma non sono solo i bombardamenti a uccidere. Facciamo un esempio, tanto doloroso quanto ordinario, che grazie alla forza della letteratura grida contro il pericolo di abituarsi al male: una persona come tante, il nonno della scrittrice Margaryta Yakovenko, simbolo di una tragedia collettiva iniziata quando Vladimir Putin ha deciso di spezzare il sogno di un’Ucraina colpevole di cercare la propria strada di libertà. A questo uomo anziano, morto per mancanza di cure in una regione controllata dai russi, sua nipote — nata a Tokmak, nella regione di Zaporizhzhia (dove l’esercito del leader del Cremlino si è impadronito anche della centrale nucleare lungo il Dnipro) — ha dedicato un secondo romanzo, Occupación, appena pubblicato in Spagna, il Paese che l’ha accolta quando era ancora una bambina. «In una regione occupata — ha detto a El País — nella quale il sistema sanitario è crollato, mio nonno non è riuscito a sopravvivere alla sua infermità cronica e non potrà essere contabilizzato tra le vittime della guerra». Ma, aggiungiamo, deve essere la Storia a non dimenticarlo.
Di Margaryta Yakovenko conosciamo in Italia il libro di esordio, Fuori Posto (edito da People), che come hanno fatto alcuni suoi predecessori — tra loro Abdulrazak Gurnah o Dinaw Mengestu — racconta i risvolti amari dello sradicamento. «Per me la memoria e fare in modo che il passato sia presente», dice a proposito di questa nuova «investigazione familiare» pensata per «rompere il silenzio». «Mi preoccupa — osserva ancora — che in una guerra la gente sia divisa tra le vittime e gli eroi. Ci sono persone che si trovano nel mezzo». Che fare? Certo, gli scrittori non possono cambiare il mondo. «Il nostro sguardo — sostiene — è molto importante, ma non possiamo combattere sullo stesso livello di un soldato al fronte». Nel frattempo però si continua a spargere sangue. Il tentativo di Donald Trump mostra i suoi limiti e la speranza è che l’Ue prenda la guida del negoziato. Lo ha giustamente messo in rilievo nei giorni scorsi il presidente del Consiglio europeo, l’ex primo ministro portoghese António Costa. Solo chi non ha indulgenza per il nemico possiede le carte per affiancare Volodymyr Zelensky.
8 maggio 2026
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