Transizione 5.0: quanti strappi con le imprese
Corriere della Sera - Cultura

Transizione 5.0: quanti strappi con le imprese

Giovedì 7 maggio 2026
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Il provvedimento avrebbe dovuto avvantaggiare le imprese che innovavano e avviavano investimenti in campo tecnologico. Nei fatti però tutto è reso più burocratico

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Transizione 5.0: quanti strappi con le imprese

Daniele Manca | 7 maggio 2026

Il provvedimento avrebbe dovuto avvantaggiare le imprese che innovavano e avviavano investimenti in campo tecnologico. Nei fatti però tutto è reso più burocratico

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Al sospiro di sollievo di inizio aprile, quando le aziende accolsero con favore il ripristino degli stanziamenti e l’avvio del piano Transizione 5.0, si sta sostituendo una sorta di clima di sospetto nel mondo imprenditoriale. I tira e molla continui nel capitolo «agevolazione alle imprese» sono tali da far pensare che questo governo a parole sia vicino all’economia reale, ma poi nell’attuazione pratica stenti parecchio a rendere concreta questa vicinanza. A voler andare lontano basti pensare all’abolizione dell’Ace, quell’aiuto alla crescita economica, che dal 2023 non esiste più. Era una norma del 2011 che agevolava fiscalmente quelle aziende che reinvestivano profitti nell’impresa stessa. Come nota Giuseppe Benedetto nel suo libro «Liberale è», veniva «recapitato alle imprese un messaggio stonato: “investite”» ma contemporaneamente si rimuovevano premi e incentivi a farlo. Un rapporto non facile mostrato dalle stesse vicende relative a Transizione 5.0. Una misura già non nata bene in sostituzione della più semplice Industria 4.0.

Il provvedimento avrebbe dovuto avvantaggiare le imprese che innovavano e avviavano investimenti in campo tecnologico. Ma nella realtà tra burocrazia e complicazioni varie, aveva visto molte imprese tenersene per tutto lo scorso anno alla larga. Ci si era così decisi a modificarne l’impianto. Per poi scoprire però che al momento della sua attuazione, invece di una copertura pari al totale degli investimenti, le imprese venivano agevolate nella misura solo di un terzo della spesa. Agli inizi d’aprile la retromarcia del governo con il ripristino dell’agevolazione, anche se solo al 90%.

Passa un altro mese e si scopre che alle quattro certificazioni necessarie per ottenere lo sgravio se n’è aggiunta una quinta. Non proprio una semplificazione. A questo si deve aggiungere il fatto che tra ministero dello Sviluppo economico e ministero dell’Economia non sembra ci sia il necessario coordinamento, come dimostrano le divergenze sullo schema di riforma agli incentivi. E per le imprese la strada è sempre in salita.

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