Bergamo, «Riccardo III» al Donizetti: il cattivo migliore di Shakespeare sotto le mentite spoglie di Maria Paiato
Corriere della Sera - Cultura

Bergamo, «Riccardo III» al Donizetti: il cattivo migliore di Shakespeare sotto le mentite spoglie di Maria Paiato

Venerdì 8 maggio 2026
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L'attrice nel ruolo maschile, per otto serate da domani, 9 maggio, al 17: «La mia femminilità conferisce un grado di ambiguità al «deforme rospo» voluto dall’autore»

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Bergamo, «Riccardo III» al Donizetti: il cattivo migliore di Shakespeare sotto le mentite spoglie di Maria Paiato

di Federico Fumagalli

L'attrice nel ruolo maschile, per otto serate da domani, 9 maggio, al 17: «La mia femminilità conferisce un grado di ambiguità al «deforme rospo» voluto dall’autore»

L’infido Iago; la sanguinaria Lady Macbeth; re Claudio, lo zio fratricida di Amleto. Ce n’è per ogni gusto, nel nutrito elenco di villains shakespeariani. Ma Maria Paiato non ha dubbi. Fra tutti, il cattivo migliore — in altri termini il peggiore, colpevole di nefandezze — «è Riccardo III. Credo fosse così anche nelle intenzioni di Shakespeare, che conferisce al personaggio una inedita cifra ironica».
C’è da credere al giudizio della grande attrice. Paiato interpreta la tragedia di William Shakespeare, nel ruolo (di ispirazione storica) del titolo. «Riccardo III», regia di Andrea Chiodi, è in scena al Donizetti da domani (alle 20.30). Con le sue otto repliche, fino al 17 maggio, lo spettacolo porta a conclusione la stagione di prosa ‘25-‘26 di Fondazione Teatro Donizetti.

Signora Paiato, per lei quello di Riccardo III non è il primo ruolo en travesti. Bravissima, è stata un uomo anche nel premiato «Un nemico del popolo» che Massimo Popolizio ha tratto da Ibsen.
«L’idea di interpretare il protagonista della tragedia di Shakespeare, mi era venuta parecchi anni fa. Avevo sottoposto il progetto ad alcuni registi che stimo, senza mai ottenere da parte loro una risposta particolarmente entusiasta. Così, ho accantonato il progetto. Poi è arrivata la proposta, intelligente e coraggiosa, di fare l’uomo in “Un nemico del popolo”. Non dico che Massimo Popolizio abbia riacceso in me il desiderio, ma di certo mi ha messo nelle condizioni di credere di nuovo di poter essere Riccardo III».
A livello artistico, lei e il regista Andrea Chiodi come motivate la scelta?
«La mia femminilità conferisce un grado di ambiguità, in aggiunta a tutto ciò che il personaggio di Riccardo III già si porta appresso. Il pubblico è curioso di vedere come se la cava un’attrice, nei panni di un maschio. E mi fa molto piacere essermi più volte sentita dire, a fine recita dagli spettatori, quanto presto ci si dimentichi che io sia una donna. Sul palco io divento quel “deforme rospo” descritto da Shakespeare. È un uomo perfido. Esattamente come lo volevo».
La messinscena è ricca e complessa. Lei guida un cast numeroso, composto sia da veterani sia da giovani attori. Come stanno le nuove leve teatrali, in Italia?
«Ludovica D’Auria, Cristiano Moioli, Lorenzo Vio. Il nostro “Riccardo III” richiedeva giustamente attori giovani e tutti sono all’altezza. Ho sessantacinque anni (li compie oggi, auguri, ndr) e in carriera ho fatto incontri belli e proficui con autori e registi emergenti, che si sono imposti nel tempo. Mi sembra che il teatro italiano sia tutt’altro che sguarnito di nuovi talenti. Come sistema Paese dovremmo dimostrare maggiore fiducia, nei loro confronti. Bisogna credere che l’arte non abbia un valore esclusivamente civile. Può essere anche un mestiere, un impiego che dà da mangiare».
Riccardo III, sovrano d’Inghilterra nel secolo XV, è per Shakespeare il «genio cattivo, l’usurpatore, il machiavellico uomo politico». Anche oggi, fra i potenti della Terra gli scrupoli non abbondano.
«Certi politici sono giusto un tantino meno brillanti in intelligenza (ride, ndr). Oggigiorno, leggere le notizie è come ritrovarsi davanti a una serie tv orrendamente comica. C’è un colpo di scena via l’altro. Quando in futuro recupereremo la serietà, mi domando, riusciremo davvero ad apprezzare questa ritrovata capacità?».
«Vita da Carlo» invece, dove interpreta la governante di Carlo Verdone, è una serie deliziosamente comica. A teatro è soprattutto un’attrice drammatica, mentre al cinema e in tv le viene spesso chiesto di far divertire.
«Mi piacerebbe anche al cinema, che ho frequentato molto meno rispetto al teatro, poter toccare le mie corde drammatiche. Ma non importa, la vita è così. Tocca prendere ciò che accade, provando a evitare gli sgambetti».
Dalla provincia di Rovigo, è diventata una delle più apprezzate attrici di teatro in Italia. Le sue origini paesane sono state importanti?
«Il senso del lavoro, la convinzione che niente venga dato per scontato, il pensiero che nulla ti sia regalato, credo mi arrivino dalla provincia. Da lì proviene anche la misura, la presa di coscienza dei miei limiti. Per potere fare questo mestiere, quando avevo vent’anni mi sono ritrovata catapultata a Roma. All’inizio, la grande città mi ha preso a schiaffoni. Ma quella esperienza mi è servita, non la rinnego. Anzi, ne sono felice».

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