Teatro Regio Torino, stagione 2026-2027 «Fatale»: da Salome a Carmen, tutte le opere e le star in cartellone
Quindici titoli, nove nuovi allestimenti e grandi ritorni: il Teatro Regio di Torino inaugura la stagione 2026-2027 «Fatale» tra Verismo, Strauss, Vivaldi e una Carmen «barbara e pasoliniana»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Teatro Regio Torino, stagione 2026-2027 «Fatale»: da Salome a Carmen, tutte le opere e le star in cartellone
di Luca CastelliQuindici titoli, nove nuovi allestimenti e grandi ritorni: il Teatro Regio di Torino inaugura la stagione 2026-2027 «Fatale» tra Verismo, Strauss, Vivaldi e una Carmen «barbara e pasoliniana»
Dopo aver celebrato l’Amour toujours (2023-24) e La meglio gioventù (2024-25), ed essersi tinto di Rosso (2025-26), il Teatro Regio si riscopre «Fatale». Si intitola così la sua prossima stagione d’opera e balletto, che decollerà a ottobre con una scorpacciata verista e proseguirà fino all’estate del 2027 con quindici titoli, nove nuovi allestimenti e una bella varietà di superclassici (La traviata, Carmen), ritorni (Salome) e sorprese.
La prima di queste verrà già servita nell’inaugurazione, con una tetralogia sul Verismo italiano di fine Ottocento. Due autori (Ruggero Leoncavallo e Pietro Mascagni), quattro titoli (Pagliacci e La bohème del primo, Cavalleria rusticana e Iris del secondo), due registi (Francesco Micheli e Daniele Menghini) e un unico conduttore, il direttore musicale del teatro Andrea Battistoni, impegnato nella fachiresca impresa di dirigere 22 recite in poco più di un mese.
Se l’opera è quasi sempre un gioco di passioni in bilico tra eros e thanatos, quest’anno il Regio si concentra sul burattinaio che su di esse detiene spesso l’ultima parola: il destino. «Nell’arco di un’esistenza, c’è un istante in cui l’individuo, pur rivendicando la propria libertà, si scontra con l’ineluttabilità di un disegno superiore», dice il sovrintendente del Regio Mathieu Jouvin sul senso della stagione, che si declinerà in un bel reticolo di suggestioni e connessioni.
Al riscatto di Leoncavallo e Mascagni, le cui poco note La bohème e Iris furono oscurate dal contemporaneo successo di Puccini, l’autore lucchese risponderà a gennaio con un nuovo allestimento della giovanile Edgar. Il più spettacolare omaggio alla storia di Torino (e del teatro) passerà invece attraverso la Salome di Richard Strauss, di cui il compositore tedesco diresse la prima esecuzione italiana proprio al Regio una sera di 120 anni fa e che riandrà in scena il 6 aprile, «con una regia potente e disturbante», promette il direttore artistico Cristiano Sandri.
Ma ci saranno anche il dicembre riservato alla danza (Roberto Bolle, Lo schiaccianoci, il Tokyo Ballet con Le sacre du printemps di Stravinskij), l’atteso ritorno del barocco con Judita triumphans di Vivaldi, una nuova produzione della Traviata verdiana di Jacopo Spirei, una Carmen «barbara e pasoliniana» di Arnaud Bernard e la chiusura con Evgenij Onegin di Cajkovskij, senza dimenticare gli esperimenti al Piccolo Regio Puccini (La tragédie de Carmen, La bohème, Il primo amore).
Tra le voci si prevede un notevole ricambio (ben trenta debutti), mentre tra podio e regia si segnalano alcuni ritorni eccellenti, tra cui il direttore Daniel Oren (Carmen) e il regista Robert Carsen (Evgenij Onegin). Per quello di Riccardo Muti si dovrà invece attendere, ma Jouvin spiega che manca praticamente solo la data ufficiale.
Se il fatal cartellone è carico di fosche promesse, dominato da donne carismatiche destinate a incontrare tragici destini (Mimì, Violetta, Carmen) o a provocarli tramite decapitazione (Salome, Giuditta), l’atmosfera che si respira a teatro è ben più luminosa. Il 2025-26 si sta concludendo con il 92% di media di riempimento della sala e il sindaco Stefano Lo Russo racconta «che quando sono in giro per l’Italia e si parla di fondazioni lirico-sinfoniche vedo tanti casini, poi torno a Torino e penso che qui siamo messi bene. Il Regio è una macchina meravigliosa e delicata, per il cui funzionamento dobbiamo ringraziare tutte le persone che vi lavorano».
Un ringraziamento a cui si uniscono Battistoni, Sandri e Jouvin, che si toglie anche un sassolino dalla scarpa con vista su Hollywood. «Ci sono persone stupide che pensano che la nostra arte non ha più un senso nella società odierna», dice e ogni riferimento a un recente commento dell’attore Timothée Chalamet non è puramente casuale. «Questa stagione dimostra il contrario: la lirica è il fondamento dell’umanità, perché parla di noi e ci racconta cosa siamo».
Vai a tutte le notizie di Torino
Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino
8 maggio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Littizzetto passa dal BSMT di Gianluca Gazzoli. Il siparietto è esilarante
L'attrice torinese ospite del famoso podcast
LA PRIMA PAGINA DI OGGI