Helter Skelter, il caos in mostra. Gli incubi di Arthur Jafa e Richard Prince dal cinema ai fumetti
I due artisti e la ricerca della nuova identità americana attraverso le icone di oggi: esposizione alla Fondazione Prada
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Helter Skelter, il caos in mostra. Gli incubi di Arthur Jafa e Richard Prince dal cinema ai fumetti
di Isabella PanfidoI due artisti e la ricerca della nuova identità americana attraverso le icone di oggi: esposizione alla Fondazione Prada
La Fondazione Prada nella sede di Ca’ Corner della Regina apre al pubblico le porte dei suoi saloni dal 9 maggio con una nuova mostra, ancora una volta, provocatoria e capace di colpire il bersaglio dell’attenzione fin dal titolo: «Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince». Come spiega la curatrice Nancy Spector il titolo induce immediatamente, in un pubblico anglofono, l’idea di caos, di complessità e confusione; il lemma deriva dal nome di una attrazione in un LunaPark di Londra, da questo ha preso il titolo una canzone di Paul Mc Cartney inclusa nel famoso The White Album dei Beatles. La deriva del nome conduce poi Charles Manson che fece di Helter Skelter il nome di una profezia apocalittica di sterminio tra bianchi e neri. Insomma il nome è una garanzia di turbamento: circa cinquanta opere tra sculture, ready made, collage, quadri, fotografie e video di due artisti americani che da tre anni, in vista della esposizione, dialogano fittamente, condividendo un medesimo forte spirito da «rovistatori di immagini».
Arthur Jafa (1960) e Richard Prince (1949) artisti radicali e inquieti indagano, Jafa nelle espressioni individuali e sociali della identità black, Prince affonda la sua ricerca artistica nelle radici della identità americana, del maschio bianco e della costruzione di miti e simboli che la rappresentano. Mai come in questo periodo c’è necessità di comprendere quanto sottenda quella cultura statunitense e la mostra di Fondazione Prada fornisce strumenti di inquieta indagine, assemblando indizi, evidenze, sotto forma di immagini tratte dal magma in costante ebollizione dell’universo iconografico fatto da cinema, fumetti, magazine di una civiltà afflitta dallo stigma di un passato di schiavismo e violenza. Jafa e Prince insieme e ciascuno con proprie modalità da saccheggiatori seriali di materiali visivi ci mettono di fronte a una realtà disturbante, attraverso una serie di accostamenti tematici che si materializzano con martellante aggressività.
Al piano terra, nel cortile monumentale, un’opera di Richard Prince - Blasting Mats del 2006 - incombe con potenza impressionante e mortifera: una installazione composta da due enormi sospensioni nere di materiale derivato da pneumatici: come giganteschi quarti di bue anneriti dal fuoco occupano dondolando lo spazio di pietra bianca. Nell’androne davanti alla porta d’acqua un enorme pneumatico imbrigliato in grosse catene d’acciaio – Big Weehl II, del 2018 - è l’interpretazione di Arthur Jafa dell’ossessione americana per le auto e la cultura «on the road» dei grandi spazi, della mitologia della conquista, del «Far West» sempre presente, di nuova terra da espropriare e possedere. Sul medesimo tema ancora Prince con un’opera al primo piano di Ca’ Corner della Regina, nel portego fitto di meraviglie affrescate, un potente simbolo di virilità e potenza: una moto con sella da cavallo e senza motore si raffronta con la folla di volti raffigurati in un fondale multiplo e colorato opera di Jafa: Walt Withman, Angela Davis, Billie Holiday e una folla di volti di ignoti testimoniano il mondo che l’artista riconosce o disconosce.
Nelle sale laterali: il video di Jafa akingdoncomethas (2018) è un assemblaggio di filmati autentici sulle comunità black delle chiese americane dove la musica e le coreografie raccontano di un passato che affonda alla memoria della schiavitù. Protesta e controcultura sono ampiamente condivise nella pratica artistica dei due, Prince testimonia la sua partecipazione al movimento contro la guerra nel Vietnam con i Protest Paintings - cartelli o manifesti applicati sulla tela, così come nel ciclo Bitches and bastards (1985-86) e ‘Criminals and celebrities, Jafa con Slopex del 2023 monta 841 fotogrammi in una incalzante successione, scandita da un suono ossessivo. Tra le tante provocatorie riflessioni, di Jafa la implacabile opera di rimontaggio di sequenze di Taxidriver di Scorsese e sostituzione con attori neri, così come previsto dalla sceneggiatura originale, poi modificata per timori di accuse di razzismo.
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