Le molte vite di Aramis, moschettiere e poeta
Corriere della Sera - Cultura

Le molte vite di Aramis, moschettiere e poeta

Giovedì 7 maggio 2026
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Il personaggio è ispirato a una figura storica: fu abile spadaccino, coltivò le lettere e divenne abate. Con Porthos, Athos e d'Artagnan è l'eroe della trilogia avventurosa di Dumas. Sarà l'ultimo nel romanzo a pronunciare il celebre motto: «Tutti per uno, uno per tutti»

Venerdì 8 maggio 2026

Le molte vite di Aramis, moschettiere e poeta

Il personaggio è ispirato a una figura storica: fu abile spadaccino, coltivò le lettere e divenne abate. Con Porthos, Athos e d'Artagnan è l'eroe della trilogia avventurosa di Dumas. Sarà l'ultimo nel romanzo a pronunciare il celebre motto: «Tutti per uno, uno per tutti»

di SEVERINO COLOMBO

Aramis, con Porthos e Athos, è uno dei tre moschettieri a cui poi si aggiunge d'Artagnan in azione nel romanzo omonimo I tre moschettieri. Per il personaggio di Aramis Alexandre Dumas padre (1802–1870) si è ispirato vagamente a una figura storica, ricalcandolo sul profilo di Henri d'Aramitz, che fu abate, soldato e agente segreto nella Francia del XVII secolo. Il suo alter ego letterario viene presentato da Dumas nel capolavoro apparso inizialmente a puntate nel 1844 sul giornale «Le Siècle», come una persona distinta e dai modi delicati,che combatte al servizio del re Luigi XIII; un’occupazione provvisoria perché la sua vera vocazione è condurre una vita riservata, coltivare la fede. Aramis ha alle spalle studi ecclesiastici, conosce le arti, la filosofia, il latino e si diletta anche nella scrittura di poesie.

Nella realtà fu probabilmente il conte di Tréville, tenente capitano dei moschettieri tra i più rispettati all’epoca, a portare a Parigi nel 1640 il cugino Henri d'Aramitz, abile schermidore, e a favorirne l’ingresso nel corpo speciale dei Moschettieri della Guardia. Poi, intorno alla metà del Seicento, Henri tornò nelle sue terre, nei Pirenei, e divenne abate laico di Aramitz. Tornando alla fiction: il romanzo di Dumas si chiude, per Aramis, in maniera simile visto che il soldato si ritira in un luogo dove può pregare e studiare. Ma l’avventura letteraria dei moschettieri non finisce lì, prosegue nel secondo volume della saga, Vent'anni dopo (1845), che riprende il racconto appunto due decenni dopo i fatti. D’Artagnan ritrova Aramis, divenuto abate,e il quartetto si ricompone anche se non subito: Athos e Aramis partecipano, infatti, a una missione in Inghilterra mettendosi a rischio di morte; ma d'Artagnan e Porthos escogitano un piano per metterli in salvo, fingendo di farli prigionieri. 

Il terzo e ultimo capitolo della saga è Il visconte di Bragelonne (1847-1850), una storia ricca di colpi di scena e trovate narrative come l’idea fortunata di un fratello gemello cattivo del re tenuto prigioniero in una torre che, fuggito, prende il posto del vero sovrano. In questo romanzo Aramis ha fatto carriera:è diventato vescovo di Vannes, in Bretagna, località che si trova vicina al luogo dove d’Artagnan è impegnato in una missione. Al termine del libro (e della trilogia), Aramis sarà l’unico del quartetto a mettersi in salvo riuscendo a fuggire in Spagna. E sarà anche l’ultimo a pronunciare, rivolgendosi all’amico Porthos, il celebre motto dei moschettieri: «Tutti per uno, uno per tutti».

Molte sono le versioni cinematografiche e televisive delle imprese dei moschettieri più o meno fedeli ai romanzi di Dumas;tra gli attori che hanno impersonato Aramis vale la pena ricordare Richard Chamberlain presente in tre film (I tre moschettieri, 1973; I quattro moschettieri, 1974 e Il ritorno dei moschettieri, 1989);  Charlie Sheen, nella pellicola della Disney I tre moschettieri (1993); e ancora Aramis è Jeremy Irons nel film La maschera di ferro (1998) che riprende l'episodio del gemello del re.

Lontano dall’immaginario letterario e filmico, Aramis è anche il nome dato a un progetto sperimentale di trasporto rapido,che venne sviluppato negli anni Settanta in Francia, nell'area di Parigi. Si trattava di una tecnologia pensata per permettere a piccole vetture di circolare come treni virtuali nelle aree ad alta densità di traffico: Aramis era in questo caso l’acronimo di Agencement en Rames Automatisées de Modules Indépendants en Stations (Sistema automatizzato di smistamento dei treni composti da moduli indipendenti nelle stazioni). Il progetto fu abbandonato alla fine degli anni Ottanta. Il sociologo e antropologo francese Bruno Latour (1947-2022) ha dedicato al progetto (e ai motivi del suo fallimento) il volume Aramis ou L'amour des techniques (Aramis, ovvero l'amore per la tecnologia, non tradotto in italiano): nel saggio costruito come giallo, l’autore cerca di scoprire chi ha ucciso Aramis.

Nell'immagine: Charlie Sheen nei panni di Aramis ne «I tre moschettieri», film del 1993 diretto da Stephen Herek. 

Su «la Lettura» #753, disponibile in edicola e in questa App, l'articolo di Edoardo Sassi sullo strumento diagnostico ad altissima precisione Aramis (acronimo di: A Robotic Arm for Multispectral Investigation of Surface); il robot è utilizzato dall'Istituto di Fisica nucleare e dall'Università Roma Tre ai Musei Capitolini di Roma per indagare la tela «Buona Ventura» di Caravaggio.

7 maggio 2026 ( modifica il 7 maggio 2026 | 21:16)

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