La vera questione non è la Russia, è se la Biennale debba essere libera
Corriere della Sera - Cultura

La vera questione non è la Russia, è se la Biennale debba essere libera

Giovedì 7 maggio 2026
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La vera questione non è la Russia, è se la Biennale debba essere libera

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
si è parlato moltissimo del padiglione russo alla Biennale di Venezia, da tenere aperto perché l’arte è libera e indipendente. A parte le relazioni tra curatrice e altri con lo staff di Putin, compreso il portavoce del Ministero degli Esteri, forse bisogna non dimenticare il rapporto storico arte-politica in Russia, come in molte dittature: nel 1933 Stalin, contemporaneamente a Hitler, decretò che la pittura poteva essere solo realista, stroncando Malevic e compagni, e che l’architettura doveva usare solo lo stile neogreco (tradizione greco-orientale) per cui tutti gli architetti del movimento moderno, non potendo emigrare, si sono adeguati, lasciando solo una ventina di opere importanti a Mosca e in qualche altra città (Ivanovo), che tuttora si visitano (oltre a un’opera di Le Corbusier), alcune molto malmesse (la dom kommuna di Ginzburg), niente più. Quindi proprio dire che l’arte è indipendente e libera forse è affermazione da ricalibrare attentamente. Lei che ne pensa?
Paolo Favole

Caro Paolo,
l’arte non è mai innocente. L’arte ha sempre avuto un rapporto con la politica. Gli artisti hanno sempre avuto un committente, spesso un signore, un Papa. Michelangelo non era innocente quando militava per la Repubblica fiorentina, eppure fu costretto a scolpire le statue dei Medici; oppure quando affrescava un Giudizio Universale in cui nessuno era certo della salvezza, neanche i santi, scandalizzando la parte più conservatrice della Chiesa, che il Giudizio Universale lo voleva addirittura cancellare.
La disputa sulla Biennale mi ricorda quella che Umberto Eco mette in scena nel Nome della Rosa: Gesù possedeva la tunica che indossava, o l’aveva in uso? Nel romanzo, Guglielmo da Baskerville spiega a Adso da Melk che la questione non è stabilire se Gesù fosse povero; certo che lo era. La questione è se la Chiesa debba essere povera, rinunciando al potere temporale. A Venezia la questione non è se sia giusto o no che la Russia apra il suo padiglione. Se me lo chiedessero, d’istinto risponderei di no: la Russia andrebbe isolata perché si è chiamata fuori dalla comunità internazionale aggredendo un Paese sovrano. Ma Julio Velasco, uomo di sinistra, sostiene che invece è sbagliato escludere la Russia ad esempio dalle competizioni sportive, perché così si finisce per rafforzare lo spirito nazionalista, quindi il regime. E José Tolentino de Mendonça, il meraviglioso «ministro» vaticano dell’Istruzione e della Cultura, sostiene che ci siano canali che vanno sempre tenuti liberi: la religione, la salute (Medici senza Frontiere, la Croce Rossa) e appunto l’arte.
La vera questione è se la Biennale debba essere autonoma, quindi libera, o no. La mia personale opinione è che sì, la Biennale debba essere libera.
Poi certo la politica con la Biennale c’entra, da sempre. Non fu il fascismo a volerla, nacque alla fine dell’Ottocento, ma certo il fascismo la condizionò, sotto l’occhio di Margherita Sarfatti, così come la condizionò la politica del dopoguerra, la contestazione del Sessantotto, quando Emilio Vedova girò le sue tele contro la parete, la Biennale del dissenso del Settantasette, quando il socialista Carlo Ripa di Meana fece impazzire di rabbia i comunisti. Personalmente ricordo il disgusto del ministro della Cultura di Berlusconi Rocco Buttiglione di fronte alla provocatoria Biennale del 2005, e invece l’elogio di Sandro Bondi alla Biennale anticolonialista del 2009.
La discussione che si è accesa alla Biennale di Pietrangelo Buttafuoco, raccontata con la solita brillantezza da Fabrizio Roncone sul Corriere, con la legittima contestazione delle Pussy Riot e delle Femen, mi sembra un segno di vitalità, di un mondo culturale che discute, si confronta, insomma è vivo, e riporta la storia a Venezia, che altrimenti rischia davvero di diventare un Paese dei Balocchi fuori dal mondo.

7 maggio 2026

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